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La poetica di Marino Bonfiglio fra Liguria, classicità e sentimento

Il Cenacolo Ligure-Ponentino Symbol 2000 è stato formalmente costituito ad Albenga il 2 giugno 2004, dopo un’esperienza di incontri avviata fin dai primi mesi dell’anno Duemila.

Legato alla tradizione poetica ligure del Novecento, il Cenacolo rivolge particolare attenzione al paesaggio, ai luoghi, alla memoria, agli affetti e alle figure umane della Liguria di Ponente. La sua ricerca si sviluppa dalla poesia lirico-descrittiva a una forma più scarna e concentrata, fino alla poesia ermetica ligure-ponentina «di soglia», fondata sulla sottrazione, sulla sospensione e sull’affioramento del senso.

Presentiamo uno dei componenti più partecipativi del Cenacolo Ligure-Ponentino Symbol 2000: Marino Bonfiglio, poeta di formazione classica, legato alla Liguria, sua terra natale.

Marino Bonfiglio (Albenga, 1949), poeta albenganese di formazione classica, ha compiuto gli studi presso il Liceo classico “Giovanni Pascoli” di Albenga. Scrive poesie dall’inizio degli anni Duemila ed è componente del Cenacolo Symbol 2000.

La sua poetica è prevalentemente lirico-descrittiva, di impronta tradizionale, con componenti sentimentali, simboliche e narrative. Nasce dall’osservazione della realtà visibile — soprattutto dei luoghi, del mare e dei paesaggi della Liguria, con particolare attenzione ad Albenga e al territorio ingauno — e la trasfigura attraverso immagini, similitudini e richiami alla memoria.

La formazione classica apre inoltre la sua poesia al mito, all’epica e alla geografia del Mediterraneo, come avviene in La mia Odissea. La sua è una scrittura chiara e comunicativa, che non nasconde il sentimento, ma lo affida alle immagini della natura, al racconto amoroso e alla riflessione sulla poesia stessa.

Le tre composizioni qui proposte mostrano le principali direzioni della sua scrittura: la parola poetica rappresentata attraverso la materia, il sentimento trasfigurato nel viaggio mitologico e l’illusione amorosa affidata alla luce fuggevole dei fuochi d’artificio.

SASSI

Son come sassi sulla riva
i versi del poeta
nella moltitudine perduti,
dall’onda incessante rivoltati,
dal soffio del vento accarezzati…
Piccoli, grandi, deformi,
ruvidi, lisci, regolari,
da fiumi di passioni trascinati,
nella sabbia del tempo
sepolti e soffocati…
Lanciati spesso con rabbia
per ferire,
dipinti a volte con le tinte
dell’amore,
figli di una storia
nata in fondo al mare,
figli di una storia
nata in fondo al cuore…

Marino Bonfiglio

Nota di lettura

Sassi è una dichiarazione di poetica affidata a una similitudine immediata: i versi sono come le pietre disseminate lungo una riva, diverse per forma e consistenza, ma tutte sottoposte all’azione del mare, del vento e del tempo. L’enumerazione «piccoli, grandi, deformi, ruvidi, lisci, regolari» restituisce la varietà della parola poetica, che può nascere dalla rabbia, dall’amore, dalla memoria e dalle passioni.

Il paesaggio marino non rimane semplice sfondo, ma diventa immagine del destino della poesia. Nella chiusa, il parallelismo fra «fondo al mare» e «fondo al cuore» unisce la natura e il sentimento: ogni verso è figlio di una storia che il tempo può seppellire oppure riportare alla luce.

LA MIA ODISSEA

Se tu abitassi lungo i lontani
lidi di Fenicia o nell’antica Creta
o a Cipro dalle onde spumeggianti,
ugualmente vorrei abbracciarti…
Chiederei agli Dei venti propizi
per le vele… Zefiro o Noto
o l’otre magico di Eolo
per governarne forza e direzione.
Supererei Scilla e Cariddi,
affronterei Ciclopi giganteschi,
eviterei il canto tentatore
delle Sirene ingannatrici.
Ti porterei le albe ed i tramonti
di Trinacria, i bagliori della luna
ancor dipinti sulla tela delle vele,
le luci delle Pleiadi e di Orione
silenti guide nella notte
al mio incessante navigare.
E ti regalerei un sorriso,
il calore di un abbraccio
e la dolcezza di una poesia.

