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Introduzione: i primi tre versi dell’Inferno

Apriamo oggi, nella seconda puntata della  rubrica «Sapore di poesia», dall’incipit assoluto della Commedia: i primi tre versi dell’Inferno, soglia della selva e dello smarrimento, dove il cammino si fa domanda e inizia la ricerca della luce.

Selva oscura

Nel mezzo si entra
selva che stringe
via che si perde

fiato sospeso
sguardo più basso
si cerca un varco
traccia cancellata

paura che tace
nord senza astro
primo smarrimento.

Commento

La poesia sceglie il blocco unico, secondo la Carta‑Decalogo, per restituire la continuità dell’entrata nella selva: non episodi, ma un solo respiro. L’incipit “Nel mezzo si entra” rovescia il celebre avvio in gesto impersonale: conta l’atto, non il soggetto. “Selva che stringe” e “via che si perde” sono il binomio centrale: pressione e perdita. Il lessico resta quotidiano e preciso: fiato, sguardo, varco, traccia, nord. I verbi sono ridotti e spesso in forma impersonale (“si entra”, “si cerca”), a mantenere sospensione e universalità. “Paura che tace” evita il clamore emotivo: la selva non urla, comprime. “Nord senza astro” introduce un orientamento negato, figura della guida mancante. La chiusa “primo smarrimento” nomina il tema senza spiegazioni: è la soglia del viaggio. Punteggiatura minima e unico punto finale rispettano la misura di soglia; assenza di io/tu custodisce l’impersonalità. Il sapore complessivo è di buio mobile: un buio che prepara la richiesta di luce.
Per contatti: zv.bolciani@liguria2000news.com

Zeno V. Bolciani
Sabato 29 marzo 2025 – Anno XIX