EINSTEIN TELESCOPE, SOGNO DEI RICERCATORI
- 2 Novembre 2025
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Einstein Telescope è un progetto di ricerca scientifica europea, sogno di tanti ricercatori, e prevede l’utilizzo di uno strumento innovativo che permetterà l’osservazione delle onde gravitazionali, impiegando le conoscenze più rivoluzionarie della Scienza, con l’obiettivo di svelare segreti dell’Universo ancora poco illuminati dalla ricerca.
Un sogno che sta per aprire nuovi orizzonti sul versante scientifico e tecnologico, poiché permetterà di ampliare in modo esponenziale le opportunità di osservazione dell’Universo e dei fenomeni cosmici, ancora offuscati dalle attuali frontiere della conoscenza, piuttosto limitate in questo campo. In tal senso le coordinate di questa avventura, che promette importanti conquiste nel progresso scientifico a livello mondiale, viene considerata quasi una rivoluzione.
Con le prime scoperte sulle onde gravitazionali, nel 2015, si è aperta l’era dell’Astronomia gravitazionale. Conosciamo infatti appena il 5% del nostro Universo, il resto è tempestato di incognite. Attraverso l’Einstein Telescope, un telescopio basato su tecnologia avanzatissima, sarà possibile esplorare un volume di spazio mille volte maggiore rispetto agli altri strumenti oggi disponibili.
La ricerca in questo ambito aiuterà gli scienziati a comprendere e ad analizzare la sua evoluzione fino a poco dopo il Big Bang. L’ET, il cui nome è dedicato al grande scienziato che fu il precursore nella scoperta delle onde gravitazionali, non è dunque un telescopio convenzionale, ma un’imponente infrastruttura sotterranea, per la cui attività sono state individuate in Europa tre aree strategiche, delle quali solo una, entro il 2026, diventerà quella idonea ad ospitare il lungimirante e ambizioso progetto di ricerca.
Lo strumento di osservazione prevede l’impiego di un interferometro (triangolare, molto più potente rispetto agli interferometri LIGO utilizzati negli Usa), da fissare a notevole profondità, ossia dai 100 ai 300 metri, affinché si crei uno spazio di isolamento necessario rispetto alle vibrazioni terrestri. Il funzionamento è molto sofisticato e ad alta precisione, dato che rivelerà le infinitesime deformazioni dello spazio-tempo, in armonia con gli studi di Einstein, provenienti dalle onde gravitazionali, simili a quelle derivanti dalla fusione di buchi neri o stelle di neutroni.
Le prime onde gravitazionali furono individuate nel 2015, tramite gli interferometri LIGO negli Stati Uniti, e la collaborazione di quelli Virgo in Italia. Scoperte riconosciute e premiate con il Nobel per la Fisica nel 2017. Il precursore delle onde gravitazionali, com’è stato precisato, fu il grande Einstein, che con i suoi studi ne rivelò l’esistenza un secolo fa.
L’interferometro, in spiccioli, è uno strumento che permette di misurare le distanze tenendo conto della proprietà di interferenza delle onde luminose.
Gli scienziati hanno obiettivi di grande importanza sul piano scientifico, dato che si potranno studiare ‘più da vicino’, le condizioni della materia in uno stato estremo, sondando nel contempo la natura della materia oscura ed energia oscura (della quale è composto l’80% dell’Universo, il 68% di essa è energia oscura), legate a tali dinamiche. Questa materia invisibile è stata definita ‘oscura’ in quanto non presenta sorgenti di luce, non la assorbe neanche e non la riflette, e per questo il fenomeno è diventato di enorme interesse per i ricercatori, i quali ritengono che sia la causa dell’accelerazione nell’espansione dell’Universo stesso.
E’ stato l’astrofisico svizzero Fritz Zwicky, negli anni ’30, uno dei primi ricercatori, a utilizzare la definizione ‘materia oscura’, che contribuisce alla gravità, ma i nostri sensi non la percepiscono.
