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E IL POPOLO ?

Fiamme d’odio Ares
incendi nel globo spande…
alla ribalta i leader
giustizieri tutti dell’avversa parte
cupido occhio alle risorse
e bombe piovono…
nell’arena Trump e Netanyahu
in gioco rientra Putin
e Xi Jinping guarda
attende…

E il Popolo?
“I capi vanno e vengono, ma il popolo rimane. Solo il popolo è immortale.”  Pensiero di Stalin che i recenti eventi iraniani sembrano ancora una volta, sotto determinati aspetti, confermare: morto l’ayatollah Ali Khamenei, viene come Guida Suprema dell’Iran nominato il 56enne Mojtaba, secondogenito di Ali, perché prosegua la successione Khamenei, quasi una dinastia imperiale al pari della Pahlavi, finita l’11 febbraio 1979 per la Rivoluzione Islamica. Almeno per ora è Mojtaba il designato. Ma dov’è? Come sta?

E il popolo, quello che ha per le vie di Teheran visto decine di migliaia di sacchi neri con dentro i corpi dei fucilati per ordine della Guida Suprema? Il popolo, taluni pensano, va dove è spinto, anche se non può essere sempre così. Neppure, come per Nietzsche, essere può il popolo la massa che si lascia prendere da follia, per la quale soltanto pare che possa avere notorietà. Scrive l’islamista Shadi Hamid, giornalista e politologo statunitense: “Hai mai visto un popolo sfidare con canti e rami di ulivo i carri armati e i mitragliatori? In Siria si è fatto, ma non abbiamo guadagnato la prima pagina di un giornale, né se n’è fatta menzione in un telegiornale, al contrario, ci siamo meritati la prima pagina quando ci siamo ammazzati a vicenda.”                                        Difficile trovare nel popolo la indifferenza, proprio quella che potrebbe portare ad analisi obiettive, alla -diciamo- chiaroveggenza. Se poi il popolo si muove insieme verso un’unica direzione passa facilmente dall’ Osanna! al Crucifige!

Né il popolo che vive eventi e decisioni drammatiche può essere quello di Alfredo Accatino, direttore artistico della Cerimonia di Milano Cortina 2026, con ironia descritto in un’alternanza di azioni che potrebbero far pensare ad un avanzare verso l’affermazione di sé. Non avviene, tutto si chiude nel prosaico rientro per la cena: “Il popolo freme, sussurra, si accalca, brontola, strepita, acclama, fischia, deride, dileggia, minaccia, ondeggia, schiamazza, si indigna, avanza. E poi torna a casa per cena.”

Un popolo siffatto è recitante, facente parte di Stati del globo dove la libertà non manca e tutti, chi più e chi meno, tirano, come suol dirsi, a campare al di là delle indignazioni e manifestazioni di opposizione a quanto ritenuto insopportabile. D’altra parte Marx parlava della storia come tragedia e come commedia e Accatino sembra presentarci il popolo nel secondo aspetto.                              Eppure, onnipotente per numero, il popolo potrebbe essere sovrano, quello che sempre sta a guardia, diventa invece una massa manipolabile, serbatoio di intrighi con scopi verso un approdo borghese. Vien meno il suo ruolo di guardiano, pertanto diciamo con Eco che il popolo in quanto tale non esiste. A ricordare un proverbio cinese, lo Stato è un secchio e il popolo l’acqua, la cui natura è di prendere la forma del secchio, esiste quindi il popolo solo nello Stato.

C’è, a questo punto, da chiedersi: “Il popolo è davvero “un gruppo etnico e nazionale con una propria identità e coscienza di sé”? Vita e morte appartengono ai viventi tutti, anche agli antropoi, ovvero ai sapientes, i quali si ritengono alla vetta della piramide dei viventi e vorrebbero una sorte diversa. Nessun approdo alla immortalità sulla Terra. In attesa di diventare cenere, ovvero nullità, taluni s’impongono (da sempre è stato così), si agitano e agitano non solo la parte di globo in cui vivono anche quella cui il loro occhio volge desioso lo sguardo. Nelle ere mai stato difficile trovare soggetti siffatti. Oggi vengono chiamati leader, un tempo erano duci, re, imperatori, perlopiù di grande potenza, assetati di dominio, di ricchezze e di tutto ciò che la ricchezza tira dietro.  E nessuno ha fatto e fa eccezione.

Ali Khamenei, Guida Spirituale dell’Iran, con una fortuna privata valutata vicina ai 200 miliardi di dollari, con un vastissimo sistema economico non trasparente come l’Eiko (Execution of Imam Komeini’s Order), fondazione creata nel 1989 per fini sociali e divenuta rete finanziaria attraverso la quale controllare l’Iran, con le proprietà confiscate dopo la rivoluzione del 1979, con un controllo di asset dalle finanze al settore farmaceutico, alle telecomunicazioni, etc. per circa 95 miliardi di dollari, manovrava un patrimonio esorbitante, oltre il doppio, a esempio, del petrolio iraniano esportato in un anno. Un patrimonio ben oltre quello detenuto dallo Scià. Ed era della Guida Spirituale il complesso residenziale nel centro di Teheran con un compound istituzionale, il Beit Rahbari (Casa della Guida), con un quartiere generale a coordinare i centri di potere, la House of Leadership, centro amministrativo e politico di Khamenei, ora danneggiato dall’attacco aereo.

Ed il popolo è ibrido pertanto, accanto agli inneggianti per la fine di Khamenei, tra cui le donne (ma non tutte) molto limitate nelle libertà, vanno rilevati coloro che beneficiavano del sistema e che pensiamo continueranno a beneficiare con il successore di Ali Khamenei: il Clero sciita, i Pasdaran (Corpo della guardia della rivoluzione islamica), i Basij (milizia  volontaria), i Bazaari (la classe mercantile tradizionale che era stata soppiantata dalle grandi industrie volute dallo Scià), gli intellettuali e i gruppi sociali di visione fondamentalista. fondamentalista.                                                    Il popolo iraniano, quella parte di popolo che vorrebbe il cambiamento di rotta, è solo, altro interessa a Trump preso da situazioni ben diverse, altro a Netanyahu che vorrebbe più sicura Israele e proseguire inoltre egli stesso la rotta.
Antonietta Benagiano
Venerdì 13 marzo 2026 – Anno XX