Morto ammanettato a Bologna, coro “assassini” e scontri tra agenti e corteo. Auto in fiamme in centro
- 20 Luglio 2026
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(Adnkronos) –
Tensione tra manifestanti e polizia in tenuta antisommossa, venuti a contatto davanti alla prefettura di Bologna dove una folla si è radunata per protesta dopo che ieri il 42enne Abderrahim Fakir è morto in zona Pilastro durante un intervento della Polizia.
Diversi i momenti di tensione con i due schieramenti venuti a contatto. Cori contro gli “assassini”, ma anche lancio di oggetti verso il cordone della Polizia. È stato quindi attivato l’idrante e sono stati usati lacrimogeni, gli agenti sono avanzati di qualche metro (VIDEO).
Dopo le prime tensioni, si sono poi verificati nuovi lanci di oggetti tra cui anche petardi. La polizia ha attivato a più riprese l’idrante e utilizzato nuovamente lacrimogeni, avanzando per allontanare i manifestanti dall’area davanti alla prefettura.
Dopo aver arretrato dall’area davanti alla prefettura, i manifestanti si sono posizionati in un tratto di strada che la collega a via Ugo Bassi. È stata piazzata una sorta di barricata, composta da oggetti, tra cui biciclette e una rete di metallo. Si sono registrati altri lanci di oggetti, come bottiglie di vetro, con nuove attivazione dell’idrante e uso di altri lacrimogeni.
I vigili del fuoco sono poi intervenuti in centro a Bologna, all’angolo tra via Bassi e via Venezian, per via di un’auto a fuoco. Camionette e agenti della polizia presenti in piazza Roosevelt, di fronte alla prefettura.
Finora risultano in totale 11 le persone ferite in maniera lieve tra forze dell’ordine e manifestanti, con il 118 che ha visto e trattato 5 poliziotti e 4 manifestanti. Un agente e un manifestante sono invece stati ospedalizzati.
“Quelli che si stanno comportando in modo criminale questa sera a Bologna sono amici di chi sta tentando di negare verità e giustizia per Fakir”, ha poi dichiarato l’avvocato Fabio Anselmo, in una nota, a nome dei familiari di Abderrahim Fakir. “Il dolore della sorella, soccorsa per un malore, è chiarissimo”, aggiunge. “La strumentalizzazione becera e violenta, al termine della manifestazione, è un evento a orologeria che costituisce un attacco alla famiglia di Fakir, che ha chiesto più volte calma, educazione e rispetto”, prosegue il legale. “Questa è una ferita che viene inflitta alla famiglia rispetto alla quale non può non esprimere solidarietà alle forze dell’ordine che vi sono in questo momento impegnate”, conclude Anselmo.
Prima delle tensioni, e che un gruppo di manifestanti si spostasse verso la Prefettura, a Piazza del Nettuno si è svolto il presidio pacifico con i familiari di Fakir. “Chiediamo che ogni comportamento e ogni eventuale mancanza vengano accertati con la massima attenzione. Se verranno accertate responsabilità, chiediamo che vengano presi provvedimenti adeguati e che chi non ha rispettato il proprio dovere non possa continuare a ricoprire un ruolo che richiede fiducia, equilibrio e rispetto per l’umanità”, ha detto al microfono la nipote dell’uomo, leggendo un testo.
“Un pensiero va anche a chi aveva il compito di prestare soccorso e assistenza. Anche lì chiediamo chiarezza. Vogliamo capire se tutto ciò che poteva essere fatto, è stato realmente fatto, perché ogni minuto, ogni scelta e ogni intervento possono fare la differenza tra la vita e la morte”, ha poi detto.
“Noi non siamo qui per chiedere odio Non siamo qui per chiedere vendetta. Siamo qui per chiedere verità, giustizia, rispetto e umanità”, ha proseguito, chiedendo poi: “La coscienza dov’è?”. “Ringraziamo tutte le persone presenti oggi, perché la vostra presenza dimostra che Abderrahim non è solo un nome sui giornali. Dimostra che la sua storia è stata ascoltata e che la nostra famiglia non è sola – ha aggiunto -. Prima di concludere voglio ricordare una cosa. Si chiamava Abderrahim Fakir ed era mio zio. Non era un numero, non era una notizia, non era un caso. Era una vita, era una persona amata e qualcuno ieri ha deciso di portarmelo via”. “Noi continueremo a chiedere verità per lui, per la nostra famiglia, perché nessun’altra persona debba mai vivere quello che lui ha vissuto”, ha poi concluso. Durante il discorso, dalla folla in Piazza del Nettuno si sono levati applausi e cori che chiedevano “giustizia”.
La morte di Fakir “ha riaperto in Italia il dibattito sulla violenza delle forze dell’ordine e ha portato alcuni esponenti politici e manifestanti a evocare il caso di George Floyd”, l’uomo afroamericano morto nel 2020 a Minneapolis dopo essere stato immobilizzato a terra da un agente di polizia. E’ quanto evidenzia un articolo del New York Times, che parla di “paragoni” emersi in Italia con l’uccisione di Floyd.
Il riferimento a Floyd nasce dalle analogie sollevate dopo la diffusione delle immagini: anche nel caso dell’afroamericano ucciso a Minneapolis, nel 2020, l’uomo era stato immobilizzato a terra da un agente, Derek Chauvin, che aveva tenuto il ginocchio sul suo collo per oltre nove minuti. La morte di Floyd aveva scatenato negli Stati Uniti e nel mondo il movimento di protesta “Black Lives Matter”.
Il New York Times ricorda che tra coloro che hanno richiamato il caso Floyd c’è Silvia Miglietta, assessora alla Cultura della Regione Puglia, che ha indossato una maglietta con la scritta “I can’t breathe” (“Non riesco a respirare”), le parole associate agli ultimi momenti di Floyd durante il fermo a Minneapolis.
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