Legge elettorale, alla Camera scintille maggioranza-opposizioni: rebus preferenze
(Adnkronos) – Pronti via e il clima, anche nell’aula della Camera, si fa rovente. La discussione generale della nuova legge elettorale si apre con il primo scontro tra maggioranza e opposizioni, un antipasto di quello che succederà nei prossimi giorni, quando l’emiciclo di Montecitorio sarà chiamato per davvero a votare il Bignami 2, o Stabilicum che dir si voglia. Da una parte c’è la ministra per le Riforme istituzionali, Maria Elisabetta Alberti Casellati, dall’altra (soprattutto) Riccardo Magi, segretario di +Europa, che, dopo aver strappato il fac simile della scheda elettorale in formato maxi, su cui campeggia la scritta “Il tuo voto non conta nulla”, viene espulso dall’aula proprio mentre l’ex presidente del Senato parla, rivendicando la bontà della norma. La seduta viene sospesa, ma si riprende subito.
E il copione è più o meno così: i pochi deputati della maggioranza iscritti a parlare, e persino presenti, tanto da scatenare l’ironia di Gianni Cuperlo, del Pd – sono solo Alessandro D’Urzi di Fratelli d’Italia e Paolo Emilio Russo di Forza Italia, nessuno della Lega, a cui si devono aggiungere i due relatori Nazario Pagano e Angelo Rossi -, continuano a battere sulla necessità di garantire stabilità al governo del Paese attraverso le nuove regole del gioco. Nell’altro campo si punta il dito sul metodo scelto per farlo, e si promette ancora una volta un muro sia in Parlamento, sia tra la gente per fermare questa legge che sembra essere l’anticipo del premierato, o meglio: una maniera per attuarlo senza passare per le forche caudine di una riforma costituzionale.
Su questo punto, ancora una volta, si riscalda la ministra. “L’indicazione da parte dei partiti della persona da proporre per l’incarico di presidente del Consiglio – dice Casellati rivolgendosi alle opposizioni – comprimerebbe il potere di nomina del capo dello Stato alterando gli equilibri costituzionali introducendo una sorta di premierato a Costituzione invariata: è falso! La legge parla chiaro: laddove si riferisce testualmente alle prerogative del presidente della Repubblica che restano immutate secondo l’articolo 92 della Costituzione. Parlare di premierato è un fuor d’opera e mira ad allontanare l’attenzione da una legge elettorale che non comporta nessuna lacerazione del tessuto costituzionale, anzi è costruita dentro il perimetro della Costituzione e delle sentenze della Corte costituzionale, che non comporta alcuna deriva autoritaria ma favorisce stabilità e piena rappresentatività delle Camere”.
I nodi, però, per le opposizioni non stanno solo nell’indicazione del candidato premier da presentare nelle liste elettorali. Per Magi si tratta di “un colpo di Stato elettorale, chiamiamolo colpo di Stato mite, colpo di Stato burocratico, ma un colpo di Stato”, e questo sia perché una minoranza del Paese diventerebbe una maggioranza in Parlamento attraverso il premio di maggioranza, sia perché si allontano i cittadini dal voto. Un punto su cui battono un po’ tutti i deputati delle opposizioni iscritti a parlare in questo insolito venerdì mattina alla Camera.
Lo dice Federico Fornaro del Partito Democratico: “L’Italia oggi avrebbe bisogno di una legge elettorale che provasse a ridurre il fossato tra eletto ed elettore, invece voi rifuggite il voto dei fuorisede, sulla parità di genere, sulle firme digitali, allontanate ancora con le liste bloccate plurime gli elettori dal sistema. Avremo bisogno di recuperare fiducia nella politica e nelle istituzioni”. Ma a lui fanno da eco anche Roberto Giachetti, di Italia viva-Casa riformista, che sentenzia che il “prevedibile effetto” di questa legge elettorale è “quello di diminuire ulteriormente la partecipazione al voto”; Carmela Auriemma, del Movimento 5 stelle, che parla di come le scelte fatte non facciano che “aggravare, anziché ridurre, la distanza tra cittadini e istituzioni e la loro fiducia nella politica”, e persino Giulia Pastorella, di Azione, che ritiene che il “modo per riavvicinare i cittadini al voto sarebbe consentire loro di scegliere i propri rappresentanti. Invece restano solo liste bloccate, senza preferenze. Così si allontanano sempre di più gli elettori dagli eletti”.
