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L’assetto sistemico del Diritto Internazionale, fondato sull’equilibrio e disciplina delle norme che regolano le relazioni fra le Nazioni, nel quadriennio 2022-2026, è stato sconvolto da una serie di gravi violazioni nel quadro geopolitico globale. La conseguenza è lo stravolgimento dell’ordine mondiale sancito dai Trattati e tutelati dalle Istituzioni che ne hanno in generale garantito il rispetto e l’applicazione.

Lo stato del diritto internazionale fino al 2022, per quanto non fosse idilliaco, offriva ancora tutela e controllo sulla sovranità delle Nazioni, in seguito al conflitto esploso in Ucraina, il mondo ha cominciato a sentirsi meno sicuro, e la Pace un bersaglio vulnerabile. Alla luce degli avvenimenti tormentati degli ultimi anni sembra passato remoto. Inoltrarsi nella giungla che ha caratterizzato le continue violazioni dei diritti umani e del rispetto dell’integrità di ogni Nazione, rimanda in qualche modo al monito di Dante nella Divina Commedia (Canto III dell’Inferno, verso 9): “Lasciate ogni speranza, voi che entrate..”

Tanti e tali sono stati i terremoti che hanno scritto la storia di questi anni, con un seguito di orrori e crimini perseguiti dalla Corte Penale Internazionale, da avere timore per la sorte dell’Umanità stessa, la minaccia nucleare è uno spettro che ancora si agita dietro le quinte dei conflitti in atto. I rapporti di forza tra Stati sono cambiati, gli Usa hanno sempre basato la politica estera sulla supremazia militare, nonché economica, ma ora l’Amministrazione americana è andata ben oltre i fatti pure drammatici e discutibili di cui si è resa protagonista in passato. C’è sempre questo ‘gigante’ nello scenario geopolitico che ora impone il suo volere con strategie inaccettabili e in pieno attrito proprio col diritto internazionale, dato che contravvenire alla logica del rispetto delle sue norme, implica effetti in primis sulla sicurezza, poiché fondata sull’aggressione, ma anche economici di forte impatto, considerati i riflessi sull’economia globale, a rischio di recessione.

Gli Usa rappresentano un gigante, dunque, che si riconosce il diritto di prevalere su qualunque altro Stato, al punto di prendere di mira con logiche predatorie altre Nazioni, minacciandone la sovranità. E poi c’è la ‘pulce’, ossia Israele, che per quanto sia insignificante in termini di territorio, è altrettanto insidiosa, e di fatto è protagonista dei conflitti in Medio Oriente, riconoscendosi ogni potere di prevaricazione sugli Stati confinanti. Potere che deriva dalla forza delle armi, e soprattutto dal patrocinio del governo Usa, che l’ha da sempre tenuta sotto le ali, ma negli ultimi anni tale endorsement è diventato la causa prima di tutti i conflitti scatenati nella regione mediorientale.

Assistiamo così impotenti ad uno stravolgimento degli equilibri globali, fondati sui rapporti di forza, il sovranismo inteso come ricorso a dinamiche ormai estreme al fine di affermare la supremazia derivante dal potere economico e militare. L’egemonia sul piano internazionale è nelle mani di pochi, si gioca d’azzardo a tutti i livelli, con strategie basate su interventi volti a piegare il volere di Stati sovrani con logiche di puro interesse economico e geopolitico. Usa e Israele, dunque, a dirigere l’orchestra degli atti deliberati di violazione del Diritto Internazionale, e l’Unione Europea, che finora, con la garanzia del suo appoggio esterno, nonché ostracismo in alcune importanti circostanze, che è stata a guardia di questo equilibrio sorretto dai crimini più abietti ai danni di popoli inermi.

Un quadro ben poco edificante. Il primo pensiero è rivolto alla Storia, che non avrà riguardo di tutto questo folklore cinico di azioni e complicità che il mondo ha esplicitamente condannato, con manifestazioni di protesta ovunque. La Storia saprà trovare le giuste parole per misurarne la responsabilità. Quello che lascia interdetti è la consapevolezza che questi signori (con la gentile compagnia di tante donne di potere), sono consapevoli che le prossime generazioni studieranno su libri di testo nelle scuole, le loro ingloriose gesta, tra questi ci saranno i loro discendenti. C’è da esultare ogni volta che negano con il loro potere la giustizia sugli atti di terribile oppressione e annientamento di popoli innocenti?

