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Per Sapore di poesia giunge ora il Paradiso, terza cantica dantesca attraversata dalla poesia ermetica ligure-ponentina «di soglia». Nessun tentativo di raccontarne l’ascesa o di spiegarne la visione: restano pochi segni — cielo, canto, rosa, volto, luce — lasciati nella loro autonomia.

Paradiso

cielo aperto
luce sul volto

canto lontano
rosa di fiamma

cerchi di luce
oltre lo sguardo

silenzio

una luce
resta
senza nome

Commento

La poesia procede per sottrazione. Del Paradiso rimangono pochi nuclei visivi: il cielo, la luce, il volto, il canto, la rosa e i cerchi. Non vengono spiegati né collegati in una successione narrativa.

I tre distici dispongono le immagini senza determinarne il significato. Il verso isolato, «silenzio», introduce l’arresto: la parola si ferma prima di trasformare la visione in spiegazione.

La terzina conclusiva — «una luce / resta / senza nome» — non definisce quella luce e non dice che cosa il lettore debba riconoscervi. Anche il «senza nome» non vuole indicare una soluzione nascosta: segna semplicemente il limite raggiunto dalla parola.

Il testo termina sulla soglia. La luce resta; ciò che può affiorare oltre appartiene al lettore.

Per contatti: zv.bolciani@liguria2000news.com

Zeno V. Bolciani
sabato 5 luglio 2025 – Anno XIX