L’elefante nella stanza, d’altronde, sono proprio loro: le preferenze. Un tema divisivo tanto a sinistra, quanto e soprattutto a destra, che, però, a sentire le parole del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, potrebbe essere risolto con un emendamento unitario da presentare assieme agli alleati. “Anche magari immaginando delle proposte nuove per consentire agli italiani, come Fdi da sempre vuole, di poter indicare le preferenze”, dice a Start, su Sky Tg24. Dopo tutto è sempre stata la leader e presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a volerle, e di tempo per trovare una sintesi ce n’è.
Lunedì 29 giugno, alle 12, scadranno i termini per la presentazione degli emendamenti ma, secondo quanto riferiscono fonti della maggioranza, potrebbero essere riaperti. Una decisione che comunque spetterà alla riunione dei capigruppo di mercoledì 1 luglio, in cui si stabilirà la deadline del provvedimento in aula. All’approdo sicuramente si voteranno le pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni, difficile dire se invece verrà posta la fiducia. Bignami (ancora) lo esclude: “Crediamo che ci siano le condizioni per arrivare senza porre la fiducia. Anche se dovessero esserci atteggiamenti ostruzionistici, il regolamento consente l’approvazione senza apporre la fiducia entro la metà di luglio”, ma l’ultima parola ancora non è detta.
Di certo c’è che la maggioranza procede spedita verso il via libera alla Camera entro metà mese, probabilmente anche con lo stesso testo che solo mercoledì è stata approvato in commissione. Che prevede un premio di maggioranza di 70 seggi a Montecitorio e 35 al Senato a chiunque arrivi al 42% dei voti, l’indicazione del candidato premier nella presentazione delle liste salvo le prerogative del presidente della Repubblica. E anche l’obbligo per alcune formazioni, come +Europa e Futuro nazionale, di raccogliere le firme non digitali per presentarsi alle elezioni e il no al voto per i fuorisede.
Il deputato del Pd Gianni Cuperlo ha animato, alla Camera, la discussione generale sul Bignami bis, che ha preso il via in un’aula di Montecitorio non proprio ‘sold out’, anzi. Un particolare che ha dominato gli interventi dei deputati di opposizione. “L’audace colpo dei soliti noti. Ma fallirà”. Il primo ’round’ si è chiuso con 17 iscritti a parlare, la presentazione delle pregiudiziali di costituzionalità dell’opposizione è un rinvio probabilmente alla seconda settimana di luglio. Ma sarà la capigruppo del 1 luglio a dare indicazioni precise.
L’aula vuota, appunto. Cuperlo, sempre lui, ha usato l’ironia: “Presidente, per cortesia, per la serenità del nostro dibattito le chiedo se può interrompere questo costante brusio che viene dai banchi della maggioranza, che rende così difficile seguire il discorso. Ma adesso vedo meglio, c’è soltanto il collega Urzì tra i banchi della maggioranza. Mi sovviene la battuta del film ‘L’audace colpo dei soliti ignoti’: Urzì, l’hanno rimasto solo”. La legge elettorale riempie i giornali e i Tg, meno il Parlamento. Al momento dell’intervento della capigruppo dem Chiara Braga, per la cronaca l’ultimo, in aula si contano poco più di 10 deputati. Eroici, oltre al citato Urzì, la ministra delle Riforme Elisabetta Casellati (non ha perso un attimo del dibattito), la sottosegretaria Matilde Siracusano e il deputato di FdI e relatore Angelo Rossi, sempre presenti.
