“CUPIDITAS FACIENDI” IL PUNTO DELLA PROF ANTONIETTA BENAGIANO
- 16 Maggio 2026
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CUPIDITAS FACIENDI

Vita sempre più frenetica, lavoro e anche svaghi a rotta di collo, conviene essere iperattivi, sembra il tempo contrarsi, venir meno. E dovremmo, invece, seguire, la natura, non ha fretta nelle sue realizzazioni e tutto realizza alla perfezione. Voltaire rifletteva che “la perfezione si raggiunge a gradi lenti, richiede la mano del tempo”. Non può questa nostra età tenerla in conto, proiettata com’è verso un costante bisogno di produttività, persino nello svago, ossia in quel fare attraverso cui si ritiene possa essere raggiunto il piacere. “Debbo produrre anche svago” sembra essere il comando categorico di ciascuno perché non venga considerato out.
Ma il fare frenetico si ritorce a danno, va contro l’essere che dimentica così la sua esistenza, i bisogni reali, tra cui quel dormire che per Borges era un necessario “distrarsi dal mondo”. Non si onora quindi il tempo che a ognuno viene dato come valore supremo, prima di diventare cenere, per il fumettista Massimo Cavazzoli una cenere dalla connotazione diversa, cipria talco o farina, e quella dei “più agitati” cocaina. Stiamo avviandoci a diventare tutti cocaina?
Fa vieppiù riflettere Luis Sepùlveda con la sua Storia di una lumaca, fanno meditare anche ricercatori e psicologi, almeno quelli che suggeriscono la marcia indietro, valga per tutti il medico e ricercatore italiano Lamberto Maffei col suo Elogio della lentezza, pubblicato oltre un decennio fa quando il vivere frenetico aveva già iniziato la sua corsa.
“Rallenta -ammonisce un proverbio Zen – e ciò che stai inseguendo si avvicinerà e ti prenderà”. Rallentare? Ma questo non è il tempo del rallentare, diktat è anzi il contrario, solo così si è al passo, bisognerebbe inoltre escogitare qualcosa che eviti quel sottrarsi alla produttività attraverso la stasi del dormire, attraverso quel “balsamo dell’anima stanca e nutrimento principe del banchetto della vita” (Shakespeare, Macbeth), per tutti finora necessaria pausa. Proprio necessaria? Debbono gli esseri umani essere in concorrenza con le veloci macchine dominanti nel loro tempo, devono dimenticare che il cervello è una macchina lenta, che la sua la bellezza è la riflessione. Per Democrito deve l’anthropos tendere alla molta riflessione più che alla molta conoscenza. E avvalora questo pensiero Albert Einstein dicendo: “Quando rifletto su di me e sui miei metodi intellettuali, mi sembra quasi che il dono della fantasia mi sia servito più della capacità di impadronirmi della conoscenza assoluta”. E la fantasia è la meravigliosa stasi che porta alla creatività con cui, a ricordare ancora Einstein “l’intelligenza si diverte”.
Creatività che sembra latitare nel nostro tempo del fare frenetico, nel mentre studi recenti sull’AI stanno appurando che anche le macchine sono in grado di essere creative. Eppure il fare frenetico per la produttività non basta, c’è da procacciarsene altro, magari come fanno certi uccelli che disattivano un solo emisfero cerebrale alla volta e possono così sorvolare per giorni l’oceano. Giuseppe De Alteriis, ricercatore in neuroscienze computazionali al King’s College London, ha di recente pubblicato Non dormire e sogna (Bompiani, 2026), un technothriller nel quale viene immaginato un elettrodo, il Neurosleeper (di derivazione dai Neuropixels usati per restituire la comunicazione in pazienti con paralisi gravi) in grado di mantenere sveglio, in alternanza, metà cervello alla volta, ossia quello di assoluta efficienza e, per le altre dodici ore, la parte più creativa e pulsionale. Si può così produrre ininterrottamente e, ovviamente, consumare pure senza interruzione. Gli effetti, a parte le considerazioni di natura etica, tra cui gli investimenti che si farebbero passare ai privati piuttosto che alle Università, com’è successo per l’AI, ci sarebbero quelle scientifiche, gravi per la forzatura del sonno dimezzato che andrebbe a interferire con la memoria e con il drenaggio dei rifiuti metabolici eliminando la possibilità della sopravvivenza. A parte tutto ciò, che cosa poi rimarrebbe all’essere umano che si sta scoprendo non più unico creativo, se perdesse pure quel dolce far nulla che il dormire gli concede, quel che per Pessoa era “il maggior piacere”?
Fantasia, per ora il Neurosleeper, ma sollecita riflessioni e interrogativi inquietanti sul modo di vivere la vita, una e irripetibile per ciascuno, di valore quindi inestimabile.
E ritorna la domanda per Fromm fondamentale: “Qual è lo scopo della vita? Diventare più umani o produrre di più?”
Immagini Pixabay
Antonietta Benagiano
Sabato 16 maggio 2026 – Anno XX



