Al momento l’impunità praticamente assoluta di chi si è reso colpevole di crimini inauditi contro l’Umanità, è il dato di fatto che sta scuotendo le autorità riconosciute le sentinelle del Diritto in ambito Internazionale, quali le Nazioni Unite e gli organismi con i quali esercita queste facoltà. Norme fondanti, come ‘La dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo’ (del 1948), sono, insieme all’attività dell’Assemblea, del Consiglio e della CPI, il suo campo d’azione a garanzia della legalità e rispetto dei Trattati.

Da alcuni anni il Diritto Internazionale è un pericoloso tiro al bersaglio, si agisce deliberatamente con l’arroganza delle armi e delle minacce, offrendo biechi esempi di inaudita violenza e soverchieria, come se lo scacchiere internazionale fosse un ring in cui è lecito ignorare i Trattati debitamente firmati, ed Istituzioni che ne garantiscono l’applicazione.

Stiamo assistendo alla demolizione sistematica dell’ordine mondiale fondato sul Diritto nelle relazioni tra Stati, l’Onu è stata delegittimata insieme ai propri funzionari, che svolgono compiti delicati e rigorosi, addirittura sanzionati, con l’intento di estrometterli dal ruolo. Eppure l’Onu dovrebbe essere considerato il Tempio del diritto, un porto franco, una via certa e credibile per la soluzione delle controversie internazionali, che si superano con la diplomazia e il dialogo, non con la minaccia delle armi.

Non rispettare le Risoluzioni, agire in un clima di totale abuso e arroganza, delegittimando così l’Istituzione, porta sull’orlo di un’erta pericolosa, crea precedenti per il ricorso al libero arbitrio allorché si intende portare avanti i propri interessi nazionali, ignorando il rispetto del diritto di un altro Stato sovrano.

La CPI non è mai stata così attiva, ed è retorica rimarcare che sanzionando i Giudici che la compongono, significa liberare il campo da ogni intralcio che ostacoli la sopraffazione ai danni altrui Si sta creando un solco sempre più profondo tra le norme giuridiche e lo stato geopolitico del pianeta. Si cerca di applicare la legge in ambito internazionale, si perseguono i responsabili dei crimini contro l’Umanità, ma purtroppo questi Organismi, pure importanti, sono impotenti in fatto di applicazione delle sentenze in merito.

E non deve stupire se Netanyahu viola quelle emanate a suo carico dalla CPI, per il quale ha emesso appunto un mandato di cattura. E’ sconcertante il modo in cui continua deliberatamente a solcare lo spazio aereo dei Paesi che hanno firmato lo Statuto di Roma (1998), e garantito pertanto l’esecuzione del mandato. L’Italia purtroppo è tra questi Paesi (nel 2025 il premier israeliano ha sorvolato lo spazio aereo italiano ben 5 volte).

A questo punto c’è da chiedersi se il Diritto Internazionale stia rischiando la totale bancarotta, perché il ‘gigante e la pulce’, ovvero Israele e Usa, se ne infischiano altamente, e non serve la ‘scomunica’ del mondo intero, quello che mette la ragione e il rispetto al primo posto: nessuno finora è riuscito a fermare questa travolgente valanga di potere. In definitiva il privilegio dei più forti ha il sopravvento sui diritti di chi è vulnerabile, Non ci si può rassegnare a questa logica della forza, e non si dovrebbe accettare passivamente.

La realtà di questi tempi presenta panorami talmente desolanti da chiedersi ogni giorno se non sia uno scherzo di qualche diavolo che banchetta su altari capovolti, tanto è il male che imperversa nelle strade del mondo. Basta dare uno sguardo ai commenti attoniti della gente nei social, per sospettare che davvero si tratti di tempi contorti, assurdi, in una società ormai borderline.

Sorge il dubbio che gli orrori ai quali si assiste quotidianamente, non siano scaturiti, per non so quale incantesimo, dal teatro dell’assurdo. Ed è stato proprio Beckett a concludere che in definitiva l’Umanità può sopravvivere solo facendosi una ragione della follia umana, poiché la stessa esistenza porterebbe, secondo i suoi assiomi, in direzione dell’inverosimile, dell’assurdo. Diventa però una tesi discutibile per questa breve analisi, ma l’assurdo è sempre dietro l’angolo, si è portati a dubitare che la i fatti, la verità dei nostri tempi, siano davvero reali.