Così la questione assenze torna in parecchi interventi. La dem Patrizia Prestipino ha postato una foto degli scranni di maggioranza vuoti (con l’eccezione del solito Urzì) e anche un selfie con Cuperlo. Paolo Ciani ha preso la parola così: “Signora presidente, colleghe, colleghi, ministra e banchi vuoti della maggioranza…”. Applausi degli altri deputati dem. Roberto Giachetti, invece, ha usato il fioretto per attaccare la maggioranza: “Il collega della Lega non l’abbiamo sentito, ha qualche problema con la maggioranza a parlare di legge elettorale. Il suo intervento l’avrà fatto da qualche altra parte, magari al Papeete…”. Nonostante la assenze, il dibattito però si è animato lo stesso. Con punte notevoli. Ci ha pensa il solito Cuperlo: “Triste, solitario y final chioserebbe Osvaldo Soriano, che intrecciava i miti di Chaplin, Laurel, Hardy e John Wayne. Al contrario, il vostro finale triste e solitario umilia figure e memoria di Calamandrei, Mortati, La Pira e Terracini…”. E ancora: “The winner takes it all, cantavano gli Abba. Ma noi non siamo al karaoke: questo è il Parlamento della Repubblica”.
Riccardo Magi, come accennato, è riuscito addirittura a farsi espellere: ha tirato fuori un fac simile della scheda elettorale con la scritta ‘il tuo voto non conta niente’ e lo ha stracciato. Passa un pò di tempo, e la Casellati ha evocato il segretario di +Europa: “Dovrei dire all’onorevole Magi, che si è appena allontanato…”. Allora è intervenuto Giachetti: “Lo hanno espulso, non è che si è allontanato!”. E la ministra, senza fare una piega: “Scusatemi, ma così resta agli atti”. Nel merito, tutta l’opposizione ha confermato le critiche al Bignami bis: “Un colpo di Stato elettorale” (Magi); “Giorgia Meloni vuole fare il premierato con la legge elettorale” (Fratoianni); “è stata tradita la Costituzione” (Onorato). La maggioranza, però, ha dimostrato di voler tirare dritto. “La legge elettorale favorisce la stabilità senza sacrificare la rappresentanza”, ha spiegato la Casellati. (LEGGI L’ARTICOLO)
Pù nel dettaglio è entrato Giovanni Donzelli: “Anche se dovessero esserci atteggiamenti ostruzionistici, il regolamento consente l’approvazione senza apporre la fiducia entro la metà di luglio”. Questo per la Camera, perchè a Montecitorio con il nuovo mese scatterà la possibilità di contingentare i tempi di discussione. Il primo snodo importante sarà degli emendanti, da depositare in aula entro lunedì. “Noi stiamo cercando di presentare un emendamento unitario insieme alle forze di centrodestra, anche magari immaginando delle proposte nuove, per consentire agli italiani, come Fdi da sempre vuole, di poter indicare le preferenze”, ha detto ancora Donzelli. Il tema è divisivo, nella maggioranza ma non solo. “Siamo favorevoli al ripristino delle preferenze”, ha ribadito Maurizio Lupi (Nm). Nel Pd è il presidente Stefano Bonaccini ad aver sposato la causa con decisione “Servono le preferenze, affinché decidano i cittadini e non quattro dirigenti di partito chiusi in una stanza a Roma”.
Secondo Magi, “l’emendamento sulle preferenze comunque ci sarà”. A sentire
Roberto Vannacci
, non ci sono dubbi: “Sulle preferenze la politica deve metterci la faccia. Futuro Nazionale sta dalla parte delle preferenze”, ha scritto il generale sui social in un post con destinatari i leader di maggioranza. Ma oltre a tutto questo c’è un altro grande tema legato alla legge elettorale che tiene banco, non solo da oggi, nel palazzo. “E’ iniziato ufficialmente il count down”, ha spiegato ad alcuni cronisti un parlamentare di opposizione in Transatlantico. Il riferimento è alla prassi che vuole il via libera alla riforma elettorale come ultimo atto della legislatura e, quindi, come viatico verso le urne del 2027. Da tempo circolano anche diverse date, come quella dell’11-12 aprile seguita dal 19-20 giugno. Ma sono solo ipotesi, tenendo presente che le Camere vanno sciolte 70 giorni prima del voto. Il tutto al netto di colpi di scena, come quello che ha tratteggiato Federico Fornaro (Pd) nel suo intervento in aula: “Questa legge elettorale è destinata a scontrarsi contro il muro della Corte costituzionale”.
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