SANITÀ REGIONALE, M5S LIGURIA: “DESTINARE RISORSE PUBBLICHE AL PRIVATO PER RISOLVERE I NODI DELLA SANITÀ NON È LA RISPOSTA”

 

Genova. “Il Secolo XIX, sulla privatizzazione del Saint Charles di Bordighera, ieri ha titolato: “Private hospital”. Toti e suoi ora si sentono finalmente appagati? Ma chissà cosa ne pensano i cittadini, che da anni fanno i conti con una sanità pubblica allo sfascio tra liste di attesa infinite e la necessità di andare in altre regioni per farsi curare. Un trend, quello delle fughe, che ha generato un buco pazzesco: il costo della mobilità passiva sanitaria per l’anno 2022 (ultimo dato a disposizione) ammontava a 146 milioni di euro. E son costi destinati a lievitare. È normale tutto questo? No. E non ci rifilino i soliti bla bla e lo scaricabarile, perché ai cittadini non interessa. Soprattutto a chi paga l’insufficienza cronica delle principali specialità che innesca le “fughe” in altre regioni: parliamo di ortopedia, neurochirurgia (chirurgia protesica), cardiochirurgia e chirurgia bariatrica. Regione si deve rendere conto che le soluzioni tampone, come assegnare a erogatori privati di tutta la Liguria più di 120mila prestazioni di diagnostica per immagini (il finanziamento è di 7,4 milioni di euro), non sono la risposta. E fanno peraltro a botte con le recenti dichiarazioni del presidente di Confindustria Sanità Liguria Riboli e dell’assessore Gratarola, secondo i quali in Liguria il privato non esisterebbe. Falso. Esiste, e le prove sono davanti agli occhi di tutti”.

Così, i parlamentari pentastellati Roberto Traversi e Luca Pirondini con i consiglieri regionali del M5S Liguria Fabio Tosi e Paolo Ugolini, che martedì prossimo porteranno in Consiglio regionale un’interrogazione proprio sull’affidamento di 120mila prestazioni ai privati con un finanziamento di 7,4 milioni di euro.

“È sempre più evidente come la Giunta di centrodestra stia cercando di portare in Liguria il modello lombardo di sanità privata senza neanche avere le strutture idonee – fa sapere Tosi -: si pensi per esempio a interventi chirurgici eseguiti in strutture private come l’ICLAS di Rapallo, dove non vi è il Pronto soccorso o reparti h24. Se i pazienti operati e dimessi avessero un problema magari nella notte nei giorni successivi all’intervento o nei weekend, si recherebbero ovviamente negli ospedali pubblici con il Pronto soccorso e questo paradossalmente significherebbe anche in termini di costi “scaricare” sulla sanità pubblica il costo del ricovero dovuto alla complicazione. Un altro esempio di cattiva gestione sanitaria l’abbiamo visto con lo stesso ospedale di Bordighera a gestione privata, in cui ha svolto turni in PS una falsa dottoressa, fatto questo dovuto evidentemente allo scarso controllo nell’assunzione del personale medico”.

“I tagli alla sanità pubblica sono un dato di fatto a livello nazionale, sia in rapporto al Pil (dal 6,6 al 6,2%), sia in termini assoluti (da 134,7 a 132,9 miliardi di euro). Le scelte operate dall’esecutivo mettono in evidenza come si stia puntando, invece, sulla sanità privata. Ed è esattamente quello che sta facendo Toti in Liguria, con la spinta continua verso la privatizzazione con la scusa di risolvere le emergenze”, chiosa Pirondini.

“Allo sfacelo della sanità ligure, noi proponiamo investimenti nel SSN e non nella sanità privata, nella quale ciò che si investe non torna indietro. Anzi, non essendo la priorità il profitto, gli investimenti nella sanità pubblica porterebbero utili che verrebbero reinvestiti per migliorare le strutture o assumere personale sanitario: si potrebbe pensare a incentivare il personale sanitario a eseguire prestazioni in più per ridurre le liste d’attesa e conseguentemente ridurre la spesa della mobilità passiva sanitaria”.

“Proponiamo anche una riorganizzazione sanitaria previa una mappatura dei bisogni reali della nostra regione, con progetti a lungo termine e dando la priorità a dove si è più in carenza di prestazioni: ad esempio, investendo per ridurre le liste d’attesa nelle specialità dove vi è più fuga sanitaria. Ciò comporterebbe anche un efficientamento della nostra sanità con un risparmio di milioni di euro che non regaleremmo più alle regioni limitrofe”.

“A livello nazionale – concludono i portavoce del M5S -, per slegare gli investimenti e i progetti sanitari dalla giunta regionale di turno, modificare le nomine dei direttori generali che non devono essere scelti dalla politica ma attraverso concorsi pubblici nazionali”.
(C.S.)