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Musicista Placido Mandanici. Mozione di tre consigliere sul restauro della sua tomba nel cimitero Staglieno di Genova

Barcellona Pozzo di Gotto. Tre Consigliere comunali del Gruppo Misto (avvocatesse Ilenia Torre, Angelita Pino e Melangela Scolaro) in data odierna (19 aprile 2022) hanno inoltrato al Presidente del Consiglio dott. Angelo Paride Pino e al Sindaco avv. Giuseppe Calabrò una mozione con in oggetto la situazione di incuria e di degrado in cui versa la tomba, situata a Genova, nel cimitero di Staglieno, dell’illustre musicista barcellonese Placido Mandanici.

Le tre consigliere ritengono, infatti, che le Istituzioni debbano contribuire con azioni concrete a mantenere vivo il ricordo delle personalità che hanno dato lustro alla Città e hanno voluto accendere i riflettori sullo stato di incuria e degrado in cui versa la tomba dell’illustre concittadino  del quale,  in occasione del 170° anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo 6 giugno, è già in programma presso il foyer del teatro una lodevole iniziativa promossa da alcune associazioni culturali.

Nella loro mozione hanno quindi chiesto all’Amministrazione comunale di attivarsi al fine di intraprendere ogni iniziativa utile per dare decoro al luogo che accoglie le spoglie di Placido Mandanici, ritenendo che l’immagine di degrado e di abbandono in cui versa la lapide del musicista si rifletta negativamente anche su chi ha il dovere morale di rendere onore alla memoria di uno dei suoi figli migliori.

Questa l’epigrafe posta sulla tomba del musicista morto a Genova il 6 giugno 1852 (assistito fino all’ultimo dalla moglie Carolina Duchote e dall’amico Michele Bertolami):

“Placido Mandanici nato in Sicilia il dì 3 luglio 1799mancò in Genova il 16 giugno 1852di note eloquenti vestì la mimicanel melodramma ebbe limpida venaportò nella casa del Signore alte inspirazioni – lo distinse vastità di dottrinapassione generosa dell’arterara perizia nell’ammaestrarne i discepolidiritto di cuore, semplice di modiammonì rude talvolta, non adulò giammaispirò benedicendosanto di soffrire e di fede”.

E autore di questa epigrafe fu proprio il suo amico Michele Bertolami, originario di Novara di Sicilia, poeta e politico promotore dei moti siciliani del 1848, costretto a fuggire dalla Sicilia dopo il ritorno dei Borboni.

Ricordiamo ai lettori la Città di Barcellona Pozzo di Gotto ha dedicato all’insigne musicista l’edificio teatrale principale, Teatro Comunale “Placido Mandanici”, ubicato all’interno della Villa Primo Levi, e al suo interno può contenere 1000 spettatori, divisi tra sala e palchi, e può ospitare più di 30 artisti nei suoi 11 camerini, divisi su tre piani, Teatro che ha una storia lunga circa un secolo e mezzo, con ricostruzioni, adeguamenti, abbellimenti, lunghi periodi di chiusura e ben quattro inaugurazioni.

La sede attuale risale al 2014, a quarantasette anni dall’ultima chiusura causata da un incendio nel 1967, con una superficie di 2500 metri quadrati, con un ampio spazio occupato da palco e retropalco, schermi cinematografici e sistemi di illuminazione e diffusione sonora di ultima generazione.

L’inaugurazione del nuovo teatro Mandanici è avvenuta alla presenza del presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, e di altre autorità locali con il sindaco Maria Teresa Collica in testa. La musica, tratta tra le più belle sinfonie dell’opera lirica italiana, ha avuto il potere di fare emozionare non poco. Praticamente, la stagione teatrale 2014 – 2015, si è aperta con l’orchestra del Teatro Vittorio Emanuele di Messina, diretta dal maestro Gian Rosario Presutti e dal coro lirico “Francesco Cilea” di Regio Calabria, diretto dal maestro Bruno Tirotta, che ha dato il via eseguendo l’Inno Nazionale. Subito dopo ha avuto inizio il programma proprio con una composizione dello stesso Mandanici, ovvero la straordinaria sinfonia dall’opera buffa “Il Buontempone di Porta Ticinese” (Tenuta in cartellone per 23 giorni al teatro La Scala di Milano nel 1841) a cui sono seguite musiche da “La gazza ladra” di Rossini, da “Il Trovatore”, “La Traviata”, “Nabucco”, “La forza del destino”, di Verdi, da “Cavalleria rusticana” di Mascagni, da “Pagliacci” di Leoncavallo, da “Manon Lescaut” e “Madama Buttefly” di Puccini.

