‘Breakfast in America’, l’onda blu travolge Trump alle elezioni di midterm: i commenti al voto nella diretta Adnkronos
- 4 Novembre 2026
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(Adnkronos) – Il commento ai risultati delle elezioni di Midterm negli Usa, che hanno visto l’onda blu dem travolgere il presidente Donald Trump e i repubblicani, nel corso della diretta “Breakfast in America” di Adnkronos. In studio, i vicedirettori Jole Saggese e Giorgio Rutelli.
“Se eleggi un clown ottieni un circo. Però questo spettacolo del circo ha un po’ stancato”. Così Gregory Alegi, docente di Storia degli Usa alla Luiss, riassume la sconfitta dei Repubblicani alle elezioni di metà mandato nel corso della diretta Adnkronos, suggerendo che il presidente Donald Trump si sia scontrato con “il problema che hanno spesso i populisti, ovvero di promettere soluzioni facili a problemi difficili”.
Come spiega Alegi, i problemi di fondo che avevano creato un “fortissimo malumore” nei confronti di Joe Biden e punito i democratici alle elezioni del 2024 “sono rimasti lì: le diseguaglianze sociali sono rimaste, l’inflazione alta è rimasta”. In più hanno pesato una serie di provvedimenti trumpiani, “dai dazi sulle importazioni allo scatenamento di guerre varie e assortite, che comunque si sono scaricate in tensioni sui prezzi che poi paga l’americano medio. Uno degli indicatori classici della politica americana è il prezzo alla pompa della benzina”: in un Paese sostanzialmente autosufficiente nella produzione di petrolio, “pagare il doppio o il triplo alla pompa” rispetto al passato recente “azzoppa qualsiasi candidato”.
A livello simbolico, dunque, “la popolarità di Trump ha dovuto scontare la distanza tra le promesse e i fatti”, riassume il docente della Luiss. L’altro aspetto ha a che fare con la dimensione sociale, rileva: interrogato sul possibile peso della cosiddetta componente “woke”, sottolinea, gli statunitensi “sono in grado di accettare cambiamenti sociali”, come il matrimonio gay, già accettato dai repubblicani e difeso da una Corte Suprema a maggioranza conservatrice. Sul piano dei valori, però, si registra l’impatto di “scandali, la vasta corruzione, gli arricchimenti a tutti i livelli dei membri dell’amministrazione, l’incompetenza di molti di questi personaggi” come il segretario alla difesa Hegseth, “disprezzato” dai militari.
“Io non credo che Trump cambi il suo atteggiamento, onestamente: è quello che è”. Tuttavia, in assenza della “magia” del presidente, alcuni esponenti del Partito repubblicano “potrebbero diventare più autonomi”, continua Alegi.
Il Partito repubblicano potrebbe capire “che non basta la benedizione di Trump per vincere sempre e comunque”, osserva Alegi, indicando il caso del candidato trumpiano Ken Paxton in Texas come indicativo. Anche la senatrice del Maine Susan Collins, più tradizionalmente repubblicana e distante dal presidente, non è riuscita a convincere il proprio elettorato, osserva l’accademico.
Alegi sottolinea che per evitare l’ostruzionismo nel Senato Usa servono 60 voti: la possibilità che qualcuno dei senatori repubblicani abbandoni Trump e incominci a votare con i democratici “potrebbe essere il vero game changer”, avverte.
“Big Tech torna a casa, e cioè torna in quel mondo democratico progressista che da sempre aveva caratterizzato gli innovatori”. Lo dichiara l’ambasciatore Armando Varricchio, inviato speciale per l’innovazione e già rappresentante dell’Italia negli Usa, nel corso della diretta Adnkronos, indicando l’ondata blu che ha travolto il Texas, Stato a forte componente repubblicana eletto da Elon Musk come sede principale delle proprie aziende al posto dell’irrimediabilmente democratica California.
Tra le motivazioni dietro la vittoria democratica Varricchio ravvisa un ripensamento da parte della popolazione riguardo ai benefici della crescita tecnologica legata all’intelligenza artificiale, non da ultimo le “immano costruzioni dei data center”, contro i quali si sta scatenando “una ribellione che passa attraverso le linee politiche”. Tutto questo “si riflette in questa fortissima sperequazione economica che porta neanche miliardari, ma trilionari ad avere ricchezze impensabili per i cittadini normali”.
“La parola peggiore per Trump, l’insulto peggiore, è ‘perdente’. Quindi lui vorrà trasformare questo risultato in una opportunità per rilanciare la sua presidenza e quindi dovrà collaborare con il Congresso”, continua Varricchio Le paure iniziali di uno scontro durissimo, per il momento, sembrano “messe da parte: questa è una buona notizia per l’America, ma è una buona notizia per il mondo intero”, aggiunge.
L’idea che il presidente si potesse mettere di traverso e potesse addirittura contestare la legittimità del voto si è dimostrata senza fondamento, rileva Varricchio: Trump ha dunque “tutto l’interesse” a selezionare una serie di temi su cui portare avanti la propria agenda con il Congresso, “che sarà molto centrata sugli aspetti interni, perché è lì che potrà fare veramente la differenza e potrà soprattutto porre le basi per un rilancio del Partito Repubblicano che esce da queste elezioni pesantemente eh danneggiato”.
