L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, UNA RIVOLUZIONE SILENZIOSA

L’IA ha spalancato le porte della nostra esistenza con una tale irruenza da non darci neppure il tempo di fermarci a riflettere sulle possibili implicazioni, sul modo in cui avrebbe condizionato ogni aspetto del nostro vissuto. Gli algoritmi ormai decidono quali notizie mettere in rilievo, i film che dovremmo vedere, i libri che dovremmo leggere.. gli alimenti da preferire.. L’impatto è stato forte, ha scosso le fondamenta del nostro pur avanzato progresso tecnologico, proiettandoci in un futuro in cui protagonista sarà l’innovazione, come non si poteva neppure ipotizzare. E l’era dell’IA è appena iniziata, gli argini sono rotti, ma gli esperti prevedono ben altri sviluppi.
La società non ha avuto tempi adeguati per valutare gli aspetti etici e psicologici di questa invasione silenziosa. E non ci ha chiesto neppure il permesso, siamo totalmente immersi in questo pianeta digitale. Il dibattito filosofico sulla ‘questione’ imperversa nel tessuto connettivo delle nostre relazioni, ci confortiamo con l’altra faccia della medaglia: dopo tutto questa rivoluzione tecnologica è un’opportunità evolutiva veramente travolgente.
Eppure, l’espressione quasi magica di “Intelligenza Artificiale” (che poi tanto artificiale non è..), non è stata coniata nel secondo millennio, ma verso la metà del Novecento, esattamente nel 1956, anno dello start autentico, allorché a Dartmouth, alcuni scienziati, fra i quali John McCarthy, fissarono i pilastri di queste prospettive nel mondo digitale, e per la prima volta si parlò di IA. Era un’alba che prometteva una luce a venire, c’era solo un vago sentore di svolta, un raggio lontano che proiettava comunque una solida promessa di cambiamento. Alla luce di oggi si potrebbe dire che è come Sirio, una stella luminosa tra le conquiste del progresso.
Certamente, in quel lontano 1956, il sogno non si era spento all’alba, solo che era necessario un iter di studi e conoscenze necessari a piantare le basi per un’autentica rivoluzione dell’intelligenza artificiale in epoca moderna. E di strada, in attesa dell’applicazione di questo processo ne è stata fatta, fino al 2012, quando, AlexNet con il successo della rete neurale, ha permesso a quel sogno di realizzarsi.
Una rete neurale artificiale è un modello di calcolo matematico, che ha preso in prestito il nome da quella biologica dell’encefalo umano. Neuroni artificiali, dunque, che attraverso gli input simulano una sorta di sinapsi, producendo infine il risultato richiesto, derivante dall’enorme impulso di dati resi disponibili. Utilizzando pertanto le reti neurali, ‘istruite’ su enormi quantità di testo, affinché sia possibile prevedere e generare risposte in sintonia con ciò che viene richiesto.
Dopo alcuni anni i progressi e gli sviluppi sono stati notevoli, investimenti compresi, e nel 2015 una società creata senza un vero scopo di lucro, Open AI (almeno agli esordi questi erano gli intenti), intendeva offrire al mondo delle opportunità per semplificare l’attività umana in ogni ambito. Poi, considerato l’enorme impiego di risorse umane altamente specializzate, e investimenti, il profitto è entrato dalla finestra, e oggi dato l’enorme flusso di fruitori dei servizi offerti, ben poco resta di gratuito.
Nel 2017 è la svolta dei modelli linguistici, che tramite l’Architettura Transformer da parte dei tecnici di Google, ha portato agli sviluppi dell’IA moderna.
