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Il Pianeta Terra non aveva tempo di fermarsi un momento.

Un po’  doveva girare su se stesso, un po’ intorno al Sole, poi, c’erano la rotazione del suo asse che gli sembrava di essere una trottola e, recentemente, aveva persino saputo dagli scienziati che l’Universo si stava espandendo trainando il sistema solare con sé come l’uvetta in un panettone che lievita!

Tutte questioni complicate.

Meno male che almeno lei, la Luna, non creava confusione: sorrideva sempre, mentre transitava intorno con quel suo faccione rotondo, come al solito.

Ultimamente, però, le cose non andavano bene.

Gli esseri umani si erano moltiplicati strepitosamente: negli ultimi trent’anni erano addirittura raddoppiati.

E non bastava! Avevano sporcato  l’ambiente, riempito l’atmosfera di fumo nero, lordato l’acqua con scarichi e immondizia, sterminato animali e piante…

-Dai, non te la prendere. –  consolava la Luna, mentre illuminava quel Pianeta a cui era affezionata da tempo immemorabile – Vedrai che gli umani faranno pulizia e sistemeranno tutto.

-Figurati! Sono degli sconsiderati. Se guardi bene, persino nei Mari e negli Oceani ci sono intere isole di plastica gettata via avventatamente che né il sale né le onde possenti riescono a eliminare! A causa del loro lerciume, poi, i virus imperano ovunque e  neppure io riesco più a combatterli.  Come non posso arginare gli sconvolgenti alluvioni, uragani,  tempeste… –

Il Pianeta era davvero stanco, non ce la faceva più a sopportare tanta gente maleducata e senza rispetto che aveva ridotto i suoi ammalianti paesaggi a una vera e propria discarica.

Un giorno o l’altro, si sarebbe lasciato cadere in un buco nero o si sarebbe avvicinato al Sole facendo friggere tutto quanto!

La Luna non sapeva più cosa rispondere e gli inviava ogni notte solo  un tenero abbraccio di luce.

Una mattina, però, la Terra aveva notato un considerevole gruppo di persone che si erano riunite per discutere del futuro dell’ambiente. Molti, specialmente i giovani, erano allarmati per i cambiamenti climatici. I ghiacciai perenni, difatti, si scioglievano, i mari si alzavano sommergendo terre popolose, venti furiosi trascinavano via case e abitanti generando onde gigantesche che invadevano paesi e città. Il surriscaldamento del Pianeta causato dall’inquinamento, dall’uso dei combustibili fossili, dallo spreco delle risorse, stava mettendo a rischio la stessa razza umana.  Tutto questo era scritto su tanti cartelli e striscioni ripresi dalle televisioni mentre bocche consapevoli di ragazzi e ragazze urlavano al mondo intero.

-Finalmente, hanno capito! – meditava la cara Terra – Forse, i miei inquilini cambieranno, prima che sia definitivamente troppo tardi!

-Vedi che avevo ragione! – confermava il raggio arancio della Luna.

Non si sa, però, se i grandi magnati, quelli che governavano il mondo senza preoccuparsi della povera gente, avevano davvero deciso di correggere la rotta e di rimediare ai disastri.

Certo è che poco tempo dopo quelle giornate di studio e di protesta, era sopraggiunto il periodo del Natale: una festa sacra per un terzo degli abitanti del Pianeta. Un’importante occasione, dunque, per celebrare la nascita di Gesù che era venuto, molti secoli prima, a salvare l’umanità.

Per ricordare quell’evento miracoloso, allora, si tenevano ovunque luci accese di giorno e di notte: colorate, intermittenti, sui balconi, alle finestre, nelle strade; mentre gli alberi, tagliati via dalle foreste e trascinati in città,  si slanciavano addobbati e luminosi verso il cielo. Numerose auto, poi, giravano senza posa per condurre ogni persona a comprare regali spesso inutili, incartati e infiocchettati a festa. Il povero Pianeta, in pochi giorni, sarebbe stato ancora più puzzolente e ingombro di spazzatura.

Era solo spreco, tanto spreco.

-Non meritano nulla questi popoli! -aveva concluso, infine, la Terra, mentre le sue lacrime di dolore scivolavano via nello spazio.

Quell’anno avrebbe potuto essere una prima occasione di evitare inutile dissipazione di energia per cominciare, almeno dal poco, a cambiare vita e custodire se stessi e quanto avuto in dono.

Un tempo lontano, infatti, Gesù era venuto in una stalla; non possedeva nulla se non un grande sogno: portare il Bene sulla Terra. La rievocazione più giusta sarebbe stata la gioia chiusa nel proprio cuore, la felicità di aiutare chi aveva meno, scaldare chi aveva freddo, accogliere chi soffriva. Invece no.  Come al solito, chi aveva già tutto poteva bere e mangiare persino fino a stare male.  Chi non aveva nulla, invece, continuava a essere rifiutato da tutti, rimaneva nella neve e nel ghiaccio a patire.

-È tutto vano, dunque. Gli umani sono incorreggibili. –

Neppure la Luna aveva più la forza di obiettare perché, questa volta, la Terra aveva proprio ragione.

Gesù, però, dall’alto di una stella ascoltava quei pensieri. I corpi celesti erano arrabbiati e delusi! E non a torto. Uomini e donne sembravano talmente ciechi ed egoisti da non accorgersi del precipizio che avevano imboccato. Certo, non tutti. Molti si impegnavano, denunciavano i problemi, lottavano per il Bene. Ma non contavano nulla.

Dunque, il momento era giunto.

Sarebbe sceso di nuovo sulla Terra.

Forse, in un barcone, forse, in un villaggio senza acqua né elettricità, forse, al confine spinato nel freddo tra quelli che nessuno voleva, forse, in una prigione insieme alle vittime di uno dei tanti crudeli dittatori o, addirittura, sotto i cartoni dove dormivano gli esclusi agli angoli delle vie.

-Chissà se lo riconosceranno. – rifletteva ancora il nostro Pianeta – Chissà se accoglieranno un bimbo abbandonato invece di chiudere gli occhi del cuore e limitarsi ad addobbare uno splendente albero di Natale. Chissà se riusciranno a trovare la forza di mutare davvero. –

Intanto, rivolgendo anch’esso un’accorata preghiera, continuava, per il momento, a girare.
(Renata Rusca Zargar)