Poeti del Cenacolo Symbol 2000: Vincenzo Bolia
Vincenzo Bolia: dal paesaggio alla «soglia»

Il Cenacolo Ligure-Ponentino Symbol 2000 è stato formalmente costituito ad Albenga il 2 giugno 2004, dopo un’esperienza di incontri avviata fin dai primi mesi dell’anno Duemila.
Legato alla tradizione poetica ligure del Novecento, il Cenacolo rivolge particolare attenzione al paesaggio, ai luoghi, alla memoria, agli affetti e alle figure umane della Liguria di Ponente. La sua ricerca si sviluppa dalla poesia lirico-descrittiva a una forma più scarna e concentrata, fino alla poesia ermetica ligure-ponentina «di soglia», fondata sulla sottrazione, sulla sospensione e sull’affioramento del senso.
Vincenzo Bolia
Vincenzo Bolia, nato ad Albenga nel 1951, è giornalista, poeta e studioso di dialettologia ingauna. La sua attività letteraria è strettamente legata alla Liguria di Ponente, ai suoi paesaggi, alla memoria dei luoghi, alle figure umane e alle vicende della comunità albenganese. È autore, fra l’altro, delle raccolte Pensieri… parole e Liguria e altre poesie nel dialetto ligure di Albenga.
Il suo percorso poetico prende avvio da una scrittura lirico-descrittiva legata alla tradizione ligure del Novecento. In questa prima stagione monti, mare, torrenti, olivi e vento formano un paesaggio riconoscibile, nel quale natura, memoria e identità si tengono insieme.
Successivamente la scrittura diventa più asciutta, tesa e concentrata. Il paesaggio conserva la propria concretezza, ma acquista una crescente forza allusiva. Sul limite rappresenta il momento decisivo di questa transizione: la poesia giunge davanti a un possibile varco, senza ancora attraversarlo.
All’inizio degli anni Duemila, nell’ambito del Cenacolo Symbol 2000, Bolia approda alla poesia ermetica ligure-ponentina «di soglia». Il racconto arretra, le immagini vengono ridotte all’essenziale e il significato non è più dichiarato. Sottrazione, sospensione e affioramento diventano i caratteri principali di una scrittura nella quale il lettore è chiamato a raggiungere autonomamente la conclusione.
Le quattro poesie qui presentate documentano le tappe fondamentali di questo cammino. Liguria rappresenta la prima stagione lirico-descrittiva; Sul limite la fase di transizione; Donna in bleu la nascita formale della nuova poetica; Martiri da Bucca, proposta insieme alla versione italiana Martiri della Foce, ne mostra l’incontro con il dialetto ingauno e con la memoria civile.
LIGURIA
(poesia lirico-descrittiva legata alla tradizione ligure del Novecento)
Cinta dai monti
e dal blu del mare
scavata qua e là
da lunatici torrenti
patria dell’olivo
e del ciel ventoso
Liguria terra
dolce e austera
con te l’inverno
sa di primavera
Vincenzo Bolia
LIGURIA
Cunturnà da-i munti
e da-u bleu du mà
scavà de sa e de là
da lünatiche sc-ciümèȓe
patria de l’uȓiva
e du sé ventuṡu
Liguria tèra
duse e austera
cun tì l’invernu
u sa de primavéȓa
(dialetto ligure di Albenga)
Vincenzo Bolia
Nota di lettura
La poesia Liguria costruisce un ritratto essenziale della regione attraverso i suoi elementi naturali e identitari. I versi «Cinta dai monti / e dal blu del mare» definiscono uno spazio raccolto tra due presenze dominanti. Subito dopo, «scavata qua e là / da lunatici torrenti» introduce il carattere mutevole e imprevedibile delle acque liguri.
Nei versi «patria dell’olivo / e del ciel ventoso» il paesaggio diventa identità: l’olivo richiama la terra coltivata, mentre il vento apre lo sguardo verso il cielo. Il distico «Liguria terra / dolce e austera» raccoglie il contrasto fondamentale della regione, insieme accogliente e severa. La chiusa «con te l’inverno / sa di primavera» trasforma infine il paesaggio in sentimento: anche la stagione più aspra conserva una promessa di luce e rinascita.
