image_print

 

Albenga.  E’ stato pieno di contrattempi e disagi il lungo viaggio che ha riportato in Italia il gruppo di pellegrini della Diocesi di Albenga-Imperia che hanno fatto visita alla Terrasanta proprio nei giorni in cui stava per scoppiare, e poi è diventato tremendo, il conflitto in Israele. A raccontare quanto è avvenuto all’arrivo in Italia è l’ex assessore provinciale Piera Olivieri, che per tanti anni è stata responsabile dell’ufficio turismo nei Comuni di Alassio e Albenga.

La Olivieri faceva parte del gruppo accompagnato dal parroco di Alassio Canonico Don Gabriele Corini e dal Vicario Generale della Curia Monsignor Bruno Scarpino. “Il pellegrinaggio è stato stupendo abbiamo visitato i luoghi più belli ed importanti della nostra Fede- spiega la Olivieri – Abbiamo avuto piena coscienza dei pericoli soltanto l’ultimo giorno di permanenza in Israele. Dall’Italia hanno cominciato ad arrivarmi messaggi di tantissime persone preoccupate. Avevamo il volo confermato alle 17 e 30 dall’aeroporto di Tel Aviv. Avevamo paura di non riuscire a partire. All’aeroporto c’era una confusione incredibile: migliaia di persone soprattutto turisti e pellegrini in attesa di imbarcarsi al più presto. In quei momenti abbiamo percepito una tensione altissima”.
Il gruppo di pellegrini ingauni alla fine è riuscito ad imbarcarsi con un ritardo di 5 ore con un il volo della compagnia aerea israeliana El AI: “Abbiamo cambiato rotta per evitare di passare sopra la striscia di Gaza. Ci siamo diretti verso la Grecia, poi su Venezia e infine siamo arrivati a Milano all’una di notte”. A quel punto, con l’arrivo in Italia, sembrava che i disagi e le preoccupazioni fossero finite, ma per i pellegrini ingauni c’era da scontrarsi ancora con un ostacolo: “È paradossale – prosegue la Olivieri – che la cosa peggiore sia successa nel nostro Paese. Siamo atterrati verso l’una, ma le valigie le abbiamo ritirate solo verso le tre. Nel frattempo, pur conoscendo la provenienza del nostro volo, dallo scalo milanese, in quel momento completamente vuoto. Erano certamente informati da dove arrivavamo ed in quale stato d’animo invece nessuno si è fatto vivo per chiederci anche soltanto per sapere come stavamo. Niente”.

Ma purtroppo non è finita: “Il nostro volo aveva accumulato un grande ritardo – conclude la Olivieri- e per la sosta del nostro autobus è stato chiesto all’autista di pagare un pedaggio di 500 euro. Questo per aver tardato di un quarto d’ora. A quel punto abbiamo cercato di parlare con il personale presente e gli abbiamo raccontato tutta la storia. Ma non c’è stato niente da fare: alla fine abbiamo dovuto pagare. Si tratta di una cosa gravissima e vergognosa. La Farnesina forse non si rende conto di quello che succede ai cittadini italiani negli aeroporti internazionali. Non avrei mai creduto che in città importanti come Milano potesse succedere una cosa simile. Purtroppo ne sono stata testimone diretta”.
(Claudio Almanzi)