Cultura. Maria Rosa Giacon, A Fiume con D’annunzio in Spagna contro Franco

Il titolo è già un incentivo, un’attrazione per aprire questo libro, un’opera che fin dalle prime pagine mette in rilievo, oltre al contenuto di grande interesse storico, il pregio di una prosa finissima. L’autrice, Maria Rosa Giacon, non è certamente agli esordi nel versante della narrativa, ma a colpire sono i virtuosismi espressivi, il naturale talento del saper raccontare, che in modo spontaneo sa creare un mirabile intreccio fra trama e ordito della storia narrata. Storia assolutamente verosimile nel suo svolgersi in un susseguirsi di eventi e vicissitudini perfettamente inserite nel contesto storico di riferimento, ossia la sanguinosa guerra civile spagnola (esplosa in seguito al colpo di Stato dei militari, avvenuto nel luglio del ’36) , che ha poi aperto le porte alla dittatura di Francisco Franco.

Gli eventi storici viaggiano in piena sintonia con le vicende dei protagonisti, i quali, con le esperienze del loro vissuto, aprono scenari che illuminano le scansioni drammatiche di una guerra fratricida, con i suoi percorsi violati da delazioni e ogni sorta di tradimento verso i propri connazionali. In modo limpido questa opera mette in luce la viltà e la violenza che portarono i ‘nacionales’ a sbarazzarsi della II Repubblica spagnola. Il cosiddetto Fronte Nazionale era formato da una coalizione di partiti democratici, che avevano vinto le elezioni nel febbraio del ’36, e dopo neanche 6 mesi subirono l’assalto delle forze nazionaliste, il cui obiettivo era quello d’instaurare, tramite il più bieco nazionalismo, un regime reazionario che non lasciasse scampo alla democrazia.

I fatti sono diventati drammatici nel volgere di pochi anni, il generalissimo si è servito di espedienti politici e morali esecrabili verso il suo popolo, ha fatto ricorso alla propaganda e all’inganno per marciare spedito, passo dopo passo, verso la vittoria della dittatura.

E’ probabile che la Spagna sia stata in qualche modo sorpresa, e non era comunque preparata a difendere i principi di libertà e democrazia sui quali aveva invano investito, non è riuscita ad opporsi con il vigore che una simile virata politica e militare comportava, prima che il potere prendesse il sopravvento. L’autrice del romanzo ha inteso sottolineare questo dettaglio, soprattutto negli ultimi capitoli.

Nonostante i combattenti di sinistra spagnoli fossero stati soccorsi da Mosca, che per ovvie ragioni non aspirava a consegnare il potere politico in mano alla destra, l’esercito di Franco era stato a sua volta troppo foraggiato da Hitler e Mussolini, e questo endorsement fece la differenza nel corso degli aspri combattimenti.

Quest’aria di assalto alle istituzioni, ma ancora di più agli animi fiduciosi della gente, si avverte nella lettura del romanzo: sono gli stessi personaggi con la loro fervida partecipazione emotiva alle sorti della Nazione, con la ferma opposizione all’arroganza dei nazionalisti, che si facevano largo con le armi e i bombardamenti dei nazisti e dei fascisti, a raccontare il dietro le quinte delle furiose battaglie, le sconfitte e la sofferenza nelle retrovie. A raccontare anche con orgoglio di qualche sofferta vittoria, purtroppo non determinante per gli esiti della guerra civile.

La memoria della storia è affidata all’eloquenza di una donna, Aurora, io narrante di tutti gli eventi che hanno scosso la coscienza di un intero popolo, polarizzando nel contempo l’attenzione del mondo intero su quanto stava accadendo. In definitiva la Spagna era il teatro nel quale i regimi reazionari affinavano le armi con l’intento di piegare in primis l’Occidente alle loro perversioni di regime. Il fascismo in Spagna cercava gloria e conferme al suo operato in Italia. Per Hitler era una sorta di palestra in cui sperimentare e mettere alla prova la potenza distruttiva sul piano militare, in particolare dell’aeronautica.