Ma chi era il musicista Placido Mandanici?

Nacque a Barcellona Pozzo di Gotto in via Cumà, poi via Mandanici, il 3 luglio 1799. Il padre si chiamava Andrea, la madre Nunziata Chillemi. Fu battezzato nell’antico Duomo di San Sebastiano (demolito nel 1936) da don Carmelo Calderone (padrino fu Matteo Perrone).

In quel periodo a Barcellona, su un progetto ispirato dall’architetto Giovan Battista Vaccarini, era stato da poco completato il nuovo monastero dei Basiliani (1769-1775), su un progetto ispirato dall’architetto Giovan Battista Vaccarini e nasceva il Monte di Pietà, su disposizione testamentaria di Giovanni Spagnolo (1793), accanto al quale nel 1845 venne costruito il Teatro Comunale (1845), poi intitolato a Mandanici.

Il musicista acquisì la capacità di suonare esercitandosi sull’organo del Duomo di S. Sebastiano, dove era arciprete lo zio materno, don Placido Chillemi. Grazie a lui, e al barone Michele Nicolaci, un appassionato di musica che suonava il violoncello, cominciò ad accostarsi alla musica, e fu così mandato a studiare al Regio Collegio musicale del Buon Pastore di Palermo (oggi Conservatorio Bellini), dove studiò violoncello dal 1815 al 1820. Questo istituto era considerato un covo della Carboneria, e probabilmente contribuì a formare i suoi ideali di libertà e indipendenza.

Nel 1820, quando a Palermo scoppiò la rivoluzione, Mandanici, già diplomato, si trasferì a Reggio Calabria, dove iniziò a suonare come contrabbassista nell’orchestra del teatro cittadino.

Nel 1824 Mandanici raggiunse Napoli, che allora non era solo la capitale del regno borbonico, ma la capitale europea della musica. Qui, dopo aver studiato pianoforte, si perfezionò in composizione e in contrappunto sotto la guida di Pietro Raimondi. Divenne quindi noto come compositore della musica dei balli, anche per conto del re delle due Sicilie, e come operista. Restò a Napoli per dieci anni, fino a quando non raggiunse Milano. A Napoli esordì nel 1825 col ballo Le Amadriadi, mentre per il teatro compose L’isola disabitata, da un dramma di Metastasio, e il melodramma Argene, seguito dall’altro melodramma La moglie di mio marito e il marito di mia moglie.

Alla fine del 1834 Mandanici lasciò Napoli e si trasferì a Milano, dove aprì una scuola di canto e di composizione. In quel periodo produsse il dramma giocoso La fedeltà alla prova o Gli amanti Alla prova, e Il segreto, su libretto di Felice Romani. Questi era lo stesso librettista di Vincenzo Bellini, per il quale scrisse Il pirata, un’opera abbastanza nota.

Nel 1837 Mandanici mise in scena alla Scala di Milano il melodramma Il rapimento e il ballo eroico Romanoff, ottenendo notevole successo. Ma il trionfo di Mandanici arrivò nel 1841 con l’opera buffa Il buontempone di Porta Ticinese, che a seguito dell’ottimo riscontro di pubblico, fu replicata per sette sere. La sua fede per la causa risorgimentale lo portò a comporre la musica per un Canto di vittoria per le cinque giornate di Milano nel marzo 1848, e per questo motivo, col ritorno degli Austriaci a Milano, fu costretto a riparare in un’altra città. Dal 1848 è stato quindi a Genova, ove morì prematuramente, colpito dal diabete, il 6 giugno 1852 e dove, come abbiamo già detto, fu seppellito nel cimitero monumentale di Staglieno.
(Nino Bellinvia)

 

Nelle foto: 1) Le tre consigliere Angelita Pino, Melangela Scolaro e Ilenia Torre. 2) Il musicista Placido Mandanici in una foto d’archivio. 3) La lapide di Mandanici nel cimitero di Staglieno. 4) Logo Teatro Mandanici. 5) Attuale Teatro Mandanici (interno).