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L’elezione del Presidente della Repubblica, ormai, appartiene al passato, anche se si discute ancora se i vari partiti abbiano vinto o perso nel rieleggere lo stesso Capo dello Stato per la seconda volta.

Neppure in questa occasione è stata eletta una donna, nonostante siano ben 76 anni dall’accesso femminile alle elezioni locali e nazionali e cinquanta anni di femminismo (considerata la seconda ondata iniziata negli anni Settanta del secolo scorso, alla quale mi onoro di aver partecipato attivamente) che hanno portato all’avvento della libertà femminile. Infatti, molte donne sono entrate nel mondo del lavoro, nelle professioni, nella sfera pubblica, nella politica.

Isa Maggi, coordinatrice nazionale degli Stati Generali delle donne, ha ritenuto questa elezione  un’occasione persa per far sì che l’Italia diventi un “paese per donne”.

L’Italia, infatti, non è un paese per donne visto che nel 2021 i femminicidi sono aumentati dell’8%, considerato che viene uccisa una donna circa ogni tre giorni, mentre una donna su tre, nel corso della propria vita, è oggetto di abusi fisici e sessuali.

Ai primi di gennaio, io stessa avevo firmato una petizione per l’elezione di una donna al Quirinale proposta dagli Stati generali delle donne e dalla Città delle Donne. Per divulgarla a mia volta, l’avevo pubblicata in un post del mio blog Senza Fine (Senzafine: Arte, Cultura e Società di Renata Rusca Zargar ) con il titolo: CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE. FIRMA LA PETIZIONE UNA DONNA AL QUIRINALE. Mi sembrava che, in un paese ancora in gran parte patriarcale come l’Italia, avere una donna Presidente fosse anche un insegnamento subliminale per quei maschi che dentro di sé credono che la femmina gli sia inferiore e che debbano avere su di lei ogni diritto, compreso quello di maltrattarla, denigrarla e schiacciarla nella quotidianità.

Non c’è dubbio, dunque, che la mancata elezione sia da considerarsi una grande occasione persa, valutando anche che la popolazione italiana femminile è superiore, seppur di poco, a quella maschile.

Il/la Presidente della Repubblica è garante della Costituzione a cominciare dal principio della separazione, dell’equilibrio e della leale collaborazione tra i poteri. Deve riconoscere il lavoro come fondamento della cittadinanza politica, assicurare la legalità, l’autonomia della Magistratura, l’importanza del Parlamento, l’unità giuridica ed economica della nazione e deve proteggere lo storico europeismo del nostro paese. Essendo a capo del Consiglio superiore della difesa, dovrà garantire, poi, il ripudio della guerra impegnandosi per la giustizia e la pace tra le nazioni. Infine, deve saperci rappresentare al meglio nella comunità internazionale e soprattutto deve avere un alto profilo morale.

Non è facile per un uomo o una donna rispondere a tante capacità e competenze, specialmente in un momento difficile come quello che stiamo vivendo, quando la pandemia si coniuga con i problemi economici e la grave mancanza di giustizia sociale, quando gli altri paesi brulicano di guerre attive o in via di attivazione e di regimi dittatoriali e prepotenti.

Per gestire al meglio le crisi interne ed esterne, qualcuno aveva sostenuto che il/la futuro/a Presidente avrebbe dovuto essere un politico o una politica.

Ora, però, le donne in Italia occupano solo un terzo delle cariche politiche nazionali e meno di un quinto di quelle locali, anche se la rappresentanza parlamentare femminile, adesso al 36%, è aumentata negli anni grazie alle quote di genere (doppia preferenza). Cioè, ci sono meno possibilità di esprimere una candidata, considerando pure che le proposte vengono dai maschi che sono a capo di partiti ecc.                    Inoltre, noi vogliamo una donna al Quirinale, certamente, ma non basta che sia donna!                                                                                                                       Deve essere una persona adeguata, che non sia arrivata all’apice di una brillante ascesa scimmiottando i comportamenti peggiori dei maschi o cedendo alle loro lusinghe: una donna di alto livello morale. Del tutto uguale a quello che chiediamo a un uomo.                                                                                                         Ovviamente, avere solo un terzo di donne politiche rispetto agli uomini limita la scelta e questo è un punto sul quale possiamo lavorare in vista della prossima elezione del Presidente. Ad esempio, nel voto, possiamo imparare a scegliere preferenzialmente donne, privilegiandole in modo da avvicinare alla parità il nostro stesso sesso. Non sarebbe una cattiva idea!                                                                                                E se la donna Presidente si cercasse fuori dalla politica, nella società civile?               Il Gender Diversity Index  (GDI)  monitora la rappresentanza di genere nelle più grandi aziende europee e ci dice che, nonostante le donne rappresentino la maggioranza degli studenti universitari, arrivano a guidare un’azienda in Europa solo il 7%  di loro  (dati 2021). L’Italia, infine, ha la più alta percentuale di donne nei Comitati di CdA/Consigli di Sorveglianza (47%), ma ha poche donne a capo dei CdA (15%) e nei livelli esecutivi (17%), pochissime e in calo (dal 4 al 3%) alla guida delle aziende. Siamo persino in fondo alla classifica per numero di Amministratori Delegati.

È evidente che c’è molto da fare per raggiungere la parità di genere, soprattutto mentale e la Presidente sarà un alto esempio di cambiamento e di progresso per tutti noi, donne e uomini.

Non c’è un solo minuto da perdere, dunque: iniziamo a darci fiducia, crediamo davvero che le nostre ragazze non abbiano nulla in meno dei ragazzi e che possano, nella vita, impegnarsi a fare quello che prediligono, proprio come i maschi.

Sono le donne che hanno una marcia in più, è giunta l’ora di prenderne coscienza e di smettere di sperperare il loro valore danneggiando la società tutta.
Renata Rusca Zargar