Poeti del Cenacolo Symbol 2000: Anto Dovid
Anto Dovid: fra Liguria, memoria e soglia

Il Cenacolo Ligure-Ponentino Symbol 2000 è stato formalmente costituito ad Albenga il 2 giugno 2004, dopo un’esperienza di incontri avviata fin dai primi mesi dell’anno Duemila.
Legato alla tradizione poetica ligure del Novecento, il Cenacolo rivolge particolare attenzione al paesaggio, ai luoghi, alla memoria, agli affetti e alle figure umane della Liguria di Ponente. La sua ricerca si sviluppa dalla poesia lirico-descrittiva a una forma più scarna e concentrata, fino alla poesia ermetica ligure-ponentina «di soglia», fondata sulla sottrazione, sulla sospensione e sull’affioramento del senso.
Presentiamo uno dei componenti più partecipativi del Cenacolo Ligure-Ponentino Symbol 2000: Anto Dovid, poeta di formazione classica, legata alla Liguria, sua terra natale. La sua poesia muove dal paesaggio, dalla memoria affettiva e dei luoghi e dagli oggetti della vita quotidiana, nei quali il tempo lascia tracce discrete. I quattro testi qui proposti — Piazza Liguria, Scoglio della Madonnetta, Il viale dei tigli e Persiana dimenticata — offrono una breve testimonianza della sua voce poetica, capace di unire concretezza dell’immagine, essenzialità e senso sospeso.
Anto Dovid
Anto Dovid, poeta ligure di formazione classica, è tra i componenti più partecipativi del Cenacolo Ligure-Ponentino Symbol 2000. La sua produzione, non molto copiosa, è legata soprattutto al paesaggio ligure, alla memoria affettiva e dei luoghi e alla poesia lirico-descrittiva «di soglia». Tra i suoi testi più rappresentativi figurano Piazza Liguria, Scoglio della Madonnetta, Il viale dei tigli e Persiana dimenticata.
PIAZZA LIGURIA
Il vecchio portone trattiene
l’ombra delle stanze.
Sui vetri appannati
la strada passa
senza entrare.
Due maniglie consumate,
il numero tre.
Basterebbe una mano
ma la casa
si apre soltanto
dalla parte del ricordo.
Anto Dovid
Nota di lettura
Il vecchio portone della casa di piazza Liguria, ad Albissola Marina, diventa una soglia fra il presente e il tempo vissuto. La strada si riflette sui vetri ma resta estranea agli spazi custoditi dalla memoria. Le maniglie consumate e il numero civico conservano una presenza concreta, quotidiana. Nel finale, il gesto possibile dell’aprire si arresta: quella casa non è più raggiungibile dall’esterno, ma continua ad aprirsi interiormente, dalla parte del ricordo.
SCOGLIO DELLA MADONNETTA
Lo scoglio emerge storto,
spaccato dal sale.
Sulla cima la Madonnetta
raccoglie l’ultimo bianco.
Il mare urta alle falde,
si ritira,
torna.
Tra una cresta e l’altra
il cielo si assottiglia.
Nulla trattiene l’acqua.
Eppure quella luce
resta sul punto
in cui la roccia cede.
Anto Dovid
Nota di lettura
Lo scoglio della Madonnetta emerge dal mare come una presenza aspra e divisa, continuamente battuta dall’acqua. In alto, il bianco della piccola immagine sacra si fa luce e punto fermo. Il paesaggio è colto nella sua condizione di confine: la roccia resiste, ma porta già in sé una frattura. La chiusa non risolve il contrasto: proprio dove la materia sembra cedere, resta qualcosa che veglia e non si lascia cancellare.
IL VIALE DEI TIGLI
I tigli fanno volta
sopra la strada.
La luce batte a chiazze
sull’asfalto.
Passi contrari
si sfiorano nell’ombra,
voci che il verde assorbe.
Da un capo all’altro
il viale si consuma.
Chi va sembra partire.
Poi volta
e rientra
nello stesso giorno.
Anto Dovid
Nota di lettura
Il testo concentra lo sguardo sulla geometria del viale e sul movimento opposto dei passanti. La volta dei tigli protegge, ma insieme delimita; la luce, spezzata sull’asfalto, accompagna un cammino che sembra consumare lo spazio senza oltrepassarlo. Le voci vengono assorbite dal verde e la partenza resta soltanto un’impressione. La svolta finale riconduce ogni passo dentro lo stesso giorno: non un ritorno dichiaratamente triste, ma una sospensione fra abitudine, tempo e possibilità di uscita.
PERSIANA DIMENTICATA
Sul muro scolorito
la persiana trattiene
un poco d’aria.
Dietro i vetri
la stanza dismessa
non ha più voci.
Resta aperto
un battente,
come se qualcuno
dovesse ancora
tornare.
Anto Dovid
Nota di lettura
La persiana rimasta aperta sul muro scolorito del vecchio ospedale dismesso diventa il segno concreto di un’attesa che il tempo non ha cancellato. L’aria passa ancora, mentre dietro i vetri la stanza ha perduto ogni voce. Nel battente sospeso sopravvive tuttavia il gesto di chi sembra averlo lasciato così per un ritorno possibile. La chiusa non afferma una presenza: ne conserva soltanto l’ipotesi, fragile e persistente.
CONCLUSIONE
I luoghi come soglia del tempo
Le quattro poesie permettono di riconoscere i tratti essenziali della poetica di Anto Dovid: una scrittura lirico-descrittiva limpida e concentrata, nella quale il paesaggio e gli oggetti conservano le tracce della memoria. La parola non spiega il sentimento, ma lo lascia affiorare attraverso immagini concrete e chiuse aperte, capaci di prolungare il senso oltre il testo.
In Piazza Liguria il portone della vecchia casa separa il presente dal tempo vissuto; in Scoglio della Madonnetta la luce resiste nel punto in cui la roccia cede; in Il viale dei tigli il cammino dei passanti sembra aprirsi alla partenza, ma ritorna dentro lo stesso giorno; in Persiana dimenticata un battente rimasto aperto custodisce l’ipotesi di un ritorno. Ogni luogo diventa così una soglia: fra ciò che resta e ciò che scompare, fra il desiderio di oltrepassare e il movimento che riconduce all’origine.
La Liguria non è soltanto lo scenario privilegiato di questa poesia, ma la materia stessa dello sguardo: case, scogli, mare, alberi e strade raccolgono una memoria affettiva e dei luoghi affidata a pochi segni. Anto Dovid costruisce così una voce essenziale e sospesa, nella quale la realtà quotidiana conserva sempre un margine invisibile, pronto ad aprirsi dalla parte del ricordo.
Zeno V. Bolciani
poeta, critico letterario, saaggista e curatore editoriale
Venerdì 17 aprile 2020 – Anno XIV