Jannik Sinner, fenomenologia di un grande campione

 

Sulle indiscutibili qualità tecniche di questo campione – che fin da giovanissimo ha percorso il firmamento del tennis come una meteora – si potrebbero usare tutti i superlativi del nostro idioma, ma si rischierebbe la retorica. Non si può prescindere, nel valutare i suoi virtuosismi di atleta e il suo singolare modo d’essere, dal temperamento, quell’indole che si presenta agli altri con le sue tipiche espressioni che trasmettono calma, dominio di sé, naturale distacco da ogni input negativo.

La serenità interiore traspare anche dallo sguardo, che sembra una sfida ad ogni possibile raffica del suo ambiente, Sinner è così e basta, sia che il match sia finito in suo favore, il che finora è quasi la norma, sia che ci sia stato qualche cedimento che ha dato ragione all’avversario. Nemmeno una sferzante sconfitta lo ha mai reso vulnerabile sul piano emotivo, si è sempre presentato al pubblico con la sua aria imperturbabile, come volesse trasmettere comunque un messaggio positivo: ‘ok, è andata male, rientra nell’ordine naturale delle cose, sappiate che non sono infallibile, ma neanche arrendevole, e lascio che la ruota giri, poi sarò di nuovo con il mio pugno chiuso’.

In fin dei conti sa che la vita deve corrispondere alla filosofia cinese dello Yin e Yang, ossia rassegnarsi a queste forze cosmiche opposte e accettarne le leggi: la luce e l’oscurità, in perenne interdipendenza. Sinner ha personalità ‘da vendere’, si potrebbe dire, perché questo ha dimostrato. Ma chi è davvero questo fenomeno, cosa fermenta in quell’animo che non si scompone nemmeno davanti alle intemperie?

La prima caratteristica di Jannik Sinner è l’equilibrio, non ha però necessità di essere un funambolo per gestire le sue eccezionali doti di fuoriclasse. Basta osservarlo durante i match per capire che il talento emerge da un controllo spontaneo e istintivo, non si ha mai l’impressione che abbia necessità di esercitare forzature nel suo modo di rapportarsi con gli altri. Egli è la persona che tutti possono osservare quando si confronta con un avversario, durante le interviste, o mentre scambia opinioni con il suo team.

E’ stato detto con un luogo comune che è una forza della natura, ma il flusso delle sue risorse emerge da una ponderazione innata, dalla calma dei gesti e del modo di esprimersi, si avverte quella quiete interiore che incide sui risultati degli incontri. L’equilibrio e la calma determinano il controllo dell’energia e delle tensioni, raramente esprime euforia dopo una vittoria, conquistata anche dopo ore di intenso impegno sul campo. I suoi gesti restano misurati davanti al pubblico. Certo alla fine di un match, a volte anche sofferto, un minimo di esultanza e il sorriso di liberazione sono il naturale compendio di un successo rincorso con il dovuto istinto di prevalere sull’avversario, ma poi, specie davanti allo sconforto dell’altro, che a volte si conclude anche in lacrime, sembra che il nostro campione si rammarichi. Perché nonostante l’apparente distacco è sensibilissimo.

Di Sinner resta il mistero di una personalità libera da ogni intrico emotivo, la serenità di uno sguardo che disarma anche i più riottosi, che a tutti i costi vorrebbero trovare i puntini neri su un foglio bianco. Egli non è un campione ‘costruito’ con gli artifici di modelli e strategie psicologiche volte a condizionare la percezione del pubblico. Sinner è già un modello spontaneo di personalità ben definita, che si è auto plasmato, senza ricorsi a risorse discutibili. La resilienza che lo rende impassibile davanti alle rare sconfitte, gli permette di bypassare le insidie dei contraccolpi emotivi, semplicemente accetta una ‘caduta’ come parte della scelta di mettersi in gioco, nessuno del resto è immune da errori.

Non ha mai lasciato intuire d’essere ossessionato dal risultato, benché sia ovvio che miri alla vittoria e a galvanizzare meritatamente se stesso. Stupisce perché anche prima dei vent’anni si presentava con serietà, e dalle interviste emergevano già le impronte di un campione che conosce la strada, e sa bene dove andare. Serietà ed impegno, dunque, quali strumenti, tracciati per raggiungere gli obiettivi, pur senza immolare alla gloria i suoi giovani anni.

Un raro esempio di consapevolezza e controllo sulle situazioni, senza spendere troppo tempo in training autogeno, dato che è naturalmente incline alla calma dei propri atti. Le emozioni ci sono, è normale prerogativa umana, è evidente, ma non prevalgono mai sulla norma e il focus dei suoi impulsi. Questo è uno dei segreti del suo sapere essere campione: mai farsi travolgere dalle circostanze, o perdere il senso della realtà, nemmeno quando i risultati lo hanno portato ai vertici, al massimo dell’eccellenza in ambito mondiale, anche quando il paradiso sembra avere solo porte girevoli.

Jannik ha privilegiato la perseveranza, tenendo conto dell’aleatorietà dei risultati, come accade in tutti gli sport, ovvero non osservare l’orizzonte della propria potenzialità come un dato scontato, sul quale scommettere senza considerare le variabili di ogni incontro. Sottolinea con umiltà che mira alla crescita, al superamento dei punti deboli, finestre nelle quali l’avversario può insinuarsi condizionando i risultati. Sostiene per questo che l’impegno è rivolto al miglioramento delle sue performance, sa che nessuno può stare su un piedistallo contando solo sul talento e l’abilità. Egli punta sempre a crescere, ne fa un traguardo, consapevole che le risorse psicologiche e mentali, le cosiddette ‘growth mindset’, sono la prerogativa fondante di ogni campione, in ogni sport.