Di certo con l’avvento dell’Intelligenza Artificiale il mondo ha subito profonde trasformazioni, la sua applicazione in ogni settore della società è diventato pervasivo. Nulla sfugge a questa trasformazione che coinvolge tutti, direttamente o indirettamente. E’ una rete di connessioni che impatta il lavoro migliorandone l’efficienza e l’organizzazione, creando nuove opportunità e figure professionali più specializzate. Una IA attiva In ogni ambito, da quello riguardante la produzione industriale, tramite il suo impiego razionale, che ottimizza i processi produttivi e rende più funzionali i servizi ad ogni livello. Importante è il supporto nella progettazione e design. L’IA ha rivoluzionato gli strumenti visivi, attraverso l’elaborazione e generazione di immagini, in modo avanzato, simulando le espressioni umane di riferimento. In questo contesto, i dermatologi possono utilizzarla per simulare l’invecchiamento cutaneo, in modo verosimile, diventando un prezioso supporto per questo tipo di studi in ambito medico.
Le applicazioni dell’IA nelle strutture sanitarie sono davvero tante, dal campo della diagnostica ai vari settori della specialistica, non esclusa l’analisi di esami strumentali, quali Tac, Risonanza, Radiografie, analisi di dati genetici e molecolari. L’IA viene applicata nelle strutture ospedaliere anche nell’amministrazione complessa per la gestione dei dati, rendendo più snelli i processi di elaborazione.
Ci sono sfide che sono ancora aperta nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito sanitario, quali la privacy, e la tendenza ad un utilizzo eccessivo di questa tecnologia, che potrebbe, secondo i pareri critici, insidiare l’autonomia decisionale del personale medico, al quale, per ovvie ragioni, spetta la supervisione e l’ultima parola su tutto ciò che riguarda il paziente e la sua patologia. La validazione clinica resta pertanto strettamente riservata alla competenza dei medici.
E’ anche opportuno sottolineare che l’IA non è una scienza esatta, perché i suoi ‘neuroni’ sono artificiali, e non può avvalersi della conoscenza oggettiva della realtà, o della capacità di ragionare alla stregua di un umano. La grande quantità di dati che può analizzare in modo autonomo, rientra nell’ambito dei sistemi probabilistici, l’IA, nonostante il nome, ha ben poco a che fare con l’intelligenza umana, non è concettuale, agisce con automatismi sulla base dei dati o input che può ‘leggere’ ed elaborare, previo opportuno ‘training’.
Gli errori sono insiti nel sistema, ancora acerbo in termini di perfezionamento. Certe risposte possono contenere inesattezze, quando non essere totalmente false, e vengono definite, non a caso, ‘allucinazioni’, dato che l’IA, pur di fornire un risultato, può inventare dettagli, rendendolo inaffidabile.
Tali inconvenienti possono verificarsi perché i dati non sono stati aggiornati, o non sono sufficienti a esprimere una risposta plausibile. Se si tratta di temi complessi, l’IA può in qualche modo incorrere in una sorta di ‘congestione’ che porta a risultati non attendibili: ovvero il suo supporto non è infallibile. Per questo la verifica è sempre necessaria, l’IA non si basa su un ragionamento critico, come si è visto.
Siamo ancora in una fase di perfezionamento, primordiale, si potrebbe dire, e tuttavia gli esperti sono convinti che nel volgere di qualche anno si potrà interagire con l’IA in modo più fluido e naturale. Ovvero saremo protagonisti di un’esistenza ibrida, vivremo tra il reale e il virtuale, che ha già una precisa definizione: metaverso. Intanto, si stima che l’Intelligenza Artificiale porterà ad una crescita globale di circa 13 trilioni di dollari, e che in termini di velocità di diffusione supererà Internet. Il progresso e l’innovazione hanno ormai sviluppato i ‘recettori’ giusti per un impiego funzionale alle esigenze tecnologiche del nostro tempo.
La potenzialità dell’IA è in continuo divenire, certamente rivoluzionerà ancora di più la Sanità (soprattutto la diagnostica), la Finanza, la Logistica, i Servizi, con i Trasporti e tanto altro. La creazione di contenuti, tramite testi, immagini e video, è ormai una risorsa alla portata di tutti.