Dopo la sconfitta alle elezioni di metà mandato, il presidente Usa Donald Trump “sicuramente sarà molto più conciliante nei prossimi due anni”, afferma quindi Simone Crolla, Managing Director della Camera di Commercio Usa in Italia, nel corso della diretta Adnkronos, sottolineando che il presidente, in qualità di “uomo che riconosce la forza come tratto caratteristico della propria negoziazione e del proprio modo di agire”, sa di aver “contribuito a un record negativo”, dato che è la quinta volta dal dopoguerra che un presidente perde entrambi i rami del Congresso.
Trump sarà dunque più conciliante “perché sicuramente non potrà fare tutto quello che avrebbe voluto fare qualora avesse mantenuto la maggioranza, quantomeno in uno dei due rami del Parlamento”, prosegue Crolla, sottolineando che da gennaio si apre il periodo della sessione “lame duck”, anatra zoppa, in cui il suo potere sarà molto ridimensionato. Di conseguenza, “se ci dobbiamo aspettare qualche iniziativa un po’ forte”, come la nomina di nuovi giudici federali, l’utilizzo di poteri speciali relativi ai dazi il tentativo di finanziare ulteriormente attività come la guerra in Iran, questo “capiterà adesso”.
La sconfitta del Partito repubblicano Usa alle elezioni di metà mandato “è una bocciatura di questi primi due anni di governo di Trump, che non sono stati la gestione di problemi, ma più due anni di un despota che alla prima tornata elettorale è stato punito severamente dai propri elettori”, dichiara Lia Quartapelle, deputata del Partito democratico, nel corso della diretta.
“L’avventurismo in politica estera non paga, anzi ha fatto sostanzialmente aumentare le bollette. La politica economica confusa di questi due anni ha premiato i super ricchi ma scontentato tutti gli altri che si sono presentati alle urne e hanno presentato il conto. E la brutalità sull’immigrazione, che è una cosa molto diversa dal governo dell’immigrazione, ha diviso, spaventato e allontanato un elettorato che invece due anni fa aveva creduto in Trump”, riassume Quartapelle.
Per l’Europa “sarebbe pericoloso pensare che debba ridurre l’urgenza con cui noi dobbiamo cercare di renderci più autonomi dagli Stati Uniti”, continua. “Non illudiamoci che questa sia l’alba di un nuovo giorno. Lo è forse per la democrazia americana, non lo è per la necessità di indipendenza e di autonomia dell’Europa”, riassume.
Secondo la deputata dem è “illusorio pensare che ci siano degli effetti diretti di queste elezioni” al di fuori degli Usa, almeno prima delle elezioni presidenziali del 2028. Da parte europea, quella di Trump è “una presidenza che si incattivirà, che continuerà a ribadire gli stessi concetti, o si ammorbidirà? Conoscendo Trump, secondo me è molto difficile che cambi direzione, non l’ha mai fatto: manterrà una postura erratica, imprevedibile, a volte molto prepotente, aggressiva”.
Quartapelle identifica “una lezione più generale rispetto alla politica interna in Europa”, segnatamente per le forze di destra, dato che la politica Usa spessa anticipa quella europea: “questa violenza, questa caparbietà, che ha mostrato il populismo e il nazionalismo di Trump non paga nelle urne. È la fine, secondo me, del trend Maga, il trend aggressivo”.
La lezione della sconfitta del Partito repubblicano è “innanzitutto per Trump, per la politica americana e per la gestione alle volte un po’ sopra le righe di alcuni temi che invece sono molto cari al popolo americano”, spiega Ylenia Lucaselli, deputata di Fratelli d’Italia, nel corso della diretta dell’Adnkronos.
Per quanto riguarda l’Europa, Lucaselli sottolinea di diffidare dall’idea di “fare il tifo da stadio per l’uno o l’altro candidato in una nazione diversa, con esigenze diverse, con una cultura completamente diversa. Detto questo, credo che sia assolutamente chiaro che il modo di interpretare il conservatorismo che è stato fatto soprattutto dall’Italia grazie al presidente Meloni sia un po’ quello che traccia in realtà il futuro dei partiti di centro destra”.
“I mercati avevano già anticipato una vittoria democratica, probabilmente anche una solida vittoria democratica. Per cui, al di là di qualche scaramuccia notturna, dovuta più che altro probabilmente alla illiquidità dei mercati stessi e all’assenza degli operatori americani, passata quella è successo molto poco”, dichiara Marco Piersimoni, analista di Pictet Asset Management, nel corso della diretta Adnkronos.
“Per quanto riguarda il mercato obbligazionario ci sono due grandi scelte: c’è una grande divaricazione tra chi crede che un Senato e una Camera democratica effettivamente bloccheranno tutte le iniziative di spesa repubblicane e l’iniziativa di spesa del presidente, per cui una politica fiscale meno espansiva, e questa potrebbe essere favorevole a una discesa dei tassi di interesse, per cui favorevole alle obbligazioni”, osserva l’analista.
D’altro canto, prosegue “c’è chi dice che alla fine la politica è politica, per cui democratici e repubblicani si scambieranno ‘favori’, accomodando l’uno all’altro le voci di spesa, e pertanto vedremo ancora una politica fiscale piuttosto espansiva. Io tenderei a pensare più al primo campo, ossia che in un’amministrazione divisa non ci sarà grande spazio per grandi spese, per cui probabilmente quello che abbiamo visto sarà favorevole a una discesa dei tassi di interesse”, conclude.
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