Crans-Montana, Travaglio e il richiamo allo Stato di diritto
- 28 Gennaio 2026
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Dopo le reazioni del governo italiano sulla tragedia svizzera, il direttore del Fatto Quotidiano richiama il confine tra politica e giustizia

La tragedia di Crans-Montana, costata la vita a circa 40 persone e con oltre cento feriti, continua a suscitare reazioni anche nel dibattito politico e mediatico italiano. Al centro delle polemiche la decisione della magistratura svizzera di concedere la libertà su cauzione al proprietario del locale coinvolto nel disastro, scelta che ha provocato dure prese di posizione da parte di esponenti del Governo italiano.
In particolare, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso pubblicamente sconcerto e indignazione, arrivando a ipotizzare iniziative diplomatiche nei confronti delle autorità elvetiche e sottolineando la necessità di fare piena luce sulle responsabilità dell’accaduto. Dichiarazioni che hanno alimentato un confronto sul ruolo della politica rispetto a procedimenti giudiziari in corso all’estero.
Sul tema è intervenuto ieri, martedì 27 gennaio, Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, nel corso della trasmissione “Otto e mezzo”, condotta da Lilli Gruber su La7. Travaglio ha criticato le reazioni della politica italiana, richiamando il principio della separazione dei poteri e ricordando che l’esecutivo non dovrebbe interferire né commentare decisioni assunte dalla magistratura, tanto più se appartenente a un altro Paese sovrano.
Nel suo intervento, Travaglio ha ricordato che la custodia cautelare non rappresenta una pena anticipata e che la libertà su cauzione rientra negli strumenti previsti dagli ordinamenti democratici. Ha inoltre sottolineato come la presunzione di innocenza debba essere applicata in modo coerente, senza distinzioni legate alle persone coinvolte o al clima politico e mediatico.
Secondo il direttore del Fatto Quotidiano, il principio viene talvolta messo in discussione proprio nei confronti di soggetti non ancora giudicati nemmeno in primo grado, mentre viene richiamato per figure già condannate in due gradi di giudizio. Una contraddizione che rischia di indebolire la credibilità dello Stato di diritto e di alimentare una giustizia condizionata dalla pressione dell’opinione pubblica.
Il dibattito resta aperto e continua a dividere l’opinione pubblica tra chi invoca risposte immediate e chi richiama il rispetto rigoroso delle regole. La tragedia di Crans-Montana, oltre al bilancio umano ancora al centro delle indagini, pone così anche una questione più ampia sul rapporto tra giustizia, politica e comunicazione nei momenti di forte emotività collettiva.
Vincenzo Bolia
Mercoledì 28 gennaio 2026 – Anno XX



