Quello che conosciamo dello spazio è infatti la materia ‘visibile’, che rappresenta solo il 5%. Il nostro sapere al riguardo è pertanto piuttosto limitato, ancora oggi prerogativa dell’ignoto.
Come si è accennato, sono state individuate tre aree strategiche che dovrebbero ospitare le infrastrutture complesse legate alla ricerca sulle onde gravitazionali. In Italia il luogo ideale è stato individuato in Sardegna, nel sito minerario di Sos Enattos, in giurisdizione di Lula, provincia di Nuoro. La scelta di quest’area ha dei fondamenti precisi di carattere geomorfologico, è considerata solida per quel che concerne l’aspetto sismico, piuttosto silenziosa, altro criterio fondamentale per la ricerca, in quanto poco antropizzata, isolata rispetto a insediamenti urbani. Il silenzio è infatti un elemento importante al fine delle misurazioni di alta precisione.
Sos Enattos corrisponde a questi criteri per gli studi tramite l’infrastruttura sotterranea, con l’innovativo rivelatore di onde gravitazionali all’avanguardia. Si tratta dunque di un’area immersa nel silenzio, con quasi inesistente rischio sismico. L’Italia è assolutamente pronta per questa grande avventura scientifica internazionale, la sua candidatura presenta ottime opportunità, non solo di carattere scientifico, ma anche per le ricadute sul versante dell’occupazione, in un territorio non propriamente prospero economicamente.
Gli altri due siti candidati sono l’Euroregione Mosa-Reno, un’area situata al confine tra i Paesi Bassi, il Belgio e la Germania, che ha caratteristiche simili all’area individuata in Sardegna. La candidatura della terza area è recente, si tratta della Lusazia, in Sassonia, Germania. Secondo Raffaele Marras, consulente della Regione per l’ET, la candidatura della Germania non sorprende. Di recente ha dichiarato al riguardo: “E’ positivo, considerato che auspichiamo una conformazione ad “L” dell’infrastruttura, che coinvolgerebbe due siti, quella tedesca rappresenta quindi un’occasione per rafforzare Sos Enattos.
La candidatura della Sardegna, è sostenuta dal Ministero dell’Università e Ricerca (MUR), dal Governo, e per ovvie ragioni dalla Regione Autonoma della Sardegna. L’INFN, ovvero l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, coordina sul piano scientifico il progetto, con il supporto di diversi Enti di ricerca e Università.
La Regione Sardegna ha messo in campo tante risorse affinché l’ET possa essere assegnato al sito della ex miniera Sos Enattos, che presenta peculiarità e aspetti ideali per ospitare il centro di ricerca. E’ senza dubbio un’opportunità importante per l’isola, dato che offre possibilità di crescita e progresso nell’area interessata. Le ricadute economiche, infrastrutturali, nonché occupazionali, oltre che di prestigio sul piano scientifico, sono indubbie.
L’attale Giunta ha disposto lo stanziamento di 350 milioni di euro per lo sviluppo del progetto e la realizzazione dell’opera, mentre il Governo ne ha già programmati 950. Investimenti per un importo di 50 milioni di euro sono stai già destinati ad ‘interventi collaterali’, in particolare la realizzazione del Centro di Ricerca ET-SUnLab, per i lavori sulla diga Minghetti e il miglioramento della rete viaria intorno al sito Sos Enattos.
Sono previsti anche scavi per realizzare circa 30 Km di gallerie sotterranee, laboratori di riferimento scientifici, oltre al Centro Ricerche e spazi destinati all’accoglienza dei visitatori. Si prevedono 12 anni per portare a termine i lavori di scavo e realizzazione di un sistema coordinato di infrastrutture, destinate alla Ricerca e studio delle Onde Gravitazionali.
Virginia Murru
Domenica 2 novembre 2025 – Anno XIX
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