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 LA VERITA’ PUÒ FARE MALE

L’odio non è mai stato un buon biglietto da visita, eppure c’è chi pensa di nascondersi dietro questo paravento, quando aggredisce persone che sono l’esatto opposto del triste modo di proporsi davanti agli eventi storici, quelli che a Gaza si stanno svolgendo davanti agli occhi di tutti.

Francesca Albanese nei giorni scorsi ha commesso una gaffe involontaria, o meglio, si è espressa con i soliti toni espliciti, senza l’intenzione di creare un ‘incidente mediatico’ così banale, che però i suoi detrattori hanno sfruttato senza ritegno, per scaraventarsi come iene contro di lei. Semplicemente, non è stata consapevole di urtare persone che altro non aspettavano che un alibi per screditarla davanti a tutti.

In seguito all’assalto alla Redazione del quotidiano La Stampa, così si è espressa:

“Non sono tollerabili gli atti di violenza, nei confronti di nessuno, sia chiaro, ma allo stesso tempo che resti un monito per la stampa, che deve tornare a svolgere il suo lavoro.”

Analizzando queste parole verrebbe spontaneo dire che non fanno una piega, dato che lei ha precisato: ‘la violenza è comunque sempre da condannare’, e semmai puntualizza che anche dal negativo a volte si può trarre qualche spunto per riflettere. Dove sta dunque la ragione di questo pandemonio, dato che la dichiarazione è diventata quasi un affare di Stato, come avesse detto di avere fondato “le Brigate Rosse 2”?

Si continua a navigare nell’assurdo, in questo mare perennemente agitato, come non le fosse bastato, alla straordinaria Albanese, la sanzione del Governo Usa: bandita come la peggiore criminale, vietato l’ingresso nel Paese, impedita ad accedere anche ai suoi risparmi, congelati, ad acquistare perfino un caffè con qualche spicciolo.

Tutto questo perché ha il vizio di essere irreprensibile verso la Verità che riguarda i palestinesi, di denunciare i crimini commessi dall’Idf con i suoi regolari report alle Nazioni Unite. E, per colmo di coerenza, l’avere reso noto che circa 50 aziende nel mondo sono compromesse con affari d’oro legati alla vendita di armi al governo israeliano. In spiccioli, queste società si sono arricchite con il genocidio dei palestinesi. Doveva tacere o assolvere l’incarico preciso affidatole dall’Onu? Come sempre non esiste un’altra verità, lei ha semplicemente svolto il lavoro per il quale viene retribuita.

Francesca Albanese, in qualità di relatrice speciale per le Nazioni Unite, non risparmia le sue risorse ovunque nel mondo venga richiesto un suo intervento. Diffondere la verità su quello che è accaduto e accade in Palestina è la sola unica arma di quel popolo oppresso, che vive in un lager a cielo aperto. La relatrice Onu non è mai stata compiacente con gli eufemismi, si esprime con schiettezza, e non le importa se deve colpire qualche intoccabile, quand’anche creasse cortocircuiti in ambito internazionale. E’ una donna che non tollera i compromessi con la logica della realtà, non accetta lusinghe da chi ama una narrazione soft, ambigua, per non urtare il governo israeliano. Tutto questo l’ha esposta al disprezzo deplorevole di chi ancora oggi si rifugia nel negazionismo, nel modo più abbietto. Il pensiero umano e gli ideali che ne scaturiscono, sono talvolta più pericolosi delle stesse armi, allorché indirettamente sono la causa dell’oppressione di un popolo.

La luce dei fatti che riguarda il genocidio non è una questione che si presta a dibattiti caratterizzati dal torto o dalla ragione, qui la Verità ha il contrassegno delle prove quotidiane, e non dal 7 ottobre, ma almeno fin dalla fine degli anni ’40. Il riferimento, ovvio, è all’esodo dei palestinesi nel 1948, allorché in 750 mila furono forzati ad abbandonare la loro terra. Israele aveva infatti avuto, già nel 1917, il lasciapassare della dichiarazione Balfour, per insediarsi in quei territori. Un azzardo micidiale da parte degli inglesi, in definitiva il la che ha determinato la tragedia palestinese per circa 80 anni.

Tutto l’Occidente avverte ancora il senso di colpa verso l’Olocausto, una sorta di peccato originale che condiziona le attuali scelte politiche e la decisa condanna del genocidio in atto a Gaza, reminiscenze che i palestinesi stanno pagando a caro prezzo. Di fatto un endorsement che non sfugge a Israele. Ma l’Occidente, sia in termini d’indifferenza, sia di esplicito sostegno verso i crimini più perversi, sta scrivendo le pagine più nere della sua Storia.