SUL LIMITE
(seconda stagione lirico-descrittiva – poesia di transizione)
Stringe il monte il mar di piombo.
Sotto, la sc-ciümeȓa s’incava
nel greto secco.
L’olivo s’attorce al maestrale,
ossuto.
Terra di scaglie e sale,
muro d’orto senza varco.
Se l’aria inganna e l’inverno
s’aggrinzisce
in un lampo di sole,
non credere:
è solo la solita maglia rotta
che subito si chiude.
Vincenzo Bolia
Nota di lettura
Sul limite ha per soggetto il paesaggio ligure, stretto tra monte e mare e colto nella sua natura aspra e chiusa. Dalla sc-ciümeȓa incavata nel greto secco lo sguardo passa all’olivo, «ossuto» sotto il maestrale, fino alla «terra di scaglie e sale» e al «muro d’orto senza varco».
In queste immagini scabre si avverte una discreta parentela con il paesaggio ligure degli Ossi di seppia di Eugenio Montale. Nella parte finale il richiamo si fa più preciso: il titolo rimanda a In limine e la «maglia rotta» richiama il varco cercato nella rete. Qui, però, l’apertura dura soltanto un istante: il lampo di sole inganna e la maglia subito si chiude. La poesia resta così davanti a un limite che si lascia intravedere, ma non attraversare.
DONNA IN BLEU
(poesia ermetica ligure-ponentina «di soglia» del Cenacolo Symbol 2000)
luce sospesa
viso d’attesa
tra rose
spente
respira
il silenzio
un filo d’oro
sfiora
l’aria
Vincenzo Bolia
Nota di lettura
Donna in bleu si costruisce intorno a una figura femminile raccolta nella luce. Dal viso d’attesa lo sguardo passa alle rose spente; da queste nasce il silenzio, che assume un respiro, e dal silenzio affiora infine il filo d’oro.
Ogni immagine nasce così dalla precedente e prepara la successiva. Il bianco non separa frammenti autonomi, ma nasconde il raccordo che conduce dalla figura alla luce conclusiva. La terzina «un filo d’oro / sfiora / l’aria» completa il movimento senza spiegare l’attesa né dichiararne il significato.
MARTIRI DA BUCCA
(poesia ermetica ligure-ponentina «di soglia» del Cenacolo Symbol 2000 – dialetto ligure di Albenga)
Ègue
facce
da-e valladde
a-a Bucca
pe in seugnu
de libertè
i resta
in sce-a pria
nummi
ün deré l’âtru
Vincenzo Bolia
MARTIRI DELLA FOCE
(poesia ermetica ligure-ponentina «di soglia» del Cenacolo Symbol 2000)
Acque
volti
dalle vallate
alla Foce
per un sogno
di libertà
restano
sulla pietra
nomi
uno dietro l’altro
Vincenzo Bolia
Nota di lettura
Martiri della Foce raccoglie la memoria civile in pochi segni essenziali. Il testo richiama un fatto storico preciso: i Martiri della Foce furono 59 civili e partigiani uccisi dai nazifascisti, tra il dicembre 1944 e il marzo 1945, lungo il Centa e presso la sua foce, ad Albenga.
La poesia nasce dall’accostamento iniziale fra le acque e i volti. Da quelle presenze prende avvio il percorso reale «dalle vallate / alla Foce», che conduce al «sogno / di libertà». Il verso isolato «restano» trasforma il percorso storico in presenza e prepara la pietra della conclusione. Nella terzina «sulla pietra / nomi / uno dietro l’altro», la memoria diventa incisione concreta. Il significato non viene spiegato: l’acqua continua a scorrere, mentre i nomi restano.
Zeno V. Bolciani
poeta, critico letterario, saaggista e curatore editoriale
Venerdì 14 febbraio 2020 – Anno XIV