I suoi piani ormai erano maturi per mettere a ferro e fuoco l’Europa, e soprattutto orientare le sue mire di conquista verso Est, sull’immenso territorio sovietico.

Ancora non sapeva, tronfio qual era, e smanioso di supremazia, che stava per giocare a dadi con Belzebù, e che la follia dei suoi sogni altro non era che un’erta già pronta ad inghiottirlo.

La narrazione, oltre che pregevole in termini espressivi, assolutamente scevra da ridondanze o ricorso a sensazionalismi, scorre sciolta, immune da nodi sintattici. La lettura è pertanto agevole, anche perché la scrittura è vivace, così come lo sono i personaggi, caratterizzati in modo mirabile, coerenti in termini psicologici e comportamentali, fino all’epilogo della storia.

La stessa Aurora, protagonista che esordisce in modo disarmante, senza risparmiare i dettagli più intimi dei propri affetti, e il ruolo negativo materno nella sua formazione, ha lottato per seguire un sofferto distacco, che la porterà a trovare la propria strada lontano dalla famiglia d’origine.  Quasi volesse segnare un confine affettivo tra le frustrazioni della sua adolescenza e prima giovinezza con il mondo esterno, sconosciuto e pieno d’insidie, ma più rassicurante per il suo futuro.

Aurora ha cercato orizzonti più affini al suo modo d’essere, commettendo anche errori, ché la vita è un’esposizione continua ai deragliamenti, ma ha percorso imperterrita il corso di un destino che le ha permesso in definitiva di realizzare se stessa, lottando con correnti contrarie, ma difendendo i suoi ideali sociali di giustizia e libertà. Prima in Italia, Paese d’origine, poi in Spagna, con gli amici che combattevano strenuamente contro il pericolo incombente del Nazionalismo.

Il contesto storico e i personaggi che se ne fanno interpreti, nell’economia della narrazione, sono la parte preponderante, che sovrasta i dettagli descrittivi e ambientali, piuttosto circoscritti, dato che è evidente il fine dell’autrice, ossia l’intento di farsi tramite delle vicende raccontate, mettendo pertanto in assoluto rilievo lo svolgimento degli eventi. Oltre tre quarti del romanzo è ambientato in Spagna, in quel climax rovente determinato dalla guerra civile; è quello il focus, e Aurora svolge un ruolo di primo piano allorché si trova a gestire un osservatorio che diventa una ribalta d’eccezione.  I personaggi che la circondano sono attori attivi degli scontri feroci con i nazionalisti, legati profondamente alla causa della democrazia, fino a coinvolgere il figlio minorenne in una sfida all’ultimo sangue per difendere la Nazione dall’assedio militare di Franco.

Quando ormai i combattenti delle Brigate riportano, quali testimoni diretti e protagonisti degli scontri più efferati con i nazionalisti, l’esito di una sconfitta su tutti i fronti, con racconti precisi e circostanziati, la verità diventa difficile da accettare. Troppo erano costati quei combattimenti, troppo sangue aveva attraversato gli argini di una sconfitta a lungo scongiurata. Una sconfitta che significava mettere alla gogna il sogno della libertà, immolando la democrazia, che Francisco Franco aveva già condannato, annientando le speranze di coloro che fino all’ultimo l’avevano difesa.

Il romanzo finisce con qualche colpo di scena riguardante la vita privata della protagonista, di Aurora e del figlio Franco, che erano partiti nel 1930 dall’Italia alla ricerca di un porto franco per tutti gli ideali di giustizia e libertà nei quali lei fermamente credeva. Ironia della sorte era approdata in Spagna, che nel volgere di pochi anni si era trasformata in una sorta di girone infernale, nel quale proprio questi principi avrebbero trasformato l’intera Spagna in un campo di battaglia.

Un romanzo assolutamente fedele ai riscontri storici della guerra civile spagnola, di notevole valore storico e letterario, una delle opere migliori che in questo ambito si possano leggere.(Virginia Murru)
Venerdì 4 ottobre 2024 – Anno XVIII