Gli aspetti negativi non sono tuttavia da sottovalutare, un esempio viene dall’impiego dell’IA nell’informazione. Le fake news stanno diventando un autentico problema per chi è interessato ad un’informazione obiettiva, che derivi da una semplice analisi dei fatti. Le notizie false rappresentano una delle minacce più significative dell’era digitale. Non è edificante concludere che l’IA ha reso la creazione di disinformazione più rapida, economica e verosimile, radicalizzando un problema che in qualche misura era già noto, ma non ai livelli attuali. Secondo il Centro di monitoraggio sull’IA, 2.089 siti diffondono notizie tramite IA in modo non trasparente, e soprattutto senza alcuna supervisione umana.
L’Unione Europea ha recentemente emanato una legge pionieristica per una regolamentazione etica dell’Intelligenza Artificiale. E’ nota come AI Act, ossia Regolamento UE 2024/1689. Si tratta della prima legge organica al mondo nell’ambito dell’IA, ed è entrata in vigore nei primi giorni di agosto del 2024. Il fine è quello di tutelare i cittadini e garantirne un uso etico, sicuro e nel rispetto dei diritti fondamentali. Sono previste sanzioni, con multe fino a 35 milioni di euro, o al 7% del fatturato globale annuo per le violazioni più gravi. Con queste norme si vietano sistemi considerati pericolosi, a questo scopo le regole sono rigorose per i rischi dell’IA generativa. La sua piena applicazione è prevista per il 2 agosto dell’anno in corso.
“Non basta rinnovare, bisogna governare l’innovazione stessa”, sostengono gli esperti del settore, ma deve esserci chiaro che dall’IA non si torna indietro, anche perché la sua pervasività le ha permesso di insediarsi ovunque nella società organizzata. E’ evidente che questa grande conquista del secondo millennio ha tracciato un solco profondo in ogni sfera d’azione delle relazioni e attività umane, anche se i margini di errore esistono e resta un sorvegliato speciale delle tecnologie più avanzate.
L’Intelligenza Artificiale con gli anni sta sollevando quesiti sugli sviluppi futuri, ancora imprevedibili, ma le cui prospettive inquietano un po’. Se si considera il livello raggiunto, e la smania di autonomia dei suoi processi, questa tendenza ‘ad andarsene per i fatti suoi’, dimenticando che il vero protagonista è l’essere umano con le sue insostituibili capacità cognitive, beh qualche conflitto etico viene fuori.
E’ quasi naturale chiedersi se si stia creando una sorta di diaclasi tra questa straordinaria invenzione, e l’ingegno umano che l’ha generata, causando una sorta di sdoppiamento di quest’ultimo, con il suo ‘clone’ artificiale, che in qualche modo razionalizza i dati e ‘ragiona’ sugli input, producendo una risposta coerente, plausibile. Fino a che punto questa sfida tra uomo e macchina istruita, ovvero IA, si potrà spingere?
Che ci sia dipendenza da questo strumento tecnologico, diventato ormai indispensabile, è piuttosto evidente. Ci si sente forti delle solide redini con cui si controllano le potenzialità e l’autonomia di un simile strumento ‘intelligente’. Essere attenti dunque ai risultati sempre più sofisticati: che questo ‘gioco’ di sdoppiamento delle due intelligenze (una umana, l’altra artificiale), non sfugga di mano.
Delega dopo delega, quella Artificiale, attraverso l’automazione cognitiva – dove gli algoritmi non elaborano solo dati e informazioni, ma hanno la licenza di prendere decisioni, passando da strumenti di supporto a vere e proprie entità autonome ‘pensanti’. In certe circostanze può avere in dotazione le chiavi per il ‘comando’, che piaccia o no all’orgoglio della natura umana. Oggi il potere dell’IA è sotto controllo, sul domani, considerato il livello di sofisticazione raggiunto dall’attività degli algoritmi, è difficile profetizzare.
Su un punto però si può avere una certezza: nessuna invenzione, anche la più azzardata, la più folle e geniale, potrà mai sostituire la mente umana. La rete neurale dell’ IA non potrà mai essere comparabile alla rete neurale del cervello umano. Almeno questo resta un punto fermo, davanti a tutti gli stravolgimenti di cui è capace l’uomo con il suo ingegno.
Virginia Murru
Sabato 16 maggio 2026 – Anno XX