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Il punto della prof Antonietta Benagiano

“La creazione di macchine dotate di qualità umane rappresentano da molto tempo un’affascinante area della fantascienza. Eppure stiamo per assistere alla nascita di una macchina proprio di questo tipo: capace di percepire, riconoscere e identificare ciò che la circonda senza alcun addestramento o controllo da parte dell’essere umano”. Sono parole che sembrano dette nella nostra attualità, a esempio per il ChatGPT (Generative Pretrained Transformer), pur non essendo della nostra attualità. Vennero esse pronunciate dallo psicologo e ingegnere Frank Rosenblatt nel 1958 a proposito della macchina Mark I Perceptron la cui progettazione stava avviandosi alla fine, purtroppo Rosenblatt non poté per la prematura morte vederla. Negli Usa vi fu grande accoglienza per ciò che venne definito “il primo rivale del cervello umano”. Oggi le reti neurali sono giunte a possedere milioni di dati e l’AI è presente in ogni campo: dalla Sanità alla Finanza, dall’Istruzione alla Formazione, dalla Legalità al campo militare. In quest’ultimo attua strategie di attacco e di difesa, come avvenuto anche la notte dello scorso sabato 13 aprile con il drammatico attacco spettacolare dell’Iran a Israele (185 droni, 110 missili balistici e 36 missili da crociera), con la relativa difesa dello Stato attaccato, e proprio ad opera di essa non si sono prodotti danni.

Ma gli umani continuano ad essere l’oraziana “polvere e ombra”, della immortalità hanno solo il desiderio sempre parte del loro essere, desiderio che possano anche continuare a vivere, a dialogare con noi i nostri cari, mentre la “pallida mors aequo pulsat pede pauperumque tabernas regumque turres”, come rifletteva Orazio, e la morte non solo per San Francesco, è colei “da la quale nullo homo vivente po scappare”. Al dolore della perdita di una persona cara, cui nessuno sa, in definitiva, dare consigli e conforto, viene incontro l’AI annullando la perdita attraverso la virtualità dell’esistenza.

L’ esistenza artificiale, dopo le macchine cosiddette reattive, dopo quelle con possesso di memoria limitata e poi con una propria coscienza, è giunta infatti al quarto stadio, quello dell’AI autoconsapevole, vale a dire con consapevolezza profonda di sé e abilità superiori alle umane. Afferma Elon Musk: “L’AI supererà l’intelligenza umana nel 2025. Nel 2029 l’AI potrebbe raggiungere un livello di intelligenza superiore a quella della intera umanità”. Vale a dire superiore nel ragionamento, nell’apprendimento e pianificazione, nella creatività. Che rimarrà all’essere umano? Taluni sostengono che l’AI non arriverà al pensiero strategico e alla leadership di pensiero, alla risoluzione dei conflitti e alla negoziazione, nemmeno all’intelligenza emotiva (L’AI può arrivare ad emulare risposte emotive ma manca della comprensione intrinseca, propria dell’essere umano), non arriverà all’empatia. Ci sono inoltre attività che non potranno essere sostituite dall’AI, quelle, a esempio, di meccanico, idraulico ed elettricista. La gran parte del pianeta guarda positivamente all’AI, ma tanti pensano che si deve avere una gestione molto attenta dell’enorme quantità di dati e di algoritmi onde evitare danni.

Grandi balzi in avanti l’AI anche nelle relazioni, è divenuta ancor più specchio della nostra società che si è proiettata nell’artificiale a causa della incapacità ovunque diffusa di relazionarsi, quindi anche di affrontare il rifiuto. Viene pertanto incontro una creazione in 3 D, un software guidato da una AI che può creare una relazione sentimentale nella quale su tutto c’è consenso (è sempre più difficile in una relazione reale). Inoltre le influencer offrono una versione digitale di sé, è un’offerta che crea business:1 dollaro al minuto per dialogare con una influencer, a esempio Carin, che diventa fidanzata virtuale sempre accondiscendente, portata a conversare anche di sesso, originando pertanto dipendenza e bisogno. Ma per il business si va oltre, dato che si è giunti a poter conversare anche con chi è defunto/a. Alla scomparsa basterà prendere i video del soggetto, potrà, attraverso software continuare a dialogare con chi è nello sconforto a causa della sua perdita. Il progetto, chiamato Re;memory è dell’azienda sudcoreana DeepBrain AI e sembra avere molto successo. In questo mese la Cina festeggia “la pulizia delle tombe” e milioni di persone si fanno creare, partendo da 20 yuan, avatar digitali dei loro cari con cui continuano a dialogare. Tuttavia non tutti sono d’accordo sul modo innovativo per mantenere vivo il ricordo di chi più non è nella realtà vivente, alcuni sostengono che i nuovi contenuti possono causare ulteriore dolore.

Pensiamo che dei cari non più presenti tra noi forse importi soprattutto la memoria del tempo reale trascorso insieme, il lascito del loro sentire e agire che in noi può tornare non solo nostalgia anche insegnamento di vita.

Ritratto immaginario (IA) del poeta latino Quinto Orazio Flacco, noto come Orazio 
(Antonietta Benagiano)