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Vincenzo Bolia: dal paesaggio alla «soglia»

Il Cenacolo Ligure-Ponentino Symbol 2000 è stato formalmente costituito ad Albenga il 2 giugno 2004, dopo un’esperienza di incontri avviata fin dai primi mesi dell’anno Duemila.

Legato alla tradizione poetica ligure del Novecento, il Cenacolo rivolge particolare attenzione al paesaggio, ai luoghi, alla memoria, agli affetti e alle figure umane della Liguria di Ponente. La sua ricerca si sviluppa dalla poesia lirico-descrittiva a una forma più scarna e concentrata, fino alla poesia ermetica ligure-ponentina «di soglia», fondata sulla sottrazione, sulla sospensione e sull’affioramento del senso.

Presentiamo qui di seguito uno dei fondatori del Cenacolo, che ne è attualmente referente: Vincenzo Bolia.

Vincenzo Bolia (Albenga, 1951) è giornalista, poeta e studioso di dialettologia ingauna; ha pubblicato il Vocabolario del dialetto di Albenga con grammatica essenziale (Philobiblon Edizioni, Ventimiglia, ottobre 2025), dedicato alla documentazione e alla valorizzazione del patrimonio linguistico ingauno.

A diciotto anni, dopo aver superato l’esame SIAE nella Sezione Musica come autore di testi letterari, comincia a scrivere testi per canzoni, molti dei quali saranno successivamente musicati, pubblicati e incisi su dischi e CD; nello stesso periodo inizia a comporre poesie lirico-descrittive.

Nel luglio 1977 è tra i fondatori di Radio Onda Ligure 101, dove muove i primi passi nel giornalismo conducendo la trasmissione Musica, Sport e…

Nel maggio 1981 avvia l’attività sulla carta stampata come corrispondente dello storico quotidiano genovese Il Lavoro. Collabora poi con varie testate e, come giornalista sportivo, per oltre venticinque anni con Edizioni Sportmedia/Settimana Sport e Il Secolo XIX di Genova. Fa parte del Gruppo Ligure Giornalisti Sportivi «Renato Tosatti» – USSI Liguria.

Ligure-ponentino di Albenga, Vincenzo Bolia è poeta lirico-ermetico «di soglia».

Il suo percorso poetico prende avvio da una prima stagione lirico-descrittiva legata alla tradizione ligure del Novecento, nella quale il paesaggio si fa memoria e identità. Nel passaggio alla seconda stagione, la scrittura si contrae e le immagini acquistano maggiore densità e tensione, dando origine dapprima a una forma lirico-descrittiva «di soglia», più asciutta e concentrata.

All’inizio degli anni Duemila, nell’ambito del Cenacolo Symbol 2000, la sua ricerca si sviluppa in una forma ermetica ligure-ponentina «di soglia», maturando una cifra stilistica fondata su versi brevi ed essenziali, immagini concrete, sottrazione e affioramento, con il senso deliberatamente sospeso e la chiusa aperta all’interpretazione del lettore. Le due forme si alternano nella sua scrittura e costituiscono differenti intensità della medesima voce poetica.

In ambito letterario ha pubblicato, tra l’altro, Fantasie e Realtà (Gabrieli Editore, Roma, 1978), Pensieri… parole (Montedit, Melegnano, 2009, 2015 e 2016), Liguria e altre poesie nel dialetto ligure di Albenga (Nuova Editrice Genovese, Genova, 2010) e Poêxie in zenéize de Zêna (Nuova Editrice Genovese, Genova, 2010). Sue poesie, in lingua italiana e in dialetto ligure, albenganese in particolare, sono inoltre presenti in raccolte e antologie a diffusione nazionale.

Si ricordano tra i primi premi ottenuti il Premio Ottavio Nipoti (Ferrera Erbognone, 2006), Poetando con i Del Carretto (Millesimo, 2010), Zeroconfini – Il velo di Iside (Finale Ligure, 2010), Il Corimbo (Genova, 2010), Il Giardino delle Parole (Bossea, 2012 e 2016), U Giacuré (Vallebona, 2014), il Premio Quinquennale Città di Bassano del Grappa (2018), il Beppin da Cà (Savona, 2019 e 2025), il Premio Angelo Gastaldi (Arnasco-Onzo, 2024 e 2026) e Poetando alle pendici del monte Camulera (Riofreddo di Murialdo, 2026).

Dirige la testata giornalistica online Liguria 2000 News (dal 2007) e il trimestrale cartaceo A veggia Arbenga (dal 2016), edito dall’Associazione Vecchia Albenga, della quale nel marzo 1978 è stato socio fondatore. Dal 2025 collabora con Trucioli, settimanale online d’informazione diretto da Luciano Corrado.

Nel corso della sua attività culturale ha fatto parte di diverse istituzioni, tra cui l’Accademia Tiberina di Roma, della quale è accademico dal 1973, e l’Accademia Gentium Pro Pace di Roma, dove negli anni Ottanta è stato accademico e professore-docente.

Insignito, con D.P.R. del 27 dicembre 2018, dell’onorificenza di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, nel 2020 ha ricevuto il Premio Franz Kafka Italia alla Cultura.

Le quattro poesie qui presentate documentano le tappe fondamentali di questo cammino. Liguria rappresenta la prima stagione lirico-descrittiva; Sul limite la fase di transizione; Donna in bleu la nascita formale della nuova poetica; Martiri da Bucca, proposta insieme alla versione italiana Martiri della Foce, ne mostra l’incontro con il dialetto ingauno e con la memoria civile.

