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Barcellona Pozzo di Gotto. Inarrestabile la genialità e l’entusiasmo di Giuseppe Messina, la cui vitalità prorompente, creatività e doti artistiche di scultore, pittore, scrittore, attore, regista e altro ancora, sono riconosciute ed apprezzate in Italia e all’estero. Eravamo rimasti al suo recente monumentale volume con una copertina lignea ricoperta di pelle con incastonato un altorilievo bronzeo di cm 40 x 50 di 25 kg!  (contiene oltre 32 tele dipinte ciascuna di centimetri 56 × 76, testi poetici che formano un poema di 655 versi) Volume creato per i festeggiamenti del suo 55° anniversario di attività artistica, attualmente posizionato su un leggio artistico nella sua casa museo “Oikos Museion”.

Credevamo di aver visto tutto delle sue creazioni. Ma quando si ha da fare con un vero artista, bisogna essere pronti ad ammirare nuove opere che sembrano impossibili da creare.

Eppure, nonostante tutto, questa volta ci ha completamente spiazzati. Inutile chiedergli (come spesso fanno tutti i critici) quanto tempo ha impiegato a realizzare una certa opera, sia essa pittorica o scultorea. Infatti, non sempre riesce a rispondere, anche perché, a volte, impiega più tempo a costruire mentalmente ciò che poi andrà a realizzare.

Questa volta, però, è diverso. Ha affermato che per realizzare questa nuova scultura, il “Monumento all’acqua ovvero Demetra o Cerere” (per noi è viva) ha impiegato sette anni.

In questo spazio di tempo ha comunque dato vita a due dipinti: a) uno nel 2015 (cm 150 X 100) dal titolo “Monumento all’Acqua” con la dicitura accanto al titolo “Sull’acqua viaggiò il mito, ci porto gli dèi cattivi e gli eroi buoni”; b) l’altro nel 2016 (cm 255 X 175) dal titolo “Cerere o Demetra dea della fecondità”.

Intanto che realizzavo quest’ultima opera ha registrato un video in cui, in sintesi diceva che Cerere o Demetra, che rappresenta la terra, meriterebbe un monumento d’oro. È da allora che si è portato dentro tale idea: un monumento a tutto tondo per rappresentare la madre terra spesso violentata dalla malvagità umana e che ci sopporta.

E finalmente, possiamo dire, ha avuto modo di realizzare il monumento alla dèa. Non è d’oro e neppure di bronzo, seppure sembri metallico. L’ha potuto realizzare in cemento armato con zinco. Un lavoro che è stato una impresa ardua che lo ha sfiancato, sempre in equilibrio precario sopra una scala, a tre – quattro metri di altezza. Spesso seguito dagli sguardi del suo inseparabile cane Charlie che per la gioia, ogni volta che si sentiva osservato, muoveva la coda come per dirgli vai avanti, non ti distrarre, io sono con te. Ha impiegato sette anni a pensare quest’opera, ma l’ha realizzato in circa sei mesi, lavorando tutti i giorni, ultimamente, con l’estendersi delle giornate, anche per dieci ore. Una fatica stressante che l’ha fatto dimagrire di cinque chilogrammi. Alla fine, però è riuscito a ultimarla. E noi siamo stati i primi a vederla ultimata (abbiamo seguito i lavori anche con contatti fotografici nel corso di questi mesi). Adesso è nello spazio attorno all’Oikos Museion, la sua casa museo e nessuno potrebbe spostarla dal momento che l’ha voluta realizzare tra i rami di un ulivo a cui ha tagliato molte fronde, proprio come il letto di Odisseo: impossibile da spostare. Chi vorrà vederla mentre versa acqua dai capezzoli, dovrà andare a Barcellona Pozzo di Gotto (Acquaficara), all’Oikos Museion (prenotazione al numero telefonico 338 4969216).

 “Questo è un omaggio (ci ha detto il noto artista) a mio figlio Salvatore (Laurea in Scienze Biologiche e Laurea Magistrale in Biologia, docente presso un Istituto Superiore di Chiavari) che dalla Liguria ha seguito passo passo i lavori tramite foto e video”.