Eppure, nonostante le tentazioni di rifugiarci nell’inconsistenza, quello che accade davanti ai nostri occhi è tutto vero. Certo, di follia, negli atti di chi ha la protervia di andare oltre i perimetri della propria Nazione – compiere scelte talmente scellerate da portare al collasso interi popoli – ce n’è davvero a quintali, e le conseguenze non sono ferite di poco conto. Il primo valore ad essere violato e sacrificato in tempi di conflitti e tensioni nelle relazioni internazionali, lo sappiamo bene, è la Pace. E purtroppo non ha sortito effetto neppure la decisione dell’Onu di designare il 2025 Anno Internazionale della Pace, con l’intento ‘di promuovere la risoluzione dei conflitti attraverso la cooperazione tra i popoli.’

Si è ignorato, soprattutto da alcuni anni a questa parte, che la Nazioni Unite, e la Carta Universale dei Diritti umani, proprio nell’articolo 28, sancisce l’importanza fondamentale della Pace, quale tramite per risolvere le controversie attraverso la diplomazia. L’Articolo infatti mette in rilievo che:

Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possono essere pienamente realizzati.”

Ovvero il rispetto del diritto umano alla Pace, che dovrebbe essere inviolabile, qualora esistesse un senso di autentica responsabilità in chi governa con l’obiettivo di preservare questi valori, e non invece opprimere e calpestare Paesi inermi, col fine di trarre profitto dalla loro impossibilità a difendersi.

Sempre più vulnerabili ed esposti a gravi violazioni sono anche le norme della Convenzione di Vienna, che regolano i rapporti tra Stati e Organizzazioni internazionali in materia di Trattati, redatto a maggio del 1969. Nello specifico la Convenzione ha inteso regolamentare i ‘rapporti internazionali consuetudinari, non scritti, in riferimento ai trattati tra le Nazioni’. La Convenzione stabilisce regole chiare e procedure proprio sul modo in cui i trattati stessi sono intesi, redatti e interpretati, definendo nel contempo il Trattato Internazionale: ‘Un accordo scritto e concordati tra paesi che si sono impegnati nella tutela del diritto internazionale, il quale disciplina il loro consenso alla creazione o all’alterazione o cessazione dei loro impegni e diritti, come specificamente sancito dal Trattato’.

Purtroppo gli accordi negli ultimi anni in particolare, sono stati non di rado disattesi, per non dire ignorati, mentre proprio l’Art. 26 della Convenzione mira a garantire la stabilità e la cooperazione nelle relazioni tra Stati. Sono i fatti, e basterebbe riflettere alle continue violazioni del diritto internazionale di alcuni Stati ‘gendarmi’, che non perdono tempo a dirimere controversie oltre i loro confini con il dialogo, minacciare e aggredire sono i diritti esclusivi del loro potere.

Un piccolo Stato come Israele, intanto, sta tenendo sotto scacco l’intero pianeta, le conseguenze degli abusi quotidiani, approvati perfino in Parlamento con leggi ad hoc, sono la tragica e violenta realtà che riguarda Gaza, ma anche la Cisgiordania. Il diritto internazionale per i leader di questo paese non è mai esistito. Non ha mai rispettato una sola Risoluzione dell’Onu, e tutto questo, con l’alibi del ‘popolo eletto’ che deve elevarsi al di sopra di tutti senza alcuna spiegazione.

Le misure a difesa del proprio arbitrio sono a dir poco inquietanti, e se poi la gente osa definire un simile modus operandi delirio di onnipotenza, è sempre pronta l’alzata di scudi del supposto ‘antisemitismo’, anche se, per inciso, Israele, secondo indicazioni storiche, non sarebbe propriamente un popolo semita, ma un flusso di persone di cultura europea, ormai di stirpe non più identificabile nel popolo ebreo delle origini. Gli ebrei semiti restano una piccola percentuale, e sono quelli che prima della costituzione dello Stato di Israele, vivevano già in Medio Oriente o provenivano dall’Africa Orientale.

Le Nazioni Unite hanno tante porte non a prova di scasso, dove negli ultimi anni si è tradito ignorando i principi cardine di questa fondamentale Organizzazione. Si sta a ragione alzando la voce sul diritto di veto che i cinque membri permanenti del Consiglio esercitano in situazioni peraltro di grande emergenza per il rischio di un’escalation dei conflitti in atto, e un inasprimento delle delicate relazioni tra diverse Nazioni facenti parte dell’Onu. Un esempio concreto è la questione palestinese, il diritto sacrosanto alla sua libera autodeterminazione, interdetto a questo popolo, che vive da quasi un secolo una tragedia ormai non più definibile sul piano umano. Ogni volta che è stata presentata l’istanza alle Nazioni Unite, con proposta di Risoluzione sul riconoscimento dello Stato di Palestina, gli Usa, in qualità di membro permanente del Consiglio di Sicurezza, ha brandito il veto, quale arma per continuare a condannare un popolo a vivere senza sovranità. Uno Stato ‘de facto’, comunque a riconoscimento limitato.