LIGURIA
(poesia lirico-descrittiva legata alla tradizione ligure del Novecento)

Cinta dai monti
e dal blu del mare

scavata qua e là
da lunatici torrenti

patria dell’olivo
e del ciel ventoso

Liguria, terra
dolce e austera,

con te l’inverno
sa di primavera

Vincenzo Bolia

LIGURIA

Cunturnà da-i munti
e da-u bleu du mà

scavà de sa e de là
da lünatiche sc-ciümèȓe

patria de l’uȓiva
e du sé ventuṡu

Liguria, tèra
duse e austera,

cun tì l’invernu
u sa de primavéȓa
(dialetto ligure di Albenga)

Vincenzo Bolia

Nota di lettura

La poesia Liguria costruisce un ritratto essenziale della regione attraverso i suoi elementi naturali e identitari. I versi «Cinta dai monti / e dal blu del mare» definiscono uno spazio raccolto tra due presenze dominanti. Subito dopo, «scavata qua e là / da lunatici torrenti» introduce il carattere mutevole e imprevedibile delle acque liguri.

Nei versi «patria dell’olivo / e del ciel ventoso» il paesaggio diventa identità: l’olivo richiama la terra coltivata, mentre il vento apre lo sguardo verso il cielo. Il distico «Liguria terra / dolce e austera» raccoglie il contrasto fondamentale della regione, insieme accogliente e severa. La chiusa «con te l’inverno / sa di primavera» trasforma infine il paesaggio in sentimento: anche la stagione più aspra conserva una promessa di luce e rinascita.

SUL LIMITE
(seconda stagione lirico-descrittiva – poesia di transizione)

Stringe il monte il mar di piombo.
Sotto, la sc-ciümeȓa s’incava
nel greto secco.

L’olivo s’attorce al maestrale,
ossuto.

Terra di scaglie e sale,
muro d’orto senza varco.

Se l’aria inganna e l’inverno
s’aggrinzisce
in un lampo di sole,

non credere:

è solo la solita maglia rotta
che subito si chiude.

Vincenzo Bolia

Nota di lettura

Sul limite ha per soggetto il paesaggio ligure, stretto tra monte e mare e colto nella sua natura aspra e chiusa. Dalla sc-ciümeȓa incavata nel greto secco lo sguardo passa all’olivo, «ossuto» sotto il maestrale, fino alla «terra di scaglie e sale» e al «muro d’orto senza varco».

In queste immagini scabre si avverte una discreta parentela con il paesaggio ligure degli Ossi di seppia di Eugenio Montale. Nella parte finale il richiamo si fa più preciso: il titolo rimanda a In limine e la «maglia rotta» richiama il varco cercato nella rete. Qui, però, l’apertura dura soltanto un istante: il lampo di sole inganna e la maglia subito si chiude. La poesia resta così davanti a un limite che si lascia intravedere, ma non attraversare.

DONNA IN BLEU
(poesia ermetica ligure-ponentina «di soglia» del Cenacolo Symbol 2000)

luce sospesa
viso d’attesa

tra rose
spente

respira
il silenzio

un filo d’oro
sfiora
l’aria

Vincenzo Bolia

Nota di lettura

Donna in bleu si costruisce intorno a una figura femminile raccolta nella luce. Dal viso d’attesa lo sguardo passa alle rose spente; da queste nasce il silenzio, che assume un respiro, e dal silenzio affiora infine il filo d’oro.

Ogni immagine nasce così dalla precedente e prepara la successiva. Il bianco non separa frammenti autonomi, ma nasconde il raccordo che conduce dalla figura alla luce conclusiva. La terzina «un filo d’oro / sfiora / l’aria» completa il movimento senza spiegare l’attesa né dichiararne il significato.

MARTIRI DA BUCCA
(poesia ermetica ligure-ponentina «di soglia» del Cenacolo Symbol 2000 – dialetto ligure di Albenga)

Ègue
facce

da-e valladde
a-a Bucca

pe in seugnu
de libertè

i resta

in sce-a pria
nummi
ün deré l’âtru

Vincenzo Bolia

MARTIRI DELLA FOCE
(poesia ermetica ligure-ponentina «di soglia» del Cenacolo Symbol 2000)

Acque
volti

dalle vallate
alla Foce

per un sogno
di libertà

restano

sulla pietra
nomi
uno dietro l’altro

Vincenzo Bolia

Nota di lettura

Martiri della Foce raccoglie la memoria civile in pochi segni essenziali. Il testo richiama un fatto storico preciso: i Martiri della Foce furono 59 civili e partigiani uccisi dai nazifascisti, tra il dicembre 1944 e il marzo 1945, lungo il Centa e presso la sua foce, ad Albenga.

La poesia nasce dall’accostamento iniziale fra le acque e i volti. Da quelle presenze prende avvio il percorso reale «dalle vallate / alla Foce», che conduce al «sogno / di libertà». Il verso isolato «restano» trasforma il percorso storico in presenza e prepara la pietra della conclusione. Nella terzina «sulla pietra / nomi / uno dietro l’altro», la memoria diventa incisione concreta. Il significato non viene spiegato: l’acqua continua a scorrere, mentre i nomi restano.

Zeno V. Bolciani
poeta, critico letterario, saggista e curatore editoriale

Sabato 19 dicembre 2020 – Anno XIV