Poesia. Anto Dovid: dalla Liguria concreta alla poesia di soglia

Anto Dovid, poeta di cultura classica e componente del Cenacolo Symbol 2000, è profondamente legato alla Liguria, sua terra natale. La sua produzione poetica non è molto copiosa, ma mostra una linea riconoscibile: l’attenzione alle presenze concrete, alla materia segnata dal tempo e a quel punto impercettibile nel quale il paesaggio cessa di essere semplice veduta e lascia affiorare un significato ulteriore.

Nelle poesie L’ancora e Il platano prevale la forma lirico-descrittiva. Gli oggetti e gli elementi del paesaggio sono riconoscibili, ma vengono ridotti ai loro tratti essenziali. In Margine, invece, la scrittura si fa più rarefatta e approda alla poesia ermetica ligure-ponentina «di soglia», libera dagli schemi strofici consueti.

L’ancora
di Anto Dovid

La ruggine copre il ferro,
la catena scende
anello dopo anello.

Le marre aperte sulla pietra
non cercano più il fondale.

Tra tende azzurre e sedie rosse
resta diritta davanti al mare.

Sul fusto, graffi e croste di sale
custodiscono vecchi approdi.

I bambini corrono sulla sabbia;
lei trattiene l’orizzonte.

Nota di lettura

Un’ancora ormai collocata sulla terraferma conserva nei segni della ruggine, della catena e del sale la propria identità marina. Intorno scorrono i colori e i movimenti della spiaggia, mentre il ferro rimane immobile davanti al mare.

I «vecchi approdi» fanno affiorare una memoria non raccontata. Nella chiusa, il gioco dei bambini si contrappone alla fermezza dell’ancora, che non trattiene più una nave, ma sembra custodire l’orizzonte.

Il platano
di Anto Dovid

Dal tronco scrostato
sale un ramo giovane,
foglie larghe aperte
contro l’azzurro.

Sotto, il selciato
disegna onde bianche;
i muri trattengono
l’ombra del meriggio.

Fra pietra e corteccia
la linfa trova spazio:

un verde ostinato
nel cuore della strada.

Nota di lettura

La poesia riconosce l’identità del platano attraverso pochi segni concreti: il tronco scrostato, il ramo giovane, le foglie, il selciato e i muri assolati. Il movimento procede dal basso verso l’alto, seguendo la linfa che attraversa la vecchia corteccia e genera nuova vita.

Nella chiusa, il «verde ostinato» lascia affiorare, senza dichiararlo, un senso di resistenza. Il platano non è soltanto un elemento del paesaggio urbano: è una presenza viva che trova il proprio spazio fra la pietra e la strada.

Margine
di Anto Dovid

Fra i ciottoli sommersi
una foglia verde
trattiene la schiuma
di un istante.

L’acqua ritira
le sue vene bianche.

Sul fondo
la luce si spezza
senza rumore.

Affiora

dal margine sommerso
un’altra riva.

Nota di lettura

La poesia nasce da pochi elementi concreti: i ciottoli sommersi, una foglia verde, la schiuma e la luce. La struttura libera segue il movimento dell’acqua, che prima avvolge e poi si ritrae, lasciando emergere ciò che per un istante era nascosto.

Il verbo isolato «Affiora» costituisce la soglia del testo: interrompe la percezione della riva reale e apre verso un altrove. Nell’immagine conclusiva, «un’altra riva» non indica un luogo preciso, ma lascia intravedere uno spazio ulteriore, affidato all’immaginazione di chi legge.

Dalla presenza al varco

Le tre poesie formano un breve percorso interno. Nell’Ancora domina una presenza immobilizzata dal tempo: il ferro non naviga più, ma conserva la memoria del mare. Nel Platano la materia ferita continua invece a generare vita. In Margine, infine, ogni stabilità si attenua: la schiuma scompare, la luce si spezza e la riva conosciuta sembra aprirsi verso un’altra riva.

La Liguria di Anto Dovid non è dunque uno sfondo. È una terra di pietra, sale, alberi, ferri corrosi e acque mobili. La cultura classica del poeta si avverte soprattutto nella misura e nella sorveglianza della parola, non nell’esibizione dei riferimenti. Anche quando abbandona gli schemi regolari, il verso conserva equilibrio e compostezza.

In questa produzione contenuta ma coerente, il passaggio dalla poesia lirico-descrittiva alla poesia «di soglia» non rappresenta una frattura. È piuttosto un progressivo lavoro di sottrazione: prima le cose vengono riconosciute attraverso i loro segni; poi, nel silenzio fra le immagini, cominciano ad aprire un varco.
Zeno V. Bolciani
Lunedì 22 gennaio 2024 – Anno XVIII