Una sedia vuota alla cerimonia degli Oscar 2026
- 18 Marzo 2026
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Poteva essere una sedia occupata da uno dei protagonisti del film ‘La voce di Hind Rajab’, ispirato alla strage avvenuta nel contesto del genocidio a Gaza, il 29 gennaio 2024, nella quale hanno perso la vita una bambina di 5 anni, Hind Rajab, e altri cinque familiari. Fuggivano tutti in auto da Gaza City, assediata dai bombardamenti e assalti a terra dell’Idf, l’esercito israeliano che da mesi la occupava. Il film-documentario La voce di Hind Rajab, scritto e diretto dalla regista tunisina Kwauthar Ibn Hanya, già pluripremiato, ha ottenuto la nomination all’Oscar 2026.
Alla notte degli Oscar, il 15 marzo scorso, mancava uno degli interpreti, l’attore palestinese Motaz Malhees, al quale è stato negato il visto nel passaporto proprio perché di origine palestinese. Questo del resto è un pianeta che segue un’ellissi contraria all’ordine della ragione: i colpevoli di crimini inauditi si esaltano come fossero eroi, e le vittime subiscono un trattamento da criminali.
La tragica vicenda ha commosso il mondo intero, e il titolo del film presentato agli Oscar 2026, fa riferimento alla voce di questa piccola disperata che ha assistito all’uccisione di tutti i familiari presenti in auto (due zii e tre cugini). Insieme alla piccola era rimasta illesa una cugina, poco più grande di lei. Con un telefono, tra i corpi senza vita dei familiari, hanno poi tentato di salvarsi chiamando i soccorritori della Mezzaluna Rossa, i quali hanno fatto il possibile per portarle fuori da quell’inferno.
Hind è stata trattenuta tre ore al telefono, si è cercato di rassicurarla sull’arrivo di un’ambulanza, che purtroppo non è stata risparmiata dal fuoco dei carri armati. La cugina, intanto, intercettata dai militari, era diventata un target fin troppo facile, Hind terrorizzata ha assistito anche alla sua brutale esecuzione. Sempre più disperata, cercava di nascondersi all’interno dell’auto, ma in poco tempo è stata crivellata di colpi, senza alcuna pietà.
I paramedici dell’ambulanza che erano giunti sul posto con la speranza di portare soccorso e salvare almeno la bambina, com’è noto, sono stati inghiottiti da quell’inferno, nel delirio di annientamento di un popolo innocente, dove i bambini sono stati (e ancora sono..) obiettivi quasi ‘privilegiati’, germogli da strappare con la violenza più turpe, per fini di sterminio.
Il governo israeliano ha opposto resistenza nei confronti della verità e la sua ricostruzione, come di consueto ha dichiarato che l’esercito era estraneo, mentendo sulle circostanze tragiche, accertate dalla dinamica dei fatti. Ma la verità, su questo genocidio che si è svolto praticamente ‘in diretta’, davanti al mondo attonito, non sempre diventa una gomma compiacente, pronta a cancellare le orme inequivocabili della responsabilità. Tante sono state le indagini al riguardo, anche da parte della stampa, portate avanti da giornalisti d’inchiesta del Washington Post e Sky News, i quali sono pervenuti alla conclusione che Israele mentiva sulle affermazioni volte a scagionare i militari presenti nella zona della tragedia, con i loro carri armati, e dunque a disimpegnarsi da qualsiasi addebito sull’accaduto.
E’ stato accertato, senza ombra di dubbio, che addirittura, uno dei carri armati presenti in quell’area, aveva sparato ben 335 colpi sugli occupanti inermi dell’auto nella quale viaggiava Hind Rajab. Si presume tramite una mitragliatrice FN Mag, di produzione belga, in dotazione degli eserciti in tante parti del mondo. Le analisi condotte da esperti hanno constatato che l’operatore del carro armato che ha mirato con precisione all’interno dell’auto, avesse una visione chiara del fatto che si trattava di civili, fra i quali erano presenti tre bambini. 335 colpi diretti verso quegli innocenti sono l’onta di molossi rabbiosi animati da impulsi che non avranno mai una definizione degna di questo nome.
Gli animi agnostici verso la pace e i diritti umani, ovvero coloro che hanno un cuore di plastica, non in simmetria con lo stato di esseri umani, hanno provato a replicare a questo evento vile, sostenendo che si tratta di ‘guerra’, e nel corso dei conflitti per forza anche gli innocenti talvolta diventano bersagli ‘involontari’.
