“PARADOSSI”, IL PUNTO DELLA PROF ANTONIETTA BENAGIANO
- 15 Dicembre 2025
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PARADOSSI
Se un sapiens delle passate ere, pure di una non remota, per un qualsivoglia prodigio, tornasse a carcare le terrene zolle, rimarrebbe sbalordito non solo dalle tantissime innovazioni che hanno fatto mutare di molto i sistemi di vita, anche da comportamenti e modi di pensare giunti, potremmo dire, al limite del non pensiero. Proprio così, il pensiero può infatti produrre anche assurdità ma, nel superare il limite massimo, è come se annullasse sé stesso, le sue capacità. Su tantissimi fronti, il che è da ritenersi estremamente negativo, siamo nel nostro tempo andati oltre, quasi senza rendercene conto. A esempio nei paradossi. Incoerenza esistente da sempre il paradosso, sembra contrario al buon senso, pertanto viene visto come contraddizione della ragione.
Ben lo sapeva il filosofo Benedetto Croce che, a proposito degli italiani, soleva rilevarne la stranezza: molto pignoli sì, tanto che “in ogni problema cercano il pelo nell’uovo” ma poi “quando l’hanno trovato, gettano l’uovo e si mangiano il pelo”. Assurdità di lapalissiana chiarezza! Per non parlare della massima assurdità, quella esistente in tutta la Terra: da remote ere, secondo il politico e scrittore britannico Norman Angell (non è, però, il solo) continua ad attuare il paradosso di farsi la guerra nel mentre desidera la pace. Docet anche il presente tempo, eruttante qua e là conflitti, paiono sul punto di esplodere in un’unica guerra globale annientatrice dell’umana specie. Invocazioni scaramantiche! Se passiamo poi alle norme, non possiamo non considerare ch’esse vengono spesso violate, ma si è giunti all’assurdo di essere inflessibili proprio contro coloro che protestano per la violazione delle norme. Paradosso di grande pericolosità. Già nello scorso secolo il saggista francese Roland Barthes asseriva che siamo giunti a un tempo di contraddizione piena, pertanto è solo il sarcasmo, amarezza tagliente e pungente, ad avere la condizione della verità.
Non può non essere ancor più così soprattutto in una società, qual è la nostra nel nuovo millennio, di continuo bombardata in ogni modo con informazioni da punto interrogativo e anche per la generale pratica della super connessione che sembra non lasciare spazio neppure alle ore di sonno. Ciò comporta il trasformarsi del cervello da organo in grado di rielaborare soggettivamente quanto riceve a organo ricettore, pertanto il pensiero non è più pensiero pensante ma pensiero automatico. Sembra siffatto pensiero fare comodo a chi in mente ha qualche disegno finalizzato alla manipolazione, ad una massificazione delle menti. Analizziamo, a esempio, un concetto molto presente nella società di questo tempo, vale a dire la inclusione, di cui molto si discute da parte di qualsivoglia ideologia, e sembra talora che ne parlino tutti a ragion veduta. L’inclusione non è la semplice integrazione che richiede adattamento, ma è la garanzia per tutti, indipendentemente da differenze, di essere accolti e valorizzati. Principio validissimo, per noi non nuovo, già presente nella Costituzione della Repubblica Italiana (art. 2 e 3, e non solo), a detta di tanti la più avanzata delle Costituzioni. Deve essere messo in atto anche per coloro che sono in fuga da situazioni difficili da tollerare.
Siamo tutti facenti parte della umanità, a nessuno va negato il diritto a una vita normale, sono quindi accolti, inclusi nei nostri sistemi di vita dove ci sono, però, leggi da rispettare, usi e costumi, forme di vita e tradizioni millenarie, in breve una civiltà da rispettare. Non si può quindi permettere che gli inclusi (non tutti ovviamente ma quelli che hanno avversione per la terra includente e per i suoi abitanti) con azioni violente e soprusi di ogni sorta, si adoperino a mandare al macero la civiltà non propria, a danneggiare persone e cose, a sbeffeggiare. Pare poi che vogliano, attraverso indottrinamenti, imporci i loro sistemi di vita, ideologie non conformi alle nostre; e noi, deviati da un inclusivismo da cui ci escludiamo (un quasi includiamo gli altri per escluderci dai nostri diritti), sembriamo ormai disinteressati a difendere ciò che da millenni è nostro patrimonio, finito ora in non cale. In coloro che vengono nel nostro meraviglioso lembo di Terra, centralità nel Mediterraneo, il malessere e l’automatismo della mente possono produrre anche comportamenti devianti, violenti.
Quel che, però, non riusciamo assolutamente a comprendere è la linea direzionale dell’inclusivismo autoescludente e dannoso, da molti di noi abbracciata. E pensiamo che, a parte la insensatezza, dietro può esserci di tutto, non esclusa pecunia non olet, tutti attrae, tutto manda al macero, dato che ha il potere di aprire le porte più serrate e, après moi le dèluge, oggi tanti vogliono aperte per loro le porte. Ma, per non imboccare un discorso che richiederebbe molto spazio, conviene forse tornare a Croce, agl’italiani che mangiano il pelo e gettano l’uovo. Più paradosso di così!
Immagini da Pixabay
Antonietta Benagiano




















