UN PIANO DI PACE O DI FARSE?
- 16 Ottobre 2025
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CARI PALESTINESI
Le immagini di Gaza travolta da due anni di bombardamenti, sono un rimando di memoria che ricorda vagamente il secondo conflitto mondiale, solo che gli scenari sono diversi, la Storia è diversa. Nei primi anni ’40 in Europa c’era una guerra, contro uno dei più micidiali regimi che l’Umanità avesse fino ad allora affrontato e respinto.
A Gaza non c’è mai stato scontro ad armi pari, si è trattato di aggressione condotta e diretta da una regia che si è avvalsa di numerosi tentacoli. Non si parli di guerra, allora, non ci sono trincee, o braccia armate che respingano quegli agguati con ordigni ‘intelligenti’, gioielli del male più nero, ad alta tecnologia, dispensati da un cielo terso, eppure ostaggio di un inferno che uccide e poi tace.
Gaza.. l’immagine di un’apocalisse con ali e artigli di piombo, un’esigua striscia di terra fradicia di lacrime e sangue, che invano cerca risposte a tanto abominio. Ché non sembra credibile quell’atmosfera spettrale, che tutto avvolge intorno a sé, e lascia gli sguardi interdetti, le ragioni di un popolo solo, chiuso in un isolamento che interroga il mondo. Un popolo fiero, che dietro un sipario di paura e di morte, chiama a voce alta la vita, resiste e aspetta, aspetta che la tempesta si plachi.
Un piano di pace? Il mondo sta fortemente dubitando di tutta questa esaltazione davanti all’improvvisa smania di quiete dopo le raffiche di una lunga tempesta. Per tanti più che un piano di pace potrebbe essere un piano di farse. Un negoziato di pace, intanto, si fa tra due belligeranti, la Palestina non solo è stata un soggetto inerme davanti ad un assedio senza scampo, ma nemmeno è stata chiamata in causa, come fosse estranea allo scempio subito.
Tanti personaggi autorevoli israeliani hanno espresso pareri obiettivi sul genocidio, ma basterebbe ricordare, in tempi non sospetti, la schietta autocritica di David Ben Gurion, il primo leader del Paese, peraltro appena costituito:
“Se fossi stato un leader palestinese NON AVREI MAI FATTO LA PACE CON ISRAELE.
È ovvio, noi abbiamo preso il loro Paese..
Detto tra noi, siamo gli aggressori, mentre i palestinesi difendono se stessi. Il Paese appartiene a loro, mentre noi lo abbiamo occupato con i nostri insediamenti..”
Siamo nel 1948. Queste dichiarazioni dovrebbero essere stampate con lettere di fuoco nei muri della Knesset, ovvero il Parlamento di Israele.
E’ dei giorni scorsi la dichiarazione dell’ex premier Ehud Olmert: “Al Cairo la definiscono pace, ma è solo una scenografia ben studiata per far credere al mondo che la guerra sia finita..”
Parole subito confermate dalla realtà: la pace è stata immediatamente macchiata di sangue, con decine di morti, quasi ogni giorno.
Eppure, dopo tanto sterminio, sembrava che il nemico fosse sazio, sembrava che un timido cenno di pace s’intravedesse dietro le quinte di quei panorami inquietanti, dove si muovono silenziose lunghe file di spettri erranti. Sono i sopravvissuti allo sterminio, esseri vaganti, ombre davanti ad un mare che non sa raccontare, muto testimone di troppo soffrire.
La pace è stata celebrata in lungo e in largo, con ampia eco della stampa, ha bussato con mano autoritaria e decisa, voleva dire che basta, ha imposto il silenzio a questo tempo contorto, a quelle sere di terrore e di fuoco, alle strade strapiene di corpi senza respiro. Quell’autorità a stelle e strisce ha detto che basta davvero (veramente?), ma non c’è più nulla nel mirino di Gaza city, non ci sono più case, non si sentono voci di bimbi, i loro giochi inventati per celebrare la vita. Non c’è più nulla da colpire, sarà per questo che gli uccelli d’acciaio e di fuoco non volano più sopra quel deserto di polvere, e cellule spentesotto le macerie?
I bimbi di Gaza sono volati lontano da questa Umanità di codardi, alla ricerca di una luce più schietta. Strappati a quella terra contesa, eppure legittima, strappati alle braccia di madri piegate in obbedienza al delirio del più infido male. Strappati alla vita per fini che a loro non competono, bersaglio di menti che da sempre, dietro l’ombra di un secolo all’insegna della rapina, hanno parlato col fucile in bocca.