A questi benpensanti si potrebbe ancora replicare, qualora ce ne fosse bisogno, che non si è mai trattato di ‘guerra’, né di ‘errori involontari..’ Il popolo palestinese viene impunemente aggredito da quasi un secolo, e non ha mai avuto un esercito con il quale difendersi dai soprusi e dalla violenza, ma tant’è: considerato che esiste ancora chi ha il coraggio di schierarsi con l’Idf – un esercito che non ha mai rispettato alcun deterrente etico, semmai sia possibile concepirne nell’orrore del genocidio portato avanti a Gaza – viene da concludere davvero che non esiste speranza per questo genere di persone. Da alcuni anni a questa parte, troppi individui concepiscono la ragione come un optional della loro formazione morale, e rinnegano ogni verità, soprattutto quella supportata da fatti inequivocabili.
Israele, soprattutto da due anni a questa parte, non ha mai ammesso la verità, anche quella più impietosa, dalla quale non è possibile fuggire, o nascondersi dietro i più biechi espedienti: la Verità è sempre una, frammentarla per i propri giochi di potere e sopraffazione, non rende giustizia a chi subisce gli abusi, e tanto meno alla Storia, che saprà trovare parole più degne per onorare la realtà degli accadimenti.
Il governo israeliano, del resto, non ha mai rispettato nemmeno le Risoluzioni dell’Onu, ora il kaos, se si considera ciò che avviene negli Usa, è proprio totale, al limite del filo spinato che separa il buon senso dalla follia, arbitrio che ci sta portando verso il rischio di un terzo conflitto mondiale, ovvero un inferno dal quale sarebbe impossibile tornare indietro.
Alla notte degli Oscar, il 15 marzo scorso, c’era dunque una sedia vuota, simbolo di scelte folli verso un popolo che ha ormai subito di tutto e oltre, Motaz Malhees, è infatti un palestinese che fa parte del cast del film ‘La voce di Hind Rajab’, al quale è stato vietato l’ingresso negli Stati Uniti. Di questi tempi, farsi interprete della Verità significa essere ‘messi in castigo’, essere un target, subire ulteriori oltraggi ai propri diritti. Lo sa bene Francesca Albanese cosa significa essere presi di mira, colti in flagrante con la verità in bocca.
Il film ha privilegiato la sequenza dei fatti di quel tragico 29 gennaio di due anni fa, la voce di Hind, registrata dai soccorritori della Mezzaluna Rossa, è quella originale della piccola che affronta situazioni di emergenza più grandi di lei, si avverte, è palpabile la paura che la assale. E’ un film-documentario, che è un autentico documento storico, e come tale sarà considerato in futuro.
E’ giusto precisare che dopo un anno, la Fondazione dedicata alla piccola Hind, ha chiesto giustizia, rivolgendosi alla Corte Penale Internazionale dell’Aia, denunciando dunque l’assassinio della bambina e dei familiari, che si è accertato essere il tenente colonnello Beni Aharon, il quale svolgeva il ruolo di comandante di una delle brigate corazzate dell’esercito israeliano, ed è stato ritenuto responsabile di avere impartito l’ordine di attacco all’auto in cui si trovava Hind. Dopo un’accurata verifica dei fatti, il Consiglio per i diritti umani dell’Onu, ha dichiarato che l’assassinio della piccola (e dei familiari) è un crimine di guerra.
La 98° Cerimonia per l’assegnazione degli Oscar 2026, ha avuto luogo a Los Angeles, al Dolby Theatre, il film ‘La voce di Hind Rajab’, diretto dalla regista tunisina Kaouther Ben Hania, ha concorso nella categoria Miglior film internazionale.
Prima della nomination agli Oscar, il film aveva vinto il Leone d’Argento all’82° Mostra del Cinema di Venezia.
Fa riflettere la dichiarazione di Motaz Malhees, uno degli interpreti del film, che non ha potuto raggiungere la Cerimonia alla Notte degli Oscar, proprio perché il suo peccato originale è quello di essere un palestinese:
“Puoi bloccare un passaporto, ma non una voce. Sono palestinese e resto in piedi con orgoglio e dignità”
Virginia Murru
Mercoledì 18 marzo 2026 – Anno XX



















