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Siamo tutti disperati nel vedere le terribili scene della guerra in Ucraina, i morti, i feriti, le immani sofferenze. Una guerra vicina di casa che per un soffio potrebbe coinvolgerci, diventare nucleare su larga scala. Le radiazioni di Chernobyl (o di qualsiasi altro sito) potrebbero colpirci come in passato, quando hanno causato a molte persone italiane, ce lo ha dimostrato la scienza, danni fisici e alterazioni del DNA. Proprio quel Chernobyl, il cui circondario non è stato mai veramente bonificato e che condanna i bambini del luogo a un rischio altissimo di malattie, come dimostrano i numerosissimi piccoli pazienti oncologici dell’Ucraina.

Anche così, senza le radiazioni, comunque, questa guerra spezza il cuore.

Infatti, vorrebbe ognuno di noi, nella migliore delle ipotesi, perdere la  casa e tutto quanto gli appartiene per partire senza sapere dove andare e come proseguire la vita? Quei bambini che hanno visto scene che noi non riusciamo neppure a immaginare, trascinati via verso ambienti sconosciuti, che adulti saranno? I morti torneranno mai in vita? I feriti resteranno disabili?

La vera domanda, però, è: “Come siamo arrivati a questo punto?”

Da molti anni conosco una Organizzazione koreana, una ong, HWPL, che lotta per la pace. I Koreani sanno per esperienza cosa sia la guerra e quali tragiche conseguenze porti con sé perciò si impegnano molto. HWPL, tra l’altro, dato che spesso le religioni sono state l’alibi di vari conflitti (anche se sono il potere, il denaro, la follia, e non certo la fede, ad armare le persone) ha organizzato incontri fra religiosi di tutto il mondo perché si conoscano tra di loro, imparino a rispettarsi, pur pensandola in modo diverso, e condividano queste esperienze con le loro comunità. Mio marito, Zahoor Ahmad Zargar, in rappresentanza dei musulmani italiani, collabora con tale Associazione dal 2016. Ma HWPL ha coordinato anche gruppi di donne di tutti i continenti, di giovani, di studenti/esse, di giornalisti/e, ha cercato in ogni modo di spargere spirito di fratellanza sulla Terra. Il 14 marzo 2016, inoltre, HWPL ha proclamato la Dichiarazione di Pace e Cessazione della Guerra, composta da 10 articoli e 38 clausole, che mira a ripristinare lo spirito base dell’istituzione delle Nazioni Unite. Tale Dichiarazione incarna i principi e le misure per prevenire e risolvere i conflitti e sostenere una società globale pacifica: nei primi articoli  invita gli Stati a cooperare per un disarmo graduale, a riutilizzare gli impianti di produzione di armi per servire scopi vantaggiosi per l’umanità e a sviluppare relazioni amichevoli basate sul rispetto del principio dell’uguaglianza dei diritti e dell’autodeterminazione dei popoli. Poi, invita a riaffermare il ruolo degli organismi di vigilanza internazionali nel mantenimento della pace e della sicurezza globali e chiedere l’arbitrato, la mediazione e la conciliazione come mezzi per risolvere pacificamente le controversie. Infine, affronta i principi e la condotta che possono custodire una società globale pacifica una volta stabilita. In questi giorni, ha pure inviato a 192 paesi una dichiarazione per la pace in Ucraina. (L’ONG internazionale HWPL invia una dichiarazione a 192 paesi per ripristinare la pace in Ucraina – Digital Journal )

HWPL non è l’unica Associazione che si batte da anni, eppure la sua voce è stata completamente inascoltata.

Quella voce, insieme a quella dei pacifisti, doveva, infatti, impedire l’invasione, doveva attivare tutta la diplomazia europea; dovevamo andare tutti insieme da Putin, trovare un compromesso, far tacere quell’America che alimenta la guerra nel mondo ma sempre lontano dal proprio suolo.

Non abbiamo ascoltato l’ammonimento che ci diceva che tutti gli uomini della terra hanno diritto alla vita come noi, che se crediamo in Dio non potremmo mai uccidere un altro, come noi, creatura di Dio.

Siamo stati sordi perché l’uomo non è cambiato dal tempo della pietra, sono solamente cambiate le armi. Almeno, una volta, il comandante combatteva con la spada in mano davanti ai suoi soldati.

Oggi, chi dirige le invasioni, la resistenza, chi invia armi, rimane al sicuro. Schiaccia solo i bottoni, condannando gli altri.

Di questa guerra ucraina, dunque, chi sarà il vincitore? La Russia, che si sente zar e URSS, gli Stati Uniti che non vogliono perdere il loro grande Impero o la Cina che conta ogni giorno di più?

I vincitori non saranno certo gli Ucraini, morti, feriti, deportati e neppure i paesi che hanno scelto la corsa agli armamenti. Ci sarà un nuovo ordine mondiale e i titolari non saranno la totalità degli esseri umani, i popoli,  ma pochi sempre più potenti e sempre più ricchi. Invece di promuovere e potenziare la sanità pubblica, i diritti di donne, uomini e bambini, l’educazione, la dignità del lavoro, molti Governi hanno preferito investire sulle armi. Quelle armi che servono solo a far guadagnare i padroni che le producono e a uccidere e rovinare per sempre persone e paesi.

Allora, mi chiedo ancora come siamo arrivati a questo punto.

E so che è  colpa nostra.  Non abbiamo manifestato per chiedere la smilitarizzazione del nostro paese. Perdiamo ore e ore sui social e non abbiamo chiesto di  togliere le testate nucleari altrui che ospitiamo pericolosamente. Abbiamo goduto nel vendere armi ai paesi assassini, nonostante la legge 185 del 1990, girandoci dall’altra parte davanti ai cadaveri di bambini, donne, anziani e sventurati uomini obbligati a offrire il proprio petto alla morte.

Siamo stati schiavi di una propaganda che ci fa immaginare felice un mondo diviso in blocchi imperialisti senza umanità ma solo dominio da una parte e sottomissione dall’altra.

Invece di rispettare il Comandamento morale “Non uccidere”, cerchiamo sempre di stare dalla parte di chi ci darà qualche obolo, magari qualche miliardo per far tacere la nostra coscienza, sempre che l’abbiamo ancora.

“Panem et circenses” è sempre la nostra unica aspirazione.
(Renata Rusca Zargar)