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Francesco Mulè, una voce poetica della Liguria di Ponente

Il Cenacolo Ligure-Ponentino Symbol 2000 è stato formalmente costituito ad Albenga il 2 giugno 2004, dopo un’esperienza di incontri avviata fin dai primi mesi dell’anno Duemila. Legato alla tradizione poetica ligure del Novecento, il Cenacolo rivolge particolare attenzione al paesaggio, ai luoghi, alla memoria, agli affetti e alle figure umane della Liguria di Ponente. La sua ricerca si sviluppa dalla poesia lirico-descrittiva a una forma più scarna e concentrata, fino alla poesia ermetica ligure-ponentina «di soglia», fondata sulla sottrazione, sulla sospensione e sull’affioramento del senso.

Presentiamo Francesco Mulè, poeta, critico letterario e giornalista, da molti anni presenza significativa nella vita culturale della Liguria di Ponente e componente del Cenacolo. Mulè sviluppa una poesia prevalentemente lirico-meditativa, nella quale il desiderio, la memoria, l’inquietudine e la malinconia trovano espressione attraverso immagini essenziali e immediate. I quattro testi qui proposti — Vergine desiderio, Sensazione, Non c’è riposo e Malinconia — offrono una testimonianza rappresentativa della sua voce poetica.

BREVE CURRICULUM

Francesco Mulè (Cattolica Eraclea, 1940) è poeta, critico letterario e giornalista. Laureato in Pedagogia all’Università di Palermo, si è trasferito nella Liguria di Ponente, dove ha insegnato Materie letterarie presso la Scuola Media “A. Doria” di Vallecrosia.

Collabora con diversi quotidiani e periodici. Dal novembre 2009 è collaboratore di Liguria 2000 News e responsabile culturale della rubrica “La Vetrina dei Poeti”.

Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria, svolge un’intensa attività culturale. Nel 1994 ha fondato a Ventimiglia il Circolo Culturale “Smile”, del quale è presidente.

VERGINE DESIDERIO

Sogni di ogni giorno
scalare le montagne
delle speranze

annullarsi
nel muto dialogo
che ti fa assaporare
la verginità
del tuo desiderio

Francesco Mulè

Nota di lettura

La poesia nasce da un movimento ascensionale: «scalare le montagne / delle speranze». Al desiderio di elevarsi segue però un movimento opposto, l’«annullarsi» dentro un dialogo senza voce. Il testo procede così dall’aspirazione al raccoglimento interiore, fino alla «verginità» del desiderio, intesa come sua condizione ancora intatta, non consumata dal raggiungimento. La parola finale non chiude il senso, ma riconduce l’intero testo alla sua origine: ciò che continua a essere desiderato.

SENSAZIONE

Mi sprofondo
nel niente oceanico

contemplare infinito
d’un mondo

si chiama sensazione
senza parole
assolutamente sordo
silenzio

Francesco Mulè

Nota di lettura

Il testo si apre con uno sprofondamento nel «niente oceanico», immagine che unisce immensità e dissoluzione. Anche il mondo appare nella sua dimensione infinita, sottratto a coordinate precise. Nella seconda parte le parole sembrano progressivamente spegnersi: dalla «sensazione» si passa all’assenza della parola e infine al «silenzio». È una poesia costruita sulla rarefazione, nella quale l’esperienza interiore tende verso un punto in cui il linguaggio non riesce più a intervenire.

NON C’È RIPOSO

Volare nel vuoto
ogni giorno senza le ali
e
immagazzinare i momenti
alla luce dell’oggi scalfito

non c’è riposo

canto alla luna
m’ascolta
perciò impallidisce

Francesco Mulè

Nota di lettura

Il «volare nel vuoto» senza ali introduce una condizione di precarietà che attraversa l’intera poesia. I momenti vengono raccolti dentro un presente già «scalfito», come se il tempo lasciasse continuamente la propria ferita. Al centro, isolato, «non c’è riposo» interrompe e insieme raccoglie il movimento precedente. La chiusa sposta infine lo sguardo verso la luna: il canto trova un’ascoltatrice silenziosa e il suo impallidire trasforma un fenomeno naturale in una discreta corrispondenza emotiva.

MALINCONIA

Ritorno sui passi cento volte
di quello ch’è stato mi prende la febbre
bagliori di eventi irripetibili
che stringo insistentemente

rimane un cuore bagnato
quando si fa sera

lo asciugo con la mia malinconia

Francesco Mulè

Nota di lettura

Il ritorno insistente sui propri passi apre una poesia interamente rivolta a ciò che è stato. Gli eventi trascorsi riappaiono come «bagliori» irripetibili, trattenuti dalla memoria proprio perché non possono tornare. Con la sera resta l’immagine semplice e intensa del «cuore bagnato». La malinconia, nominata soltanto nell’ultimo verso, assume allora un valore ambiguo: è insieme ciò che nasce dal ricordo e ciò con cui il poeta tenta di asciugarne la ferita.

Zeno V. Bolciani,
poeta, critico letterario, saggista e curatore editoriale

Venerdì 10 gennaio 2020 – Anno XIV