Così è se vi pare… direbbe Pirandello. La Verità difesa con forza da Francesca ALbanese sa fare male, ma solo a chi ha scelto di contraddire i fatti, di lottare contro i suoi avamposti con arroganza, semplicemente per difendere un assurdo e insensato pregiudizio, che inevitabilmente urta con le prove. I fatti, appunto. Ma questi ultimi non sono manipolabili per ‘partito preso’, non si discute intorno ad un’opinione, non è nemmeno suscettibile di diatribe: quello che accade a Gaza e in Cisgiordania – ovvero i frammenti che sono rimasti della Palestina – non è una questione controversa, che si può ‘aggiustare’ secondo le convinzioni più compiacenti e aberranti. Gaza non rappresenta il discrimine tra due realtà contese. Chi ha la pretesa di opporsi alla luce dei fatti è destinato a stare nell’ombra di se stesso, ‘niente di serio’, la verità può avere spire urticanti. Ma è un dovere morale prenderne atto, il negazionismo non può riscrivere la Storia.

Quando si insulta una persona così seria e competente come Albanese, nel ruolo che l’Onu le ha attribuito, svolto peraltro egregiamente e con indubbio coraggio, sarebbe opportuno essere consapevoli che non si sta per dirimere una controversia.  Qui non possono esistere due sponde di pensiero opposto: la Verità è una, sotto gli occhi di tutti, davanti ad un genocidio avvenuto ‘in diretta’, con tutti i mezzi tecnologici resi disponibili dal progresso del nostro tempo. In diretta, appunto, dato che i circa duecento giornalisti palestinesi massacrati dall’IDF (e decine stranieri), trasmettevano i loro report da quell’inferno, erano sul campo con la scritta PRESS sul petto, ovvero target destinati ad essere eliminati, perché la verità, da quelle parti è odiata, è un intralcio, un impedimento ad alzare il tiro degli orrori.

Senza i testimoni della stampa, lo spettacolo forse sarebbe stato ancora più cruento, perché i presupposti sono stati e sono davvero infimi, al di là di ogni diritto umano. Crimini appunto, ma non di guerra, ché non c’è mai stato scontro con un altro esercito, quello palestinese non esiste. A partire dal 1948 l’aggressore e l’occupante è stato Israele, Storia. Solo stragi, dato che il fine ultimo era ed è quello di rapinare la terra ai legittimi proprietari, che solo per opporsi a tanto arbitrio, hanno pagato con fiumi di sangue.

Questa è la realtà che Francesca Albanese ha sempre documentato, portando davanti alle Nazioni Unite il risultato delle indagini sul campo, con le testimonianze delle vittime, e tutto ciò che in modo irreprensibile ha provato attraverso i fatti, con un imponente repertorio di documenti. Non aria fritta, fatti. In qualità di funzionario dell’Onu, non ha mai ceduto ai pressappochismi, il rigore di giurista ed esperta di diritti umani, è sempre stato il primo elemento riscontrabile nelle sue ricerche.

Il disprezzo e l’odio che ha scatenato intorno a sé deriva dal fatto che ha assunto una posizione di critica nei confronti degli occupanti guidati dal governo israeliano, e i tremendi crimini che quotidianamente sono stati commessi ai danni di questa gente martoriata. Il cinismo e l’arroganza del governo israeliano sono stati un osservatorio dal quale Albanese non poteva prescindere nelle sue relazioni, né poteva ignorarli, venendo meno al suo mandato.

Ha svolto la sua attività tutt’altro che semplice negli ultimi anni, senza cedimenti all’ipocrisia o alla compiacenza verso gli esponenti più riottosi e cinici di quel governo. In un’intervista ha dichiarato:

“Mi criticano perché faccio paura, perché chiedo un risveglio delle coscienze e miro ad un cambiamento di rotta chiaro, a favore della verità nel caos del pensiero comune sui fatti del Medio Oriente.”

Matteo Salvini in una trasmissione televisiva ha affermato che Albanese è un pericolo per sé e per gli altri..

Maurizio Gasparri si è espresso con toni aspri (“Fino a quando dovremo sopportare questa Albanese..) nella vicenda dei giorni scorsi, verso la dichiarazione di Francesca Albanese su quel che è accaduto nella Redazione del giornale La Stampa. Lei così ha replicato:

“Gasparri, il governo italiano ha espresso esplicitamente il suo supporto a Netanyhau, che da due anni commette un genocidio, e non ha avuto nulla da dire. Ora si dice indignato per le mie parole, che esprimono solo condanna per la violenza. Per una volta tanto nella vita, Gasparri, dica una cosa che abbia senso…”

L’Italia dovrebbe solo essere orgogliosa di questa donna, le città che dovevano conferirle la cittadinanza onoraria e si sono tirate indietro, non troveranno sicuramente una sola giustificazione a questa scelta indegna. Ma tant’è…
Foto Wikimedia Commons
Virginia Murru
Sabato 5 dicembre 2025 . Anno XIX