Marino Bonfiglio

Nota di lettura

In La mia Odissea la formazione classica di Marino Bonfiglio entra direttamente nella materia poetica. Fenicia, Creta, Cipro e Trinacria disegnano una geografia mediterranea reale e mitica; Zefiro, Noto, Eolo, Scilla, Cariddi, i Ciclopi e le Sirene trasformano la distanza dalla donna amata in un viaggio di proporzioni epiche.

Il mito non è semplice ornamento erudito, ma il linguaggio con cui il poeta esprime la forza del sentimento. Dopo le grandi prove della navigazione, la chiusa riconduce tutto a tre doni semplici: un sorriso, un abbraccio e una poesia. L’epica ritorna così alla dimensione umana e affettiva dalla quale il viaggio ha avuto origine.

FUOCHI D’ARTIFICIO

S’infiamma la notte
e si colora,
tela d’anonimo pittore
fatta col soffiar del vento,
fatta con l’odor del mare…

Schegge di fuoco
incendiano le stelle
e incidono lassù
un fiore ardente
che subito appassisce
e poi, nuovo, risplende.

Divampano i bagliori
anche sul tuo viso assorto,
balenanti arcobaleni
sui tuoi capelli neri,
girandole di tinte
sull’ambra della pelle…

Forse anche un sorriso
raro ti si accende…

E nel fragore assordante
della sera
le belle labbra rosse
sempre silenziose,
sembrano dir “Ti amo”,
ma con il lampo
svanisce presto anche l’illusione
di chi con folle amore
sempre ti sta accanto.

Marino Bonfiglio

Nota di lettura

In Fuochi d’artificio la notte diventa una tela dipinta dal vento, dal mare e dalle esplosioni luminose. I fuochi disegnano un «fiore ardente» che nasce, appassisce e torna a risplendere: un’immagine di bellezza intensa, ma destinata a durare soltanto pochi istanti.

I bagliori illuminano il volto della donna e sembrano accenderne il sorriso e le labbra. Nel contrasto fra il fragore della sera e il loro silenzio, il poeta crede di leggere un «Ti amo» mai pronunciato. Con il lampo svanisce anche l’illusione, lasciando la solitudine di chi continua ad amare e a rimanere accanto.

CONCLUSIONE

Dalla riva al Mediterraneo interiore

Le tre poesie permettono di riconoscere la poetica di Marino Bonfiglio: una poesia prevalentemente lirico-descrittiva, di impronta tradizionale, sostenuta da immagini concrete e da un sentimento espresso in forma diretta e comunicativa. A questa matrice si uniscono una componente simbolica, una disposizione narrativa e il patrimonio della formazione classica.

In Sassi il mare modella la parola poetica; in La mia Odissea diventa lo spazio del viaggio verso la persona amata; in Fuochi d’artificio rimane nell’odore del vento e nella luce che trasfigura per un istante la notte. La Liguria non è soltanto un luogo privilegiato, ma una matrice dello sguardo: la riva, il vento, il mare e la luce offrono al poeta le immagini attraverso le quali leggere l’esperienza umana.

Anche quando la scrittura si rivolge al mondo classico, il Mediterraneo del mito appare come un prolungamento ideale del mare ligure. Tra mare, mito e luce, Marino Bonfiglio costruisce così una poesia figurativa e comunicativa, nella quale cultura ed emozione procedono insieme e tornano sempre all’uomo, alle sue passioni e al bisogno di affidare alla parola ciò che il tempo potrebbe disperdere.

Zeno V. Bolciani
poeta, critico letterario, saaggista e curatore editoriale

Venerdì 25 agosto 2026 – Anno XX