Sinner conosce bene se stesso, i punti di forza e le inevitabili fragilità, ma è strutturato interiormente per seguire una disciplina di vita in cui c’è poco spazio per l’esaltazione, il fragore che crea intorno a sé un fuoriclasse dotato di speciali caratteristiche personali e sportive. Non è un mistero che ami il silenzio piuttosto che l’eccesso di rumore, e questo non significa che abbia la vocazione per l’ascetismo, trova gli spazi per le amicizie, i sentimenti, l’irrinunciabile affetto della famiglia, che mette in primo piano, davanti a tutto. Sa amministrare con perizia il suo tempo.

L’equilibrio indiscutibile, il saper governare impulsi ed istinti, tenere dunque le redini delle proprie emozioni, anche quando una sconfitta brucia e può creare sconquasso sul piano emotivo, sono i suoi assi vincenti. La calma e il controllo, d’accordo, sono gli asset del suo saper essere presente a se stesso, anche in tempi sfavorevoli, quando non di rado il pubblico ti osserva in modo critico, e quel flusso di energia travolgente viene scossa da un improvvido senso di incertezza.

Gestire le pressioni del mondo esterno, talvolta dei tifosi, considerato il ruolo di primo piano che svolge nell’ambito di uno sport come il tennis, non è certamente semplice, ma egli dimostra coerenza anche su questo aspetto della personalità ,che si potrebbe definire ‘zen’. Egli rientra in questa categoria di persone che sanno esercitare un controllo sulle proprie pulsioni interiori, ma senza seguire discipline che richiedono solitamente impegno psicologico e tempo.

Un fenomeno sicuramente, dunque, per le peculiarità personali che delineano un profilo fuori dal comune. Non è scontato conquistare l’attenzione della gente semplicemente attraverso il saper essere se stesso, ma è un dettaglio che col tempo diventa una carta vincente, allorché si accompagna ai virtuosismi dei risultati, raggiunti con impegno costante e serietà nella preparazione atletica di ogni match. A suo favore anche la struttura di un fisico imponente, scattante, che si traduce in notevole potenza di battuta, velocità, resistenza allo stress e alle situazioni avverse. Ovvero un fisico reso duttile e performante dalla cura e il rigore nella routine degli allenamenti quotidiani.

Una versatilità di pregi che ha indotto il suo preparatore atletico a definirlo un ‘decatleta’, ossia capace di un adattamento eccezionale alle condizioni più complesse. Un nerd della disciplina, che lo ha portato a diventare Numero Uno del mondo. Una mistura di talento, personalità, naturalezza e ostinazione a difendere la semplicità delle sue concezioni di vita e sportive, senza nulla ostentare, anche nei momenti in cui la vittoria si offre come un lasciapassare alle tentazioni del privilegio, con qualche licenza per innocenti evasioni. Festeggia ogni vittoria davanti al pubblico con un pugno chiuso, mette infine il suo sole in tasca, non gli permette di abbagliarlo. E ancora calmo, con il suo inglese perfetto risponde ai giornalisti ammiccando solo qualche attimo all’euforia per rientrare subito in sé, quasi non vedesse l’ora di archiviare l’ennesimo successo, mai ottenuto ‘by chance’, ma con il sudore nella fronte. E’ così che mette a tacere ogni superbia. Si esprime semplicemente, lui, la magniloquenza non gli appartiene.

Certamente non è stato esattamente una statua di bronzo, ma ha mantenuto il piglio di quella natura umile e vocata alle cose semplici, con il punto fermo dei valori affettivi, ma anche l’occhio sensibile rivolto a chi è meno fortunato, che lo ha portato ad allungare mani e cuore verso obiettivi nobili di carattere umano e sociale. Questa è, in spiccioli, la ‘fenomenologia’ Sinner, perché senza volerlo è diventato un fenomeno, un’icona del tennis, amatissimo da tutti, in particolare dalle giovani generazioni, bambini compresi.

Merito delle sue attrattive interiori, di quel porgersi garbato, sempre orientato a disimpegnarsi dagli onori, a svincolarsi dal ‘vademecum’ dell’essere campione, per rientrare in quel perimetro personale che gli è congeniale e nel quale ritrova se stesso senza il rischio di farsi travolgere dai richiami e i cliché della notorietà. Quasi fosse un’insidia per il suo equilibrio, che sembra misurato al grammo, tanto è coerente verso i suoi principi, e impermeabile alle emozioni forti, quelle che ti portano in altre simmetrie, in altro da sé.

Qui è il caso di dire che campioni si nasce, anche se poi, ad ogni sfida, devi sapere spiccare il volo, come i falchi, non come i comuni esseri alati.

Jannik Sinner passerà alla storia dello Sport, non solo per l’eclettico ed eccezionale campione che è, ma anche per il suo speciale modo d’essere: una personalità scolpita nella pietra, al servizio del suo talento.
Virginia Murru
Sabato 11 aprile 2026 – Anno XX