A settembre del 2025, nel corso di un’Assemblea generale dell’Onu, 157 Paesi membri hanno riconosciuto lo Stato di Palestina (circa l’80% dei membri). La Palestina resta tuttavia uno Stato Osservatore, e fino a quando tutti i membri permanenti non le riconosceranno il ruolo di Stato membro, i delegati potranno solo partecipare alle sedute dell’Assemblea Generale, con poteri limitati. Nel corso delle Assemblee svoltesi finora sulla questione, oltre ai 157 membri favorevoli, ci sono stati 9 Paesi contrari, tra i quali ovviamente gli Usa, e 19 astenuti, tra i quali l’Italia.

Sempre a settembre 2025, l’Assemblea Generale dell’Onu ha adottato una risoluzione a favore di uno Stato di Palestina, che tenga conto della soluzione a due Stati, definita la ‘New York Declaration’.

Certo si è fatto un passo avanti, ma nel contempo si sono fatti ancora dieci passi indietro, dato che la condizione umana, civile, sociale ed economica di questo popolo continua a sprofondare in un abisso di abusi e prevaricazione. Il Parlamento israeliano ha intanto approvato l’acquisizione di nuovi territori sottratti con inaudita violenza in Cisgiordania. L’obiettivo, che nemmeno si tenta di celare con qualche alibi, è quello di impossessarsi in modo violento e illegittimo dell’intero territorio, obbligando pertanto due milioni di palestinesi ad abbandonare definitivamente i loro legittimi possedimenti.

Dal Rapporto Annuale di Amnesty International :

Negato, calpestato, dopo decenni di pace qualcuno ha deciso, a livello globale, che Il Diritto internazionale è anche superato, e quindi va ignorato. Eppure continua ad essere la base giuridica essenziale per stabilire corrette relazioni tra Paesi. Il mondo lo aveva capito a proprie spese all’indomani delle due guerre mondiali. Ora il “liberi tutti” generale è la logica del più forte, voluta da potenze come gli Stati Uniti, che stanno portando indietro l’orologio del diritto di secoli.

Servirebbe una nuova alleanza tra i Paesi che vogliono tornare nell’abbraccio del diritto internazionale e delle regole comuni, basate su diplomazia e multilateralismo.”

Infine qui di seguito un cenno sul Rapporto della Commissione indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati e Israele:

“Il 16 settembre 2025, la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sul Territorio palestinese occupato, compresa Gerusalemme Est, ha pubblicato il rapporto  contenente l’Analisi giuridica della condotta di Israele a Gaza, ai sensi della Convenzione per la prevenzione e la punizione del reato di genocidio (A/HRC/60/CRP.3).

La Commissione, istituita il 27 maggio 2021 dal Consiglio per i diritti umani al fine di indagare violazioni di diritto umanitario e abusi sui diritti umani, ha concluso che “lo Stato di Israele è responsabile per non aver impedito il genocidio, per aver commesso genocidio e per non aver punito il genocidio contro i palestinesi nella Striscia di Gaza” (§255).

Il rapporto, basato sulle indagini precedenti della Commissione, giunge a tale conclusione sulla base di un esame approfondito dell’elemento oggettivo (actus reus) e dell’elemento soggettivo (mens rea) che caratterizzano la condotta di Israele.

Sulla base di prove pienamente conclusive, la Commissione ritiene che le dichiarazioni rese dalle autorità israeliane costituiscano una prova diretta dell’intenzione genocida. Inoltre, sulla base di prove indiziarie, la Commissione ritiene che l’intenzione genocida fosse l’unica conclusione ragionevole che si potesse trarre dal comportamento delle autorità israeliane. La Commissione conclude pertanto che le autorità israeliane e le forze di sicurezza israeliane hanno l’intenzione genocida di distruggere, in tutto o in parte, i palestinesi nella Striscia di Gaza.” (§220).”

Sono solo cenni esplicativi dello stato in cui agisce il Diritto Internazionale, diventato un tiro al bersaglio fin troppo vulnerabile. Le violazioni sulle norme che lo regolano sono così gravi da portare gli esperti a non essere ottimisti sul recupero della sua integrità (non a breve termine), e il rispetto dell’indispensabile autorevolezza delle Istituzioni, che rappresentano la sola garanzia di tutela di cui oggi, più che mai, la società umana, a livello globale, ha bisogno per difendere la Pace.
Virginia Murru
Lunedì 4 maggio 2026 – Anno XX