Ferrovia a monte, Auditorium gremito: pioggia di “no”
- 31 Gennaio 2026
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San Carlo tutto esaurito per l’assemblea di Sinistra Ingauna e Comitato Territoriale sullo spostamento della tratta Finale Ligure-Andora
Nel mirino costi, stazioni costiere e consumo di suolo agricolo

Albenga. Ieri, venerdì 30 gennaio, l’Auditorium San Carlo ha fatto registrare il tutto esaurito per l’incontro pubblico dedicato al progetto di spostamento a monte della linea ferroviaria tra Finale Ligure e Andora, promosso da Sinistra Ingauna in collaborazione con il Comitato Territoriale. Un tema che continua a dividere e che ha richiamato un forte interesse da parte dei cittadini.
Ad aprire la serata, illustrando obiettivi e modalità dell’assemblea, sono stati Alfonso di Lieto ed Erica Crespiani. Al tavolo dei relatori Davide Michelini, membro del Comitato Territoriale e imprenditore agricolo; Franco Stalla, fondatore del Comitato, attivista WWF e storico rappresentante degli agricoltori ingauni; e Marcello Grenna, presidente provinciale di Coldiretti Savona.
In platea numerosi cittadini, residenti e turisti, insieme ad esponenti politici e amministratori locali. Relazioni serrate e supportate da dati e grafici hanno lasciato ampio spazio al confronto con il pubblico, che ha partecipato attivamente con domande e osservazioni.
A rompere il ghiaccio è stato Davide Michelini, che ha contestato l’impostazione stessa dell’opera: “Non stiamo parlando di un raddoppio, ma di uno spostamento a monte e della costruzione di una nuova linea ferroviaria”. Secondo Michelini, il progetto comporterebbe la perdita delle stazioni costiere e, per Albenga, una nuova stazione collocata nell’area di Bastia, a circa sei chilometri dal centro.
Particolare attenzione è stata dedicata alla Piana di Albenga, indicata come una delle aree più penalizzate. Sul tema della velocità, Michelini ha ridimensionato i benefici annunciati, sostenendo che il risparmio di tempo sarebbe limitato a pochi minuti, mentre le principali criticità si concentrerebbero nel nodo ferroviario genovese.
Nel corso del confronto alcuni cittadini hanno sottolineato anche la questione dell’assenza dei sindaci del territorio. È stato precisato che non c’è stato un invito ufficiale rivolto ai primi cittadini e che l’incontro era aperto a tutta la cittadinanza.
Nel suo intervento, Stalla ha posto l’accento sulle criticità ancora aperte, in particolare sul fronte degli espropri e dei ricorsi amministrativi, ricordando che sono in corso iniziative legali anche a livello europeo.
Netta la posizione del presidente provinciale di Coldiretti Savona, Marcello Grenna, che ha richiamato l’attenzione sull’impatto agricolo: “Si parla di circa 100 ettari di terreno fertile che verrebbero sottratti alla produzione”. Secondo Grenna, le ricadute potrebbero coinvolgere numerose aziende agricole, con effetti occupazionali e rischi anche sul piano idrogeologico.
È stata infine messa in discussione anche l’utilità dell’opera per il trasporto merci, poiché i tunnel esistenti non consentirebbero il passaggio dei tir su treno. Da qui la richiesta di fermare lo spostamento a monte e di puntare su un potenziamento del servizio ferroviario esistente, mantenendo le stazioni nei centri abitati ed eliminando i passaggi a livello.
Il tracciato prevede inoltre la realizzazione di 49 chilometri di gallerie, con 11 nuovi tunnel da scavare, ritenuti a rischio per la stabilità del sottosuolo e per le falde acquifere. Nel dibattito è stato richiamato anche il tema della salute, con riferimenti alla presenza di materiali radioattivi in alcune aree e all’utilizzo di sostanze chimiche nei cantieri.
Particolari preoccupazioni sono state espresse anche sul fronte agricolo e ambientale. Il progetto viene accusato di determinare la distruzione di circa 300 ettari di terreno fertile, con gravi ricadute sulla Val Maremola, sulla pianura di Borghetto e sulla Piana di Albenga, coinvolgendo oltre cento aziende agricole.
Secondo quanto riferito nel corso dell’assemblea, nel tratto Andora–Sanremo, dopo lo spostamento a monte, si sarebbe registrato un calo dei passeggeri stimato intorno al 45%.
Uno dei punti più contestati riguarda la riduzione delle stazioni lungo la Riviera di Ponente. Con lo spostamento a monte scomparirebbero le fermate di Borgio, Ceriale, Loano e Laigueglia, lasciando 19 stazioni su 116 chilometri, a fronte delle 43 stazioni presenti su 91 chilometri nel Levante ligure. Le nuove fermate risulterebbero inoltre più lontane dai centri urbani.
Tra le criticità evidenziate, la durata dei cantieri – stimata in almeno dieci anni – con grandi opere, scavi continui e il transito quotidiano di centinaia di camion attraverso i centri abitati. Un impatto che, secondo il fronte del no, produrrebbe disagi prolungati e nessun reale beneficio per residenti e turismo, a fronte di investimenti miliardari.
Nel corso della serata sono state richiamate anche le principali contestazioni sintetizzate nel materiale informativo distribuito ai partecipanti. Secondo gli organizzatori, parlare di “raddoppio ferroviario” sarebbe improprio: lo spostamento a monte viene definito come un dimezzamento dei servizi ferroviari accompagnato da una trasformazione irreversibile del territorio.
Alla domanda sulle alternative al tracciato a monte, Michelini ha indicato più strade: investire nel trasporto ferroviario regionale, aumentare il numero dei treni, ripristinare binari di incrocio e precedenza, valutare raddoppi in sede dove possibile e adottare soluzioni tecnologiche a basso impatto. Tra le ipotesi richiamate figura anche una soluzione moderna e orientata al futuro, già proposta, sondata e approvata da ingegneri norvegesi, olandesi e italiani: l’interramento della linea in sede, mantenendo tutte le stazioni esistenti, con l’obiettivo di potenziare il servizio e liberare le aree sovrastanti, riducendo l’impatto sul territorio.
L’assemblea si è chiusa con un consenso pressoché unanime contro l’opera e con la richiesta di un confronto pubblico più ampio e trasparente.
Foto Liguria 2000 News
Vincenzo Bolia
Sabato 31 gennaio 2026 – Anno XX



