C’è un piano di pace, sì, perché ora basta, non è necessario continuare il massacro, il fine ultimo del resto è quasi compiuto: a voi, gente di Gaza, non hanno lasciato neppure le scarpe per attraversare quell’incubo, non avete riparo dal freddo o dal sole, solo la fame, compagna e tormento che vi segue ovunque. Una fame vorace di pane che vi rende schiavi: mangerete un pezzo pane e veleno solo se dall’alto il permesso sarà dispensato. Non avete neanche il permesso di vivere, se non l’apparenza di un’esistenza che irride, perché gli strumenti per vivere vi sono preclusi.
Ovvero la vita non vi appartiene, tutto si decide altrove, in una direzione di venti contrari, dove il libero arbitrio è quello del vostro padrone, voi non avete mai esercitato gli stessi diritti, chi vi ha sfilato la terra sotto i piedi detiene ancora i vostri, e non intende cederli a voi. Un piano di pace.. che dice a voce alta ‘non illudetevi’, voi siete un popolo di schiavi, non avete la libertà che ha ogni altro popolo all’autodeterminazione. E’ chiaro? La Palestina resta un sogno incompiuto, perché i nemici di sempre, in realtà, dopo avere reso in polvere le vostre case, strappato ogni vostro avere come erba infestante, con ancora in mano l’arma della fame, quella che troppe vittime vi è costata, sperano che voi, dopo avere fatto i vostri fragili conti, ve ne andiate.
Perché non avete alternativa, perché vivere in un lager a cielo aperto, pardon, in un enclave, rende burattini al servizio di chi invece i conti li ha fatti perché tornino a proprio vantaggio. E’ un secolo che si esercita su questa sporca scala di valori, senza traccia di umanità, non vi ha mai riconosciuto la dignità di esseri umani degni di questa condizione.
E’ inutile che personaggi politici con buoni intenti abbiano deciso, dopo tanto tentennare, di riconoscere la Palestina con la sua dignità di Stato. Non serve, non serve che in ambito Onu 152 Nazioni lo abbiano fortemente dichiarato, il vostro padrone non ha mai rispettato una risoluzione Onu, né le norme del diritto Internazionale. Loro sono il popolo eletto, e hanno sostenuto pubblicamente che non devono adeguarsi alla legge come un qualsiasi Stato del mondo. Loro sono diversi, gli eletti. Da un dio di carne, non certo da quell’Ente Supremo che riconosce una sola Umanità, senza distinzioni di razza o presunte superiorità.
Fa male ragionare su simili deliri, ma tant’è: il terzo millennio si sta confrontando con questi tristissimi assiomi.
Attenzione però, popolo palestinese: nessuno vi caccerà via da quelle macerie – questo è un piano di raffinati intenti – potreste essere semplicemente indotti a lasciare la vostra terra resa un deserto, inospitale come un inferno. Quanto si potrà resistere con l’inverno che incombe in un tale stato d’assedio mascherato di pace?
Difficile dirlo, per ora questo piano ha solo una parvenza di normalità, meglio delle bombe, sia chiaro, ma in realtà il vostro nemico continua ad uccidere (e nessuno si lamenta), anche se contravviene agli ‘accordi’ appena faticosamente raggiunti.
Tutto questo mentre Trump lancia minacce di morte ad Hamas, che non si permetta di usare armi.. mentre è normale che l’Idf uccida come cani nove membri di una famiglia, dei quali sette sono bambini.. Queste vite non hanno valore, non si fa neanche caso all’ ennesimo orrore. Il piano di Pace deve essere rigorosamente rispettato da Gaza, mentre Israele può uccidere, giusto per non perdere l’ abitudine a questo infame ‘sport’.
Voi palestinesi siete un meraviglioso popolo che ha resistito all’impossibile, e nessuno è disposto a rendervene merito. Siete acuti e intelligenti nel presentire, avete capito che senza quei brandelli di terra riuniti sotto una sola autorità, senza la libertà di tutelare la vostra cultura millenaria, e costituire uno Stato degno di questo nome, non esiste futuro.
Senza la libertà non si va da nessuna parte. E allora ribellatevi, basta beceri abusi, basta fucili puntati contro i vostri diritti, basta essere scaraventati in buie prigioni e torturati senza neanche un processo. Basta telecamere e check point su farlocche frontiere. Basta. Un secolo di soprusi e sopraffazioni possono riscattare il diritto ad un’esistenza libera dall’oppressione, e dalla paura di varcare la soglia di casa.
La libertà è il pane del diritto, non si può vivere senza.
Cari palestinesi, da quel “Piano di pace” voi siete stati estromessi, voi non ci siete, sembrate un’entità ignota, non siete stati nemmeno nominati, e la premessa è stata che non si deve parlare di Stato, nemmeno ora che questo sacrosanto diritto è stato riscattato col sangue dei vostri bambini.
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Virginia Murru
Giovedì 16 ottobre 2025 – Anno XIX



