Alcuni intimi amici, oltre la mia biografa Maria Torre, venendo a farmi visita, non potevano non vedermi all’opera tanto che hanno suggerito di fare una pubblica inaugurazione. E sarà fatta tale inaugurazione, non so ancora quando, ma ci sarà, sperando che il mio lavoro trovi l’approvazione di quanti amano l’arte e che stimoli qualche giovane a cimentarsi nell’avventura artistica che riesce a dare delle meravigliose soddisfazioni, ma soprattutto emozioni, quasi le stesse che prova una madre nel vedere nascere il proprio figlio.

Per contatti con l’artista: messina.giusep@tiscali.it

In breve una sua biografia che è sempre un piacere leggere per scoprire e apprezzare.

Giuseppe Messina, è nato nella millenaria Gala, frazione del comune di Barcellona Pozzo di Gotto in provincia di Messina. Nella seconda metà degli anni 60, lasciata la Sicilia si è trasferito a Roma dove, entrato in contatto con il grande mondo della cultura, ha potuto aprirsi a più vaste conoscenze artistiche. Ha realizzato pregevoli opere che possono essere ammirate in esposizioni pubbliche e private in Italia, dove ha esposto assieme ad artisti come Salvatore Fiume, Ennio Calabria, Renato Guttuso, Remo Brindisi ed altri, ma anche all’estero (Russia, Argentina, Sud Africa, Australia, Canada, USA, Inghilterra, Malta ed altri Paesi). Nel 1981 ha fondato il Movimento per la Divulgazione Culturale. Nell’85 ha regalato alla sua città il periodico “La Molla” sul quale, oltre ai suoi articoli, hanno trovato spazio fatti e personaggi di rilievo (fra cui articoli dei giornalisti Melo Freni, Nino Bellinvia, Emilio Isgrò, Vincenzo Consolo, Marcello Crinò e tanti altri). Il mensile è nato dalla voglia di scuotere le coscienze, dalla convinzione del Messina che dalla periferia, dalla provincia, può e deve scattare la molla per sviluppare un discorso socio-culturale per mettere in risalto valori autentici, sconosciuti o sottovalutati. C’è da sottolineare che quella del giornalismo, quasi sempre trattante argomenti culturali artistici e sociali, è un’altra delle tante passioni che il Messina coltiva fin da giovane. Infatti, i suoi pregevoli articoli sono apparsi su diverse testate giornalistiche. Il Nostro manifesta un grande interesse per la letteratura e la mitologia classica in particolare ed è grazie a questa sua passione, che ha realizzato diversi poemi, tra cui: “Ulisse destino di se stesso”, “Penelope”, “Il testamento di Odisseo”, “La filosofia del saggio”, “Il tempo – Viaggio in ascesa verso il seno della terra” ed altri. Quella che gli ha dato grande notorietà resta, comunque,  la trilogia dedicata a Omero (per cui è stato insignito di medaglia d’oro del Senato della Repubblica), tre poemi endecasillabi, cioè “Odissea ultimo atto”, che continua “Odissea” di Omero (riprende infatti da dove il poeta cieco interrompe) e il Messina, con la sua fervida fantasia, che non conosce limiti, fa giungere Ulisse alla foce del Lugano e lo fa, poi, proseguire, fra querce ed uliveti, fino alla “Contrada del Latte” e Odisseo in persona, dietro suggerimento di Atena, chiamerà quel villaggio di pastori Gala); “Stirpi di Atlantide” che narra le ultime ore del mitico continente, prima di inabissarsi, e la fuga verso altre terre di una parte di quel popolo. Non contento ha completato la trilogia con “La leggenda di Omero” con cui ha reinventato e reso reale il più classico dei poeti, quasi a voler riaprire la questione omerica (e con la sua simpatica e travolgente creatività ci riporta in un mondo di miti, di eroi, di tradizioni, raccontando che il cieco cantore dell’Iliade e dell’Odissea, sia nato proprio nella Valle del Longano).

Nelle foto: 1) Giuseppe Messina porta gli ultimi ritocchi al suo “Monumento all’acqua”. 2) La statua Demetra a mezzo busto. 3) L’artista Giuseppe Messina.
(Nino Bellinvia)