GIUSEPPE MESSINA, SCULTURA E MITO DI UN MAESTRO SICILIANO

 

Un lungo percorso tra arti visive, memoria classica e poesia

Barcellona Pozzo di Gotto. Per gli amanti dell’arte e per quanti seguono con interesse i percorsi culturali di maggiore spessore, presentiamo dunque una figura di primo piano del panorama artistico italiano: il Maestro Giuseppe Messina. Scultore, pittore e autore, il Maestro Messina (nella foto accanto al monumento a Demetra, fonte di vita) ha saputo coniugare nel tempo la forza espressiva della materia con la profondità del mito e della memoria storica, dando vita a opere e iniziative che testimoniano una ricerca coerente e un impegno culturale costante, sviluppato tra scultura, pittura e scrittura.

Nato nella millenaria Gala, frazione storica di Barcellona Pozzo di Gotto, nel 1947, il Maestro affonda le proprie radici in un territorio segnato da una lunga tradizione culturale e spirituale, già sede di un importante monastero dei padri Basiliani. Un contesto che ha contribuito a formare uno sguardo attento alla storia, al sacro e al mito, elementi che torneranno con continuità nella sua produzione artistica.

Nella seconda metà degli anni Sessanta il Maestro Messina lascia la Sicilia per trasferirsi a Roma. Nella capitale entra in contatto con un ambiente culturale ampio e articolato che incide profondamente sulla sua formazione e sul suo linguaggio artistico. Qui matura una visione personale e avvia una intensa attività espositiva, partecipando a mostre pubbliche e private in Italia accanto ad artisti di primo piano del Novecento.

Parallelamente, l’attività del Maestro si estende all’estero, con esposizioni in Russia, Argentina, Sud Africa, Australia, Canada, Stati Uniti, Cina, Inghilterra, Malta e in numerose città europee, consolidando una reputazione riconosciuta a livello internazionale.

La scultura rappresenta uno dei cardini della ricerca del Maestro Messina. Nel tempo ha lavorato materiali diversi – legno, pietra arenaria, granito, ossidiana e bronzo – sperimentandone le potenzialità espressive e simboliche. In pietra arenaria di Lecce sono state realizzate opere come Ciclope nel vento, Elena di Troia, Omero e Circe.

In bronzo figurano, tra le altre, le dieci sculture create per illustrare il suo primo poema e numerosi interventi monumentali. Tra questi si ricordano il monumento dedicato allo storico Nello Cassata a Barcellona Pozzo di Gotto e quello in onore dell’eroe della Prima guerra mondiale Luigi Rizzo, collocato nel porto di Milazzo.

Accanto alle arti visive, centrale nel percorso del Maestro è l’interesse per la letteratura e la mitologia classica. Da questa passione nasce una trilogia poetica interamente in endecasillabi dedicata a Omero: Odissea ultimo atto, La leggenda di Omero e Stirpi di Atlantide. Per questa trilogia il Maestro Messina ha ricevuto il Premio speciale della Giuria con Medaglia d’Oro del Senato della Repubblica, assegnato a Palazzo Barbe.
CRISTO SPEZZA LA CROCE

Il Maestro ha inoltre svolto un’intensa attività divulgativa e formativa, tenendo seminari di aggiornamento per insegnanti sui temi dell’educazione all’immagine e dei beni culturali, oltre a conferenze e incontri pubblici.

Numerosi i riconoscimenti istituzionali ricevuti nel corso della carriera. Nel 2006, per il quarantesimo anniversario di attività artistica, il Maestro Messina è stato insignito della targa d’argento del Presidente della Repubblica; nel 2011 ha ricevuto il trofeo dell’Assemblea Regionale Siciliana per il 45° anniversario.

Negli ultimi anni il Maestro ha arricchito la propria Casa Museo con nuove opere monumentali, tra cui Demetra fonte di vita e Proserpina sorgente di rinascita, che dialogano con lavori precedenti come Cristo che spezza la croce e Ciclope nel vento.

Nel suo insieme, il percorso del Maestro Giuseppe Messina restituisce l’immagine di un artista che ha attraversato linguaggi e materiali diversi mantenendo una linea di ricerca solida e coerente, fondata sul dialogo tra forma, memoria e racconto.

A seguire, due poesie ermetico-moderne di soglia, firmate da Zeno V. Bolciani, entrano in dialogo diretto con altrettante opere del Maestro Giuseppe Messina. I testi non descrivono le sculture né le interpretano, ma ne raccolgono l’impatto visivo e simbolico, lasciando che l’immagine plastica si traduca in parola essenziale. Cristo spezza la croce e Demetra, fonte di vita diventano così luogo di arresto e di esposizione del senso, dove scultura e poesia condividono lo stesso spazio di sospensione.

CRISTO SPEZZA LA CROCE

Si regge
il legno,

le braccia
aperte,

si piega
il chiodo,

la croce
cede
resta.

Cristo spezza la croce” si apre con un equilibrio fragile, dove “Si regge / il legno” espone una tenuta che non è ancora gesto né caduta. Le braccia sono “aperte”, ma non accolgono: restano nel punto esatto dell’esposizione, senza direzione. La verticalità del corpo attraversa il legno senza dominarlo, come se la materia resistesse ancora. Quando “si piega / il chiodo”, l’azione non è liberazione ma cedimento minimo, interno, trattenuto. Il chiodo non salta, non scompare, si curva appena, lasciando intatta la tensione. La croce, nominata una sola volta, “cede” senza rompersi, come se il peso fosse spostato ma non risolto. Nulla viene sciolto, nulla viene riscattato. Il movimento resta sospeso tra forza e resa, tra corpo e legno. La chiusa “resta” non chiude, ma trattiene il silenzio nel punto in cui l’immagine smette di avanzare.

DEMETRA, FONTE DI VITA

Si alza
la pietra,

si apre
il ventre,

scende
l’acqua,

il corpo
resta
terra.

Demetra, fonte di vita” espone fin dall’inizio un movimento che non è slancio ma sollevamento lento, affidato a “Si alza / la pietra”, dove la materia entra nel presente senza simbolo compiuto. L’apertura “si apre / il ventre” non descrive nascita né gesto, ma mostra un punto di passaggio trattenuto. L’acqua “scende” senza provenienza e senza esito, come se il flusso fosse parte del corpo stesso. Il corpo non agisce, non genera, non si afferma: “il corpo / resta” nel suo peso esposto. La parola “terra” non chiude, ma arresta ogni possibile lettura salvifica o mitica. Nulla viene raccontato, nulla viene restituito come origine. L’immagine resta ferma tra sollevamento e gravità. Il tempo non avanza, rimane nel presente dell’accadere. La poesia si arresta nel punto in cui la fonte non spiega, ma continua a stare.
C. Folco

Giovedì 5 febbraio 2026